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Oncologia

Tumori, sempre meno morti in Europa. Ma in Italia le nuove cure arrivano dopo 15 mesi

Dal 1988 evitati 7,3 milioni di decessi, ma l’accesso ai farmaci innovativi resta una corsa a ostacoli. E le politiche di Trump sui prezzi dei medicinali rischiano di peggiorare la situazione. L’allarme degli oncologi italiani all’apertura del congresso ESMO di Madrid

Maria Rita Montebelli

Madrid, il congresso dell'ESMO, Società Europea di Oncologia Medica (@Copyright SAE Salute)

Madrid, il congresso dell'ESMO, Società Europea di Oncologia Medica (@Copyright SAE Salute)

Il tumore continua a fare paura, ma oggi uccide meno. In Europa, dal 1988, sono stati evitati circa 7,3 milioni di decessi oncologici, grazie ai progressi della prevenzione, della diagnosi precoce e delle terapie. E la tendenza favorevole non accenna a fermarsi: nel 2026 si stimano 1,23 milioni di morti per tumore, con una riduzione dei tassi di mortalità del 7,8% negli uomini e del 5,9% nelle donne rispetto al periodo 2020-2022. Il risultato più eclatante riguarda il tumore del polmone negli uomini, con un calo del 22,5%, legato soprattutto alla diminuzione del numero di fumatori.

Sono alcuni dei dati presentati dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) al congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO), a Madrid. Numeri che raccontano una rivoluzione silenziosa: di cancro ci si ammala ancora molto, ma sempre più spesso si sopravvive a lungo e si guarisce. In Europa si registrano 2,7 milioni di nuove diagnosi all’anno, cinque ogni minuto, e sono ormai 23,7 milioni le persone che vivono dopo aver ricevuto una diagnosi oncologica.

Ma c’è un problema. Mentre la ricerca mette a disposizione farmaci sempre più efficaci, i pazienti devono aspettare mesi, talvolta anni, prima di potervi accedere. In Europa, in media, è disponibile soltanto il 51% dei nuovi medicinali approvati dall’EMA e occorrono 655 giorni per ottenerli. L’Italia fa meglio, garantendo l’accesso all’89% delle nuove terapie oncologiche, seconda soltanto alla Germania. Ma per arrivare ai pazienti, le cure innovative impiegano in media 470 giorni, circa 15 mesi. E rispetto allo scorso anno l’attesa si è addirittura allungata.

“In Italia restano criticità legate alle procedure burocratiche e amministrative - denuncia Massimo Di Maio, presidente AIOM. Dopo il via libera dell’AIFA, infatti, intervengono ulteriori passaggi regionali e ospedalieri che ritardano la disponibilità dei medicinali. La richiesta degli oncologi è chiara: rendere le nuove cure immediatamente accessibili dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell’autorizzazione alla rimborsabilità”.

E a complicare ulteriormente lo scenario potrebbe mettercisi la politica americana del “Most Favored Nation”, voluta dall’amministrazione Trump per agganciare i prezzi dei farmaci negli Stati Uniti a quelli più bassi praticati in altri Paesi. “Il rischio - avverte Di Maio - è che le aziende farmaceutiche decidano di ritardare il lancio dei medicinali innovativi in Europa, Italia compresa, per evitare che prezzi inferiori influenzino i ricavi sul mercato americano. E questo potrebbe gravare ulteriormente sull’accesso alle nuove terapie.

“L’Italia otre ad avere un eccellente Servizio Sanitario Nazionale, vanta una ricerca clinica competitiva e un patrimonio unico di dati real world, anche grazie ai registri di monitoraggio AIFA – ricorda Rossana Berardi, Presidente eletto AIOM –. Sono risorse da valorizzare per attrarre ricerca, sperimentazioni e investimenti nel nostro Paese. Sostenere l’oncologia italiana significa anche riuscire a produrre qui l’innovazione e le evidenze che guideranno le cure di domani”.

Nel frattempo, l’oncologia sta cambiando radicalmente. In Europa, tra il 2014 e il 2023, la spesa per i farmaci antitumorali è passata da 24,9 a 64,3 miliardi di euro. Ed è cambiato soprattutto il tipo di medicinali utilizzati: la chemioterapia tradizionale rappresenta ormai soltanto il 6% della spesa, contro il 22% di dieci anni prima, mentre avanzano immunoterapia e farmaci a bersaglio molecolare.

“Questi cambiamenti riflettono il crescente impatto dell’oncologia di precisione, che permette di selezionare la cura adatta per il singolo paziente - spiega Giuseppe Curigliano, presidente eletto ESMO -. Una rivoluzione resa possibile anche dai test molecolari e dall’identificazione dei biomarcatori tumorali, che consentono di scegliere trattamenti sempre più personalizzati”.

A cambiare è anche la narrativa dei benefici delle cure che non si misurano più solo in anni di vita guadagnati. In Europa, tra il 1995 e il 2023, i costi indiretti del cancro, legati soprattutto alla perdita di produttività, sono diminuiti del 16%, passando da 97 a 82 miliardi di euro. Segno questo che sempre più persone riescono a tornare al lavoro e alla propria vita dopo la malattia.

In Italia sono 4 milioni le persone che vivono dopo una diagnosi oncologica. La sopravvivenza media da un tumore a cinque anni raggiunge il 63% nelle donne e il 54% negli uomini e almeno un paziente su quattro può essere considerato guarito, avendo recuperato un’aspettativa di vita paragonabile a quella della popolazione generale.

La vera sfida per il futuro non sarà solo quella di sviluppare farmaci sempre migliori, ma di fare in modo che arrivino rapidamente a chi ne ha bisogno. L’innovazione può salvare la vita. Ma solo se arriva in tempo ai pazienti.