
Shock anafilattico: arriva in Italia lo spray nasale di adrenalina
Patella (Siaaic): "Oggi per la paura dell'ago solo il 7% degli adulti e il 21% dei bambini riceve il farmaco in tempo". Ecco quando sarà disponibile e chi lo potrà usare

(Magnific)
Sessanta persone muoiono ogni anno in Italia per shock anafilattico dovuto a una puntura d’insetto, a un farmaco o a un pasto contaminato, e 10mila sono in tutto i casi di questa gravissima reazione allergica. Per fronteggiarla, il salvavita è l’adrenalina, che va iniettata tempestivamente con un autoinietto. Molti pazienti, però, rifiutano di farsi l’iniezione, per paura dell’ago o per l’ansia dovuta a dover eseguire un’iniezione in un momento di panico.
Dalla ricerca arriva però una buona notizia: da oggi è disponibile anche in Italia il primo spray nasale di adrenalina, una soluzione smart che si affianca all’iniezione intramuscolare ed è rivolta a chi ha paura dell’ago.
Approvato nel 2024 dalla Food and Drug Administration (Fda) e dall’Agenzia Europea del Farmaco (Ema), lo spray nasale ha ottenuto il via libera dell’AIFA ed è ora disponibile anche nel nostro Paese.
La notizia arriva dal 38º congresso nazionale della Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica (Siaaic), in corso a Salerno. Una novità per la gestione e il trattamento tempestivo dell’anafilassi, la forma più grave di reazione allergica che, se non riconosciuta e trattata, può rivelarsi fatale.
“Le allergie sono il disturbo cronico più diffuso in Europa, con stime che parlano di circa 150 milioni di europei colpiti da qualche forma allergica”, spiega Vincenzo Patella, presidente della Siaaic e direttore Uoc Medicina Interna dell’Azienda Sanitaria di Salerno. “Tra questi – prosegue Patella – circa il 20% delle persone che soffrono di gravi condizioni allergiche vive ogni giorno nella paura di uno shock anafilattico o di morire a causa di una reazione incontrollata”.
Alla base del problema vi sono le “reazioni allergiche generalizzate che si manifestano all’improvviso e che possono portare a morte se non prontamente trattate”, spiega Mario Di Gioacchino, Past-Presidente SIAAIC - Senior Consultant at Synergo - Institute of Clinical Immunotherapy and Advanced Biological Treatments di Pescara. “Spesso scatenate da allergeni come alimenti, punture di insetti o farmaci – aggiunge – i sintomi includono difficoltà respiratoria e calo della pressione sanguigna. In corso di anafilassi si liberano infatti nell’organismo grandi quantità di istamina e altre sostanze che provocano in modo improvviso e repentino la dilatazione dei vasi sanguigni, con possibile conseguente abbassamento della pressione arteriosa e possibile perdita di coscienza”.
“Il trattamento standard di una reazione anafilattica è la pronta somministrazione di epinefrina (adrenalina). Questo farmaco – spiega Di Gioacchino – è essenziale per contrastare la rapida caduta della pressione sanguigna e i sintomi a carico delle vie aeree (compreso il broncospasmo), e agisce legandosi a uno specifico tipo di recettori, noti come recettori adrenergici, riducendo così la vasodilatazione e la permeabilità dei vasi sanguigni dovuti all’istamina rilasciata durante la risposta a un allergene. Per questo il trattamento tempestivo, che finora si basava sull’uso degli autoiniettori, porta a un migliore flusso sanguigno e a una migliore respirazione”.
“Nonostante l’adrenalina intramuscolare sia riconosciuta come trattamento di prima scelta per l’anafilassi, la realtà clinica mostra che tra il 25% e il 60% dei pazienti rifiuta di iniettarsi la molecola e che, nei casi in cui ciò avviene, la somministrazione viene eseguita in ritardo. I dati dimostrano che i pazienti o chi li assiste attendono anche fino a nove minuti prima di effettuare l’iniezione, un tempo che può risultare critico in una condizione di emergenza in cui la tempestività rappresenta un fattore determinante per l’esito clinico”, dice Patella. “L’obiettivo dello spray è invertire questo trend, tenuto conto che solo il 7% degli adulti e il 21% dei bambini riceve l’adrenalina in tempo”.
Ma quali sono le ragioni di questo ritardo? “Uno dei principali ostacoli è rappresentato dalle barriere psicologiche. La paura dell’ago e l’ansia legata al dover eseguire un’iniezione in un momento di panico costituiscono un deterrente significativo, e a queste si aggiunge, soprattutto tra i più giovani, la vergogna di doversi iniettare davanti agli altri, e spesso l’insicurezza su come utilizzare correttamente il dispositivo, nonostante venga spiegato ai pazienti cosa fare in caso di necessità. Ciò fa sì che, tra il 20% e il 70% degli allergici, si somministri il farmaco salvavita in modo errato. Infine, alcuni studi hanno dimostrato come, addirittura, tra il 24% e il 50% dei pazienti non acquisti l’iniettore o, una volta scaduto, non provveda a sostituirlo. Il 50% degli individui invece non porta sempre con sé l’adrenalina”, sottolinea Di Gioacchino.
Lo spray nasale di adrenalina “sulla base dei risultati clinici ottenuti, costituisce un’alternativa valida ed efficace per l’erogazione in emergenza dell’adrenalina. A partire dalla durata di conservazione che risulta essere di 30 mesi, senza necessità di condizioni ambientali particolari, a differenza di quella dell’autoiniettore che va cambiato dopo 18 mesi dalla produzione. Tempi che spesso si riducono a un solo anno di validità dall’acquisto poiché, generalmente, la catena commerciale impiega 6 mesi per far arrivare l’iniettore sugli scaffali delle farmacie”, puntualizza Patella.
Nonostante le evidenze scientifiche positive, gli specialisti sottolineano che sarà necessario valutare sul campo a quale paziente sarà più o meno corretto indicare questa modalità di somministrazione.
“Ad oggi lo spray è disponibile solo per i soggetti con peso di almeno 30 chilogrammi, escludendo di fatto i bambini più piccoli o i neonati per cui, invece, esistono autoiniettori specifici”, puntualizza Patella.
La formulazione pediatrica, già approvata da Aifa a luglio, “arriverà nel nostro Paese nella prossima primavera. Inoltre, date le caratteristiche del farmaco, sarà da valutare nella pratica clinica quotidiana il profilo di sicurezza in particolari categorie di pazienti come cardiopatici ed anziani”, conclude lo specialista.


