
Tumore allo stomaco: il batterio che lo causa e come scovarlo... in un soffio
L'OMS considera l'Helicobacter pylori un agente cancerogeno certo. Si contrae da piccoli ed è presente in metà della popolazione mondiale. Come si previene e come si cura

(Magnific)
Nel 2024 in Italia si sono avute circa 14.100 nuove diagnosi di cancro allo stomaco. La sopravvivenza a cinque anni è intorno al 32%, più alta della media europea (circa 25%), ma ancora bassa se confrontata con quella di altri tumori. Il motivo è semplice: i primi sintomi sono spesso vaghi: un po' di bruciore, digestione lenta, poca fame. E spesso vengono scambiati per disturbi banali. Così la diagnosi arriva tardi. Quando il tumore viene trovato presto, invece, le possibilità di guarigione sono molto più alte.
I fattori di rischio non modificabili, cioè che non possiamo cambiare, sono l'età (il rischio cresce dopo i 50-60 anni), il sesso maschile, la familiarità (cioè avere parenti stretti che hanno avuto il tumore) e rare condizioni ereditarie. Quelli modificabili, cioè sui quali possiamo agire, sono l'infezione da Helicobacter pylori e le nostre abitudini di vita.
L'Helicobacter pylori: il batterio dello stomaco
Si tratta di un batterio che riesce a sopravvivere nell'ambiente acido dello stomaco, dove la maggior parte dei microbi muore. Si calcola che sia presente in circa metà della popolazione mondiale. Di solito si contrae nell'infanzia, in famiglia o in ambienti con condizioni igieniche meno buone, probabilmente attraverso saliva, cibo o acqua contaminati. In Italia l'infezione è meno diffusa tra i giovani di oggi che tra gli anziani, ma resta comune.
La maggior parte delle persone infette non ha alcun sintomo per tutta la vita. In alcune, il batterio causa una gastrite cronica, vale a dire un'infiammazione persistente della mucosa dello stomaco, e, in altre, un'ulcera, cioè una piccola ferita sulla parete dello stomaco o del duodeno, il primo tratto dell'intestino.
Il passaggio dal batterio al tumore non è immediato: richiede molti anni, spesso decenni, e accade solo in una minoranza di persone. Il percorso può essere descritto in modo semplice come una sequenza di tappe: il batterio infiamma la mucosa (gastrite cronica); dopo molti anni la mucosa può assottigliarsi e perdere parte delle sue cellule (gastrite atrofica); le cellule dello stomaco possono trasformarsi in cellule simili a quelle dell'intestino (metaplasia intestinale: "metaplasia" significa che un tipo di cellula ne sostituisce un altro); in alcuni casi compaiono cellule molto alterate (displasia) e, infine, il tumore.
In ogni tappa, il rischio aumenta. Per questo l'Organizzazione Mondiale della Sanità considera l'Helicobacter pylori un agente cancerogeno certo e ritiene che sia coinvolto nella grande maggioranza dei tumori che nascono nella parte bassa e media dello stomaco. Il fumo e la dieta ricca di sale peggiorano il danno causato dal batterio.
Come si cerca e come si cura
Non serve sempre una gastroscopia. Esistono esami non invasivi, cioè che non richiedono di introdurre strumenti nel corpo: il test del respiro (urea breath test): si beve una piccola quantità di liquido e dopo circa mezz'ora si soffia in una provetta. Il batterio, se presente, trasforma una sostanza contenuta nel liquido e lascia una "traccia" nel respiro; la ricerca dell'antigene nelle feci: un esame di laboratorio su un piccolo campione di feci, che trova tracce del batterio (un "antigene" è una sostanza propria del microbo che il test sa riconoscere). La gastroscopia permette anche di prelevare piccoli frammenti di mucosa per cercare il batterio.
La cura consiste in una combinazione di più farmaci per circa due settimane che devono essere assunti esattamente come prescritto, per tutta la durata, anche se ci si sente bene: interromperli prima favorisce le resistenze.
Se dovessero comparire effetti fastidiosi (nausea, sapore metallico, diarrea, feci scure), contattare il medico senza sospendere da soli la terapia. Per verificare che il batterio sia sparito dopo almeno quattro settimane dalla fine della cura si ripete il test del respiro o quello sulle feci. Se il batterio c'è ancora, si fa un secondo ciclo con farmaci diversi.
Mai curarsi da soli e non usare antibiotici avanzati di vecchie terapie: l'uso scorretto crea resistenze che rendono più difficile curare tutti.
Altri fattori di rischio che possiamo cambiare
Chi fuma ha, in media, un rischio di tumore dello stomaco più alto di circa il 50% rispetto a chi non ha mai fumato, e il rischio cresce con il numero di sigarette e di anni di fumo. L'effetto è maggiore quando il fumo si somma all'infezione da Helicobacter pylori.
Il consumo elevato di alcolici è associato a un maggior rischio di tumore dello stomaco, così come di altri tumori dell'apparato digerente. Per i tumori in generale non esiste una quantità di alcol considerata del tutto priva di rischio: meno si beve, meglio è.
Un consumo abituale ed elevato di sale e di cibi conservati sotto sale, salamoie o affumicati (per esempio pesce o carne salati o affumicati, verdure sottaceto) è associato a un rischio maggiore.
L'eccesso di peso è collegato soprattutto ai tumori della parte alta dello stomaco, quella vicina all'esofago, probabilmente anche perché favorisce il reflusso gastroesofageo (la risalita di acido dallo stomaco verso l'esofago). Mantenere un peso adeguato con alimentazione equilibrata e attività fisica regolare aiuta a ridurre il rischio.
Farmaci per lo stomaco: attenzione al "fai da te"
Molte persone assumono per mesi o anni farmaci che riducono l'acido dello stomaco, per bruciore o per proteggersi dagli effetti di altri farmaci. Questi medicinali sono utili quando prescritti per un motivo preciso, ma possono attenuare i sintomi senza risolvere la causa: se il bruciore torna ogni volta che li si sospende, o se serve prenderli a lungo, vale la pena chiedere al medico di cercare l'origine del problema, compresa l'eventuale infezione da Helicobacter pylori. Non vanno però sospesi da soli se sono stati prescritti.
Prevenzione
Oggi si basa su tre strade: conoscere il proprio rischio (familiarità, precedenti di ulcera o gastrite cronica, abitudini); parlare con il medico di famiglia per decidere se cercare l'Helicobacter pylori o fare una gastroscopia; non ignorare i sintomi che persistono (difficoltà a deglutire, vomito ripetuto, perdita di peso non voluta, vomito con sangue o feci nere e catramose (la melena, che indica sangue digerito); anemia (pochi globuli rossi) con stanchezza, pallore e fiato corto, soprattutto per carenza di ferro senza causa chiara; sazietà precoce, cioè sentirsi pieni dopo pochi bocconi, con perdita di appetito.
Segnali meno specifici, da non trascurare se persistenti, sono: dolore o bruciore alla parte alta dell'addome (la "bocca dello stomaco"); digestione molto lenta, gonfiore, nausea, rigurgito frequente; bruciore o dolore che non passa con i farmaci o che ritorna sempre.
Bibliografia
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