
Nuovi antibiotici contro i superbatteri: perché la ricerca è una corsa contro il tempo

(Magnific)
Immaginiamo un'infezione urinaria, una polmonite o una ferita infetta. Il medico prescrive un antibiotico, ma il trattamento non funziona. Forse il batterio responsabile è diventato resistente.
È il fenomeno dell'antibiotico-resistenza, una minaccia crescente per la medicina moderna. Gli antibiotici hanno trasformato infezioni un tempo mortali in malattie curabili, rendendo possibili anche interventi chirurgici complessi, trapianti e trattamenti oncologici. Oggi, però, alcuni batteri hanno sviluppato meccanismi capaci di neutralizzare questi medicinali.
Non è il nostro corpo a diventare resistente agli antibiotici, ma sono i batteri a sviluppare la capacità di sopravvivere alla loro azione.
OMS: un'infezione batterica su sei presenta resistenza
Secondo il rapporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) pubblicato nell'ottobre 2025, circa un'infezione batterica su sei, confermata in laboratorio, tra quelle considerate dalla sorveglianza internazionale, ha dimostrato di essere resistente agli antibiotici monitorati.

Infografica generata con AI. Elaborazione originale su contenuti SAE Salute
Come sottolinea Robert Nisticò, presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), l’antibiotico-resistenza è una vera «pandemia silente» che, senza interventi tempestivi, potrebbe diventare entro il 2050 «la prima causa di morte nel mondo». Un rischio che impone risposte coordinate e concrete: dall'uso appropriato degli antibiotici alla prevenzione delle infezioni, fino agli investimenti nella ricerca di nuovi farmaci capaci di contrastare i batteri resistenti.
Nuovi antibiotici: la ricerca avanza, ma non è sufficiente
La soluzione potrebbe essere sviluppare nuovi farmaci, ma non è così semplice, in quanto la ricerca sui nuovi antibiotici è lunga, complessa e costosa. Secondo l'OMS, nel 2025 erano 90 i farmaci entrati nello in sviluppo clinico, ma soltanto 15 sono stati classificati come innovativi e appena cinque potenzialmente attivi contro almeno uno dei batteri considerati una priorità critica.
La ricerca sta inoltre esplorando approcci differenti dagli antibiotici tradizionali. Una scoperta interessante è arrivata nel 2025 dall'Università di Warwick e di Monash: studiando un antibiotico conosciuto da decenni, i ricercatori hanno identificato una sostanza intermedia con un'attività antibatterica in laboratorio superiore a quella del composto originale. Una prospettiva promettente, ma non ancora una cura: prima dell'impiego nei pazienti saranno necessari ulteriori studi di efficacia e sicurezza.
Nel marzo 2026 l'OMS ha inoltre definito nuove priorità per indirizzare la ricerca verso antibiotici capaci di contrastare infezioni gravi da batteri multiresistenti e meningiti batteriche resistenti.
L'antibiotico giusto, al momento giusto
Scoprire nuovi medicinali non basta, è fondamentale preservare l'efficacia degli antibiotici già disponibili, utilizzandoli soltanto quando servono e scegliendo quelli più appropriati. È questo il principio su cui si basa l'antimicrobial stewardship: prescrivere il farmaco corretto, alla dose necessaria e per una durata adeguata, rivalutando la terapia in base ai risultati degli esami.
Un ruolo crescente oggi è svolto dai test di diagnosi rapida, che possono aiutare a identificare il batterio responsabile e alcune forme di resistenza, permettendo di orientare meglio la cura.
In Italia, secondo il Rapporto AIFA rimane elevato l'utilizzo di antibiotici ad ampio spettro, capaci di agire su numerose specie batteriche, antibiotici non sempre necessari e sottolinea come la prevenzione coinvolga anche i cittadini: “Gli antibiotici non curano influenza e raffreddore causati da virus” e non devono essere assunti senza prescrizione medica né conservati per future automedicazioni.
L’antibiotico-resistenza minaccia l’efficacia di cure fondamentali. La ricerca di nuovi antibiotici, le diagnosi rapide e l’uso appropriato dei farmaci sono strumenti indispensabili per contrastare i batteri resistenti. Una sfida che richiede un approccio One Health, capace di integrare salute umana, animale e ambientale. Perché proteggere l’efficacia degli antibiotici oggi significa salvaguardare le cure di domani.

Infografica generata con AI. Elaborazione originale su contenuti SAE Salute
Una sfida che riguarda tutti
L'antibiotico-resistenza non interessa soltanto gli ospedali. I batteri resistenti possono circolare tra persone, animali e ambiente, rendendo indispensabile un approccio One Health, che considera queste dimensioni strettamente collegate. Già nel 1945, durante la sua Lettura al Premio Nobel, Alexander Fleming, scopritore della penicillina, aveva messo in guardia dal rischio di favorire batteri resistenti attraverso un uso inadeguato degli antibiotici. Ottant'anni dopo, quella lezione è ancora attuale.
La sfida di oggi è non soltanto studiare nuovi antibiotici, ma evitare che anche quelli ancora oggi efficaci, o nuovi domani, diventino inefficaci.
Per riuscirci servono ricerca, diagnosi tempestive, prevenzione e prescrizioni appropriate. Perché proteggere l'efficacia degli antibiotici significa proteggere la possibilità di curare le infezioni, oggi e in futuro.
Bibliografia
WHO, Global antibiotic resistance surveillance report 2025
WHO, Analysis of antibacterial agents in clinical and preclinical development, 2025
WHO, Target product profiles for new antibacterial agents, 2026
ISS, Sorveglianza dell'antibiotico-resistenza AR-ISS, dati 2024
AIFA, L'uso degli antibiotici in Italia, Rapporto Nazionale 2024, 2026
Fleming A, Penicillin The Nobel Lecture, 1945
Robert Nisticò, Dossier AIFA sull'antibiotico-resistenza, 2025






