
Confindustria Dispositivi Medici: "Per payback conto da 12,5 miliardi in 10 anni"
L'assemblea delle imprese chiede al Parlamento di modificare profondamente la manovra. Faltoni: "Peso insormontabile, a rischio la sopravvivenza delle imprese"

(Magnific)
Il conto del payback per le imprese dei dispositivi medici potrebbe arrivare a 12,5 miliardi di euro nel periodo 2019-2029. Una cifra che, secondo Confindustria Dispositivi Medici, rischia di mettere a repentaglio investimenti, occupazione e capacità produttiva del settore. Tanto più che si tratta di cifre esigibili in tempi brevissimi, dettaglio non secondario per le imprese. Per questo l’associazione chiede al governo di individuare una soluzione strutturale entro il 31 dicembre 2026 e di superare definitivamente il meccanismo.
La richiesta l’ha rilanciata a Roma il presidente Fabio Faltoni, durante l’assemblea pubblica “Il MedTech per la salute e l’economia dell’Italia” che si è svolta il 3 novembre.
I dispositivi medici sono presenti nella vita di ogni persona. Sono, ad esempio, le attrezzature che troviamo quando andiamo dal dentista, gli strumenti che nei laboratori permettono di analizzare il sangue quando facciamo le analisi, le stampelle o le carrozzine, le protesi acustiche, gli strumenti utilizzati nella diagnostica, per non parlare dei dispositivi che vengono applicati ai pazienti, dai pacemaker ai sensori per la glicemia. Sono oltre 4.600 le imprese italiane rappresentate da Confindustria Dispositivi Medici, che occupano oltre 130.500 dipendenti. Il comparto, complessivamente, genera un mercato che vale quasi 19 miliardi di euro tra export e mercato interno.
“Con la legge di bilancio il governo lascia intatto il meccanismo del payback, ma rende esigibili in tempi brevissimi somme insostenibili per le imprese”, spiega Faltoni, che lo definisce “un peso insormontabile, che mette a rischio investimenti, occupazione, capacità produttiva e, in molti casi, la sopravvivenza stessa delle aziende”.
Per Confindustria Dispositivi Medici l’intervento pubblico da 1,4 miliardi di euro non rappresenterebbe un contributo diretto alle imprese, ma “una somma destinata a ripianare le finanze regionali” e che “copre meno di un terzo dei 4 miliardi di payback nel solo periodo 2019-2023”, chiarisce Faltoni. Inaccettabile per Confindustria Dispositivi Medici.
“Non resteremo in silenzio: chiediamo al Parlamento di modificare profondamente la manovra e stralciare le misure che colpiscono le imprese”, Faltoni rivolgendo un appello al governo affinché “si trovi entro il 31 dicembre 2026 una soluzione strutturale, che superi definitivamente il meccanismo del payback”.
A preoccupare il settore è anche l’adeguamento del tetto di spesa per i dispositivi medici, che dal 2027 salirà appena dello 0,1%, arrivando al 4,7%. Un incremento giudicato insufficiente dall’associazione, che contesta anche l’efficacia dello strumento: “Il payback non ha raggiunto nemmeno il suo obiettivo originario: non ha controllato la spesa, ma ha generato e continuerà a generare incertezza, contenziosi e rischi per la continuità delle forniture, colpendo soprattutto le piccole e medie imprese, che sono l’ossatura del settore”.
Nessuna Regione, dice Confindustria Dispositivi Medici presentando propri dati, dal 2019 al 2025 è riuscita a rispettare il tetto di spesa per i dispositivi medici e nel 2025 ben 14 lo hanno superato di oltre il 50%. Nel frattempo, però, “più di un’impresa su due ha aumentato il proprio indebitamento”, rileva Faltoni.
Confindustria Dispositivi Medici individua poi anche altre priorità, tra le quali una revisione della governance della spesa, con tetti coerenti con i fabbisogni reali e decisioni basate su dati ed evidenze, e una politica industriale nazionale ed europea a sostegno di ricerca, produzione e innovazione. In questo quadro, l’associazione chiede di valorizzare l’Health Technology Assessment (Hta), rafforzare gli incentivi alla ricerca e sviluppo e rendere più semplice e prevedibile il quadro regolatorio.


