
Glioblastoma, il tumore cerebrale più aggressivo
La patologia resa pubblica da Alessandro Di Battista riporta l’attenzione su neoplasie complesse. Il punto sulle cure, dal caschetto di elettrodi al problema delle recidive

(Magnific)
La notizia ha riportato improvvisamente i tumori cerebrali al centro dell’attenzione. Alessandro Di Battista ha raccontato pubblicamente di essersi sentito male a Cuba, dove gli è stato diagnosticato un tumore cerebrale associato a edema. Dopo la terapia per ridurre l’edema è stato sottoposto a intervento chirurgico, con asportazione, secondo le sue parole, di quasi tutta la massa tumorale.
Una precisazione è però necessaria: nelle informazioni pubblicamente disponibili non è stato comunicato il tipo istologico del tumore. Non è quindi corretto affermare che abbia un glioblastoma. Anche l’approfondimento pubblicato in queste ore parte dal suo caso per parlare più in generale dei tumori cerebrali e cita il glioblastoma come la forma maligna più frequente nell’adulto, senza attribuire questa diagnosi all’ex parlamentare.
Il suo caso può tuttavia diventare l’occasione per conoscere meglio proprio il glioblastoma, uno dei tumori sui quali la ricerca neuro-oncologica sta concentrando maggiormente gli sforzi.
Che cos’è il glioblastoma
Il termine “glioblastoma multiforme”, ancora molto utilizzato, appartiene soprattutto alla classificazione storica. Oggi la definizione diagnostica è molto più precisa e integra ciò che il patologo vede al microscopio con le caratteristiche molecolari del tumore.
Nell’adulto la forma tipica viene oggi definita da una sigla complessa glioblastoma, IDH-wildtype, CNS WHO grade 4. La presenza o assenza di determinate alterazioni molecolari non rappresenta un dettaglio accademico: contribuisce a definire meglio diagnosi, prognosi e possibili strategie terapeutiche.
Il glioblastoma è particolarmente difficile da trattare perché non cresce soltanto come una massa ben delimitata. Alcune cellule tumorali possono infiltrarsi nel tessuto cerebrale circostante, anche oltre ciò che è visibile durante l’intervento o alla risonanza magnetica. Un lavoro scientifico pubblicato nel 2026 ha mostrato come le cellule che si allontanano dal tumore modifichino profondamente il proprio assetto molecolare mentre invadono il cervello.
È anche una delle ragioni per cui una resezione chirurgica macroscopicamente completa non equivale necessariamente all’eliminazione di tutte le cellule tumorali.
Quanti casi ci sono in Italia
I tumori primitivi del sistema nervoso centrale sono relativamente rari. Per il 2025 sono stati stimati in Italia circa 5.730 nuovi casi, 3.240 negli uomini e 2.490 nelle donne.
Non tutti sono glioblastomi.
Per il glioblastoma l’incidenza viene stimata intorno a 3-4 nuovi casi ogni 100.000 abitanti all’anno. L’età media alla diagnosi è intorno ai 65 anni e l’incidenza aumenta nelle fasce di età più avanzate.
La prognosi rimane severa: con il trattamento standard la sopravvivenza mediana è intorno ai 15 mesi e la sopravvivenza a cinque anni si colloca attorno al 5%. Sono però numeri di popolazione, non una previsione per il singolo paziente: età, condizioni generali, sede e possibilità di resezione, profilo molecolare e risposta ai trattamenti possono modificare sensibilmente il percorso individuale.
Mal di testa e nausea significano tumore cerebrale? No
Cefalea e nausea sono sintomi estremamente comuni e nella grande maggioranza dei casi non sono provocati da un tumore cerebrale.
Nei tumori del sistema nervoso centrale i sintomi dipendono soprattutto da sede, dimensioni della lesione ed eventuale edema. Possono comparire cefalea persistente con caratteristiche nuove, nausea e vomito, crisi epilettiche, difficoltà nel parlare, disturbi visivi, alterazioni dell’equilibrio, perdita di forza o sensibilità, difficoltà nella coordinazione oppure cambiamenti cognitivi e comportamentali.
Non esiste attualmente uno screening di popolazione capace di diagnosticare precocemente il glioblastoma nelle persone senza sintomi.
La diagnosi oggi non finisce con la risonanza
La risonanza magnetica permette di individuare e caratterizzare la lesione, ma la diagnosi definitiva richiede generalmente una analisi sul tessuto tumorale ottenuto attraverso l'intervento o una biopsia.
Oggi quel campione serve a due cose: capire che tumore è e comprenderne la “firma molecolare”.
Tra i parametri più importanti vi sono lo stato IDH e la metilazione del promotore MGMT. Quest’ultima può fornire informazioni sulla probabilità di risposta alla temozolomide, il principale chemioterapico utilizzato nel glioblastoma. Nei centri più avanzati possono essere eseguite analisi molecolari più estese per identificare eventuali bersagli terapeutici o l'eleggibilità a sperimentazioni cliniche.
Come viene curato oggi
Nonostante moltissima ricerca, il pilastro terapeutico per la maggior parte dei pazienti con glioblastoma di nuova diagnosi rimane il cosiddetto approccio multimodale che consiste in chirurgia con resezione massima sicura, seguita da radioterapia e temozolomide concomitante.
“Massimale sicura” è un'espressione fondamentale: l'obiettivo non è rimuovere il tumore a qualsiasi costo, ma asportarne il più possibile preservando linguaggio, movimento e altre funzioni neurologiche essenziali.
In alcuni Paesi viene utilizzata anche una tecnologia chiamata Tumor Treating Fields (TTFields). Si tratta di campi elettrici alternati a bassa intensità, erogati attraverso speciali elettrodi applicati sul cuoio capelluto, con l’obiettivo di interferire con la divisione delle cellule tumorali.
In Italia questa tecnologia è disponibile con il dispositivo portatile e indossabile Optune Gio, indicato per alcuni pazienti adulti con glioblastoma. Il dispositivo consente di proseguire il trattamento nella vita quotidiana, ma non è una terapia adatta a tutti e la sua indicazione deve essere valutata dallo specialista nell’ambito del percorso neuro-oncologico.
Attualmente Optune Gio è inserito nel percorso nazionale di Health Technology Assessment (HTA) di AGENAS, che ne valuta efficacia, sicurezza, impatto organizzativo ed economico in vista di un eventuale utilizzo più ampio nel Servizio sanitario nazionale.
In pratica, l’accesso non è ancora sovrapponibile a quello di un farmaco normalmente rimborsato dal SSN: disponibilità, eleggibilità e modalità di utilizzo dipendono dal singolo caso clinico e dal centro di riferimento.
Il problema della recidiva
È alla recidiva che il glioblastoma diventa ancora più complesso.
Non esiste un'unica terapia valida per tutti. Possono essere considerate, caso per caso, una nuova chirurgia, una nuova irradiazione, terapie farmacologiche oppure, quando possibile, l'ingresso in una sperimentazione clinica.
Quando il glioblastoma ricompare dopo le prime cure, la scelta terapeutica diventa più complessa e deve essere personalizzata. Il volume AIOM I numeri del cancro in Italia 2025 indica tra le possibili opzioni alcuni chemioterapici, come la lomustina, un nuovo utilizzo della temozolomide in pazienti selezionati e il regorafenib. In questa fase è particolarmente importante rivolgersi a un centro di neuro-oncologia specializzato, dove il caso può essere rivalutato da un gruppo multidisciplinare e dove, quando appropriato, può essere presa in considerazione anche la partecipazione a studi clinici con terapie innovative.
Regorafenib: un esempio concreto della Legge 648/96
L'Italia dispone di uno strumento particolarmente importante per alcune terapie non comprese nell'indicazione ordinaria (ovvero quanto riportato nel foglietto illustrativo) del farmaco: la Legge 648/1996.
La legge permette ad AIFA di rendere determinati medicinali disponibili a carico del Servizio Sanitario Nazionale, anche per indicazioni diverse da quelle autorizzate, quando esistono adeguate evidenze scientifiche e vengono rispettate specifiche condizioni. AIFA richiede, in generale, evidenze provenienti almeno da studi conclusi di fase II per i percorsi senza alternativa terapeutica valida.
Nel glioblastoma esiste un caso particolarmente rilevante.
Dal 2019 regorafenib è stato inserito nella lista 648 per il trattamento del glioblastoma multiforme recidivato. La determina AIFA stabilisce criteri precisi: tra questi età adulta, diagnosi istologica, prima recidiva dopo il trattamento adiuvante e condizioni cliniche adeguate. Non è quindi un farmaco disponibile indistintamente per ogni paziente o in qualunque fase della malattia.
La prescrizione deve essere effettuata da specialisti esperti e avviene con piano terapeutico, consenso informato e monitoraggio clinico.
AIFA mantiene inoltre una lista di farmaci oncologici a uso consolidato per indicazioni off-label. Tra questi compare, per esempio, irinotecan per il glioblastoma recidivante dopo il fallimento della terapia con temozolomide.

Infografica generata con AI, elaborazione originale su contenuti SAE Salute
Dove sta andando la ricerca
Il glioblastoma è probabilmente uno degli esempi migliori di quanto sia grande la distanza tra un risultato promettente in laboratorio e una terapia realmente efficace nell'uomo.
Nel 2026 le linee di ricerca più interessanti si muovono contemporaneamente su diversi fronti.
Immunoterapia personalizzata. Vaccini a cellule dendritiche, CAR-T, linfociti infiltranti il tumore, checkpoint inhibitors e virus oncolitici cercano di rendere riconoscibile al sistema immunitario un tumore che tende invece a creare un microambiente fortemente immunosoppressivo. Al momento queste strategie non costituiscono uno standard terapeutico per il glioblastoma, ma sono oggetto di numerosi studi.
Aprire temporaneamente la barriera emato-encefalica. Una delle difficoltà maggiori consiste nel far arrivare quantità efficaci di farmaco nel cervello. Gli ultrasuoni focalizzati vengono studiati per aprire temporaneamente e localmente questa barriera e migliorare il rilascio del farmaco (drug delivery). I dati sono promettenti, ma servono ancora studi clinici più ampi.
Nuove radioterapie. Radioterapia adattiva, ipofrazionamento e, ancora più sperimentalmente, FLASH radiotherapy puntano a mantenere il controllo del tumore riducendo l'esposizione dei tessuti sani.
Terapie di precisione. Nel settembre 2026 è stato annunciato il progetto italiano TEPOV, guidato da Giovanni Marfia dell'Università degli Studi di Milano e finanziato con un ERC Starting Grant. Il progetto studierà AND-C4, un anticorpo monoclonale candidato a colpire una particolare via biologica associata alle forme più aggressive di glioblastoma. È ricerca di frontiera: la Orphan Drug Designation ottenuta dal candidato non equivale a un'autorizzazione all'uso clinico né dimostra ancora efficacia nei pazienti.
Anche studi sulle cellule che si disseminano lontano dal nucleo del tumore stanno identificando nuovi circuiti molecolari potenzialmente attaccabili in futuro. Il lavoro pubblicato su Nature Communications nel 2026 ha individuato, tra gli altri, segnali legati a Hornerin e al recettore AMPA, ma si tratta ancora di ricerca preclinica, non di una nuova terapia disponibile.
Centri di riferimento in Italia: conta soprattutto la neuro-oncologia multidisciplinare
Non esiste una classifica ufficiale dei “migliori ospedali italiani per il glioblastoma”. È più corretto parlare di centri ad alta specializzazione che dispongono contemporaneamente di neurochirurgia oncologica, neuroradiologia, neuropatologia molecolare, radioterapia, neuro-oncologia e accesso agli studi clinici.
Tra le strutture con attività neuro-oncologica e di ricerca documentata figurano la Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano, che dispone di un Dipartimento Funzionale di Neuroncologia, trial anche di fase I e programmi sperimentali di immunoterapia e terapie cellulari; l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, con una Disease Unit di Neuro-Oncologia e sperimentazioni internazionali su terapie mirate, oltre alla qualifica OECI di Comprehensive Cancer Center; Humanitas Research Hospital di Rozzano, dove la Neuro-Oncologia è integrata con studi clinici anche di fase I; l’Istituto Oncologico Veneto IRCCS di Padova, centro protagonista dello sviluppo del regorafenib nel glioblastoma e del programma REGOMA; il Policlinico di Milano, che dispone di un Centro di riferimento per la neurochirurgia oncologica e di un laboratorio di neurochirurgia sperimentale e terapia cellulare; e l’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma, dotato di Neuroncologia, Molecular Tumor Board e sperimentazioni cliniche, tra cui un trial sul sistema SonoCloud-9 per il glioblastoma recidivato.
L'elenco non è esaustivo. Il centro appropriato può cambiare in funzione di prima diagnosi o recidiva, sede anatomica del tumore, caratteristiche molecolari e sperimentazioni disponibili in quel momento.
Quando chiedere una seconda valutazione
Nel glioblastoma una second opinion neuro-oncologica può essere particolarmente utile soprattutto dopo la diagnosi istologica, alla recidiva o quando si vuole verificare l'eleggibilità a uno studio sperimentale.
La domanda da porre al centro non dovrebbe essere semplicemente “avete una cura sperimentale?”, ma:
“Il mio profilo clinico e molecolare mi rende candidato a una terapia diversa dallo standard, a un farmaco accessibile attraverso la 648 o a uno studio clinico attivo?”
È una differenza importante. Nel glioblastoma innovativo non significa necessariamente efficace, e sperimentale non significa automaticamente migliore dello standard.
Il messaggio da portare a casa
Il glioblastoma rimane uno dei tumori più difficili della medicina moderna. Ma non è più una malattia descritta soltanto da ciò che si vede alla risonanza o al microscopio.
Oggi viene studiato attraverso genetica, immunologia, microambiente tumorale, imaging avanzato, modelli cellulari e medicina di precisione. E proprio perché la malattia è complessa, il valore di un centro specializzato non sta in una singola tecnologia o in un singolo farmaco, ma nella capacità di mettere insieme chirurgia, diagnosi molecolare, radioterapia, terapia farmacologica e ricerca clinica.
Nel glioblastoma la ricerca non ha ancora trovato la soluzione definitiva. Ma sta trasformando progressivamente una diagnosi unica in molte domande biologiche diverse — e, potenzialmente, in trattamenti sempre più selezionati per il singolo paziente.
Bibliografia
AIOM, AIRTUM et al. I numeri del cancro in Italia 2025, Sistema Nervoso Centrale.
AIFA. Legge 648/1996, Accesso precoce e uso off-label. Elenco aggiornato settembre 2026.


