
Ricostruzione mammaria dopo il tumore: come scegliere la tecnica giusta
Non solo protesi ma anche filler e autotrapianto di tessuti: la professoressa Salgarello del Policlinico Gemelli spiega come orientarsi

Marzia Salgarello, professoressa associata di Chirurgia plastica e responsabile del reparto di Chirurgia plastica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli
Dopo una mastectomia, oggi la ricostruzione può essere eseguita nella stessa seduta operatoria e viene offerta dal Sistema Sanitario Nazionale. Ma quale tecnica scegliere? Protesi o tessuti propri? E che ruolo ha il lipofilling?
Ne abbiamo parlato con la dottoressa Marzia Salgarello, professoressa associata di Chirurgia plastica e responsabile del reparto di Chirurgia plastica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli, a margine del congresso nazionale della Società Italiana di Chirurgia Plastica, tenutosi a Bari dal 23 al 26 settembre 2026.
Professoressa Salgarello, ad oggi, quando si parla di ricostruzione mammaria, qual è davvero la scelta che conta per la paziente?
“È importante che la paziente sappia che, in seguito alla mastectomia, può fare la ricostruzione immediata, nella stessa sala operatoria e subito dopo l’intervento demolitivo. Questa possibilità viene offerta dal Sistema Sanitario Nazionale a tutte le donne. Per poterlo fare, la paziente si deve rivolgere alle unità in cui è prevista la presenza del chirurgo plastico. Lì ogni paziente viene valutata sia dal chirurgo oncologo che dal chirurgo plastico, che discutono l’opportunità e descrivono le varie tecniche. Al congresso si è parlato molto di ricostruzione immediata e delle diverse metodiche.”
Come si fa? La protesi viene collocata davanti o dietro il muscolo?
“Oggi la collochiamo più spesso davanti al muscolo, perché garantisce una ricostruzione naturale. C’è però un’altra possibilità: utilizzare i propri tessuti, soprattutto quelli addominali, in una sorta di autotrapianto. I tessuti vengono collegati con la microchirurgia ai vasi della mammella, e si ottiene una ricostruzione immediata. È una soluzione particolarmente indicata quando le pazienti hanno fatto radioterapia e presentano danni da radiazioni. Le modalità sono tante, e i chirurghi sono ben felici di offrire la ricostruzione come ultimo passo del percorso di cura del tumore al seno.”
Poiché non esiste una ricostruzione mammaria uguale per tutti, quali fattori guidano oggi la scelta della tecnica più appropriata?
“Le donne sono tutte diverse, così come le mammelle. Per una paziente giovane che deve fare una mastectomia bilaterale, la scelta migliore è sicuramente la protesi. Ad una paziente con un seno più grande un tempo offrivamo l’autotrapianto di tessuti: ad esempio il tessuto della pancia vene modellato come una “autoprotesi” e collegata con la microchirurgia. È una ricostruzione molto efficace, molto bella e duratura, ma richiede tempi più lunghi, e per questo la maggior parte delle pazienti non può averla. Oggi offriamo quindi la ricostruzione con la protesi davanti al muscolo. È più naturale, più semplice, più rapida e adatta anche ai seni grandi e ptosici. Quando la ricostruzione riguarda solo un lato, l’altra mammella fa da riferimento: la protesi viene posizionata per imitarne la forma. Bisogna parlare bene con la paziente e capire che risultato desidera: mantenere la forma della mammella controlaterale o, se l’intervento è bilaterale, la forma che aveva prima. Spesso la risposta è sì, anche per non allungare i tempi chirurgici. Le possibilità sono comunque molte, e ogni paziente deve discutere con il proprio chirurgo quale sia la migliore per lei.”
Il lipofilling è diventato uno strumento importante nella ricostruzione. Qual è oggi il suo ruolo e quali limiti vanno spiegati alla paziente?
“Il lipofilling è il complemento della maggior parte delle nostre ricostruzioni. Quelle con le protesi, soprattutto, possono presentare piccole ondulazioni, che si correggono prelevando tessuto adiposo con una mini-liposuzione da altre zone del corpo e reinserendolo dove serve. In pratica si riveste la protesi con un sottile strato di cellule. Lo facciamo sulle protesi, ma anche sulle ricostruzioni con tessuti propri se c’è uno spazio da riempire. Il lipofilling è sicuro: è una metodica ormai consolidata, entrata tra le nostre armi terapeutiche da una ventina di anni. Se ne è parlato molto al Congresso oggi a Bari ed è uno strumento prezioso. Va eseguito bene, in modo da lasciare pochi residui visibili agli esami radiologici. Serve a smussare i contorni della mammella.”
Quali sono le domande più importanti che una donna dovrebbe fare al chirurgo plastico prima di una ricostruzione?
“Prima delle domande, la donna deve esprimere se stessa: dire cosa desidera, e se il seno attuale le piace o vuole cambiarlo. Oggi con le tecniche a disposizione possiamo imitare la mammella dell’altro lato, ma se la paziente non è soddisfatta del suo seno possiamo anche aiutarla ad averne uno migliore. Poi deve sapere con quai tecniche si può ricostruire: protesi, e se davanti o dietro il muscolo, o utilizzare i propri tessuti. E la tecnica va spiegata. Infine, bisogna parlare della durata nel tempo. Alcune ricostruzioni, come quelle sotto il muscolo, sono belle all’inizio ma non durano. Quelle con la protesi davanti al muscolo sono pensate per durare di più. Ma quella che dura di più in assoluto è la ricostruzione con i propri tessuti."






