
Salute e natura: cosa è scienza e cosa è suggestione?

(Magnific)
“Naturale” è una parola che spesso rassicura, ma in realtà non significa automaticamente “sicuro”, né “efficace”. Vediamo cosa è dimostrato e cosa no.
“Se è naturale, non può fare male”
Falso. Erbe e piante officinali contengono sostanze biologicamente attive, con una propria attività farmacologica e tossicologica. Possono interagire con i farmaci, potenziandone o riducendone l’effetto. L’iperico, ad esempio, attiva alcuni enzimi del fegato e porta l’organismo a eliminare più rapidamente certi farmaci, riducendone l’efficacia. Oppure, se associato a farmici serotoninergici, può aumentare il rischio di effetti collaterali.
Al contrario, “se è sintetico, fa male”
Naturale e sintetico sono entrambi “chimica”: a rendere una sostanza innocua o pericolosa è soprattutto la dose, non l’origine. In natura esistono sostanze molto tossiche, come le aflatossine, prodotte da muffe che possono contaminare cereali e frutta secca e sono classificate come cancerogene per l’uomo. E infatti l’UE fissa limiti massimi e controlli anche per le tossine naturali contenute negli alimenti. Al contempo, vengono sintetizzate in laboratorio numerose sostanze utili all’essere umano. Il paracetamolo, farmaco di sintesi tra i più usati, è sicuro ed efficace se assunto alle dosi indicate, mentre se assunto in quantità eccessive può danneggiare il fegato.
“I rimedi naturali possono sostituire le cure”
Tisane, integratori ed erbe non sono farmaci e non servono a curare le malattie, seppure alcuni possono risultare utili per alleviare alcuni sintomi. Ma affidarsi esclusivamente a questi prodotti è un rischio, in quanto può ritardare una diagnosi o l’inizio di una terapia efficace. Questo vale anche per i cosiddetti “antibiotici naturali”: aglio o miele di Manuka mostrano attività antibatterica in laboratorio, ma questo non equivale a un’efficacia dimostrata sulle infezioni nell’uomo. Anche la penicillina, un antibiotico molto utilizzato in clinica, è di origine naturale (deriva da una muffa): a renderla un farmaco sono la dose e la sperimentazione clinica. Rimandare l’assunzione dell’antibiotico prescritto può far peggiorerà un’infezione batterica.
L’effetto placebo
Sentirsi meglio dopo un rimedio non dimostra che questo funzioni: molti disturbi passano da soli o vanno e vengono, e l’aspettativa di guarire può di per sé alleviare, in modo modesto e variabile, alcuni sintomi riferiti dal paziente, come dolore e stanchezza (effetto placebo). Per questo l’efficacia dei farmaci viene valuta con studi controllati, che tengono conto anche dell’effetto placebo. Nel caso dell’omeopatia, i cui preparati sono spesso diluiti al punto da non contenere più la sostanza di partenza, la revisione del 2015 dell’ente australiano NHMRC non ha trovato condizioni per cui esistano prove attendibili di efficacia. Il rischio concreto è quello di rinunciare o ritardare cure che funzionano.
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