
Chirurgia plastica, oltre i social: «Serve un’informazione corretta per tutelare i pazienti»
Pietro Berrino, neopresidente della Sicpre, spiega le priorità del suo mandato: modernizzazione e comunicazione

Pietro Berrino, Specialista in chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica e in oncologia, presidente della Sicpre @Copyright SAE Salute
La chirurgia plastica è una disciplina che, purtroppo, «viene sminuita e considerata banale, mentre non è così». Un fraintendimento che può comportare rischi per i pazienti. È il messaggio di Pietro Berrino, intervistato a margine del recente Congresso nazionale di chirurgia plastica di Bari, in occasione del quale ha assunto ufficialmente l’incarico di presidente della Sicpre, la Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva, Rigenerativa ed Estetica.
Specialista in chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica e in oncologia, Berrino guiderà per i prossimi 12 mesi la più antica e rappresentativa associazione dei chirurghi plastici italiani. È inoltre presidente del Patient Safety Committee dell’International Confederation of Plastic Surgery Societies (Icoplast), che riunisce le principali associazioni di chirurgia plastica del mondo.
Qual è la priorità del suo mandato per rendere la chirurgia plastica sempre più sicura per i pazienti?
«Agiremo su due linee. Una riguarda il rinnovamento della società, la modernizzazione dei meccanismi interni e il miglioramento della didattica e delle attività formative. Sono aspetti per noi molto importanti. All'esterno, invece, ritengo fondamentale lavorare sull'informazione. Dobbiamo spiegare quanto sia complessa la chirurgia plastica e far capire che non è una materia banale. Dietro la formazione di un chirurgo plastico ci sono gli studi in medicina, la scuola di specializzazione e l'approfondimento di specifiche tipologie di intervento».
Perché oggi è così importante farlo capire ai pazienti?
«La chirurgia plastica è diventata una specialità talmente ampia che il chirurgo bravo in tutto, in realtà, non esiste. Per questo è importante che le persone si rivolgano a professionisti con una formazione solida e specifica, invece di affidarsi a una rappresentazione della nostra disciplina, spesso trasmessa dai social, come qualcosa di semplice e quasi banale. Questa banalizzazione può avere conseguenze anche sulla salute pubblica. Lo abbiamo visto in diverse occasioni: quando si sottovaluta la complessità di un intervento chirurgico, aumentano anche i rischi per il paziente».
La comunicazione sui social rende ancora più difficile distinguere la corretta informazione dalla promozione commerciale. Come dovrebbe orientarsi un paziente?
«I social commercializzano molto la comunicazione e dobbiamo aiutare le persone a distinguere ciò che è credibile da ciò che è invece comunicazione commerciale o autopromozione. La prima cosa da fare è verificare il curriculum del professionista: capire se ha una formazione specifica e consolidata o se, al contrario, si è avvicinato alla chirurgia plastica solo recentemente. «Un altro aspetto fondamentale è la sicurezza della struttura nella quale si viene operati. Molti degli incidenti gravi che abbiamo visto sono avvenuti in strutture non autorizzate».
Che cosa deve verificare, concretamente, un paziente prima di sottoporsi a un intervento?
«È importante sapere che in Italia uno studio medico non è autorizzato all'esecuzione di interventi chirurgici. Per questo è necessario rivolgersi a strutture autorizzate, che devono avere caratteristiche organizzative, strutturali e di sicurezza adeguate a garantire la tutela del paziente. Le strutture autorizzate, inoltre, sono sottoposte a controlli che verificano nel tempo il mantenimento di queste condizioni. La sicurezza, quindi, non riguarda soltanto il chirurgo, ma anche il luogo nel quale l'intervento viene eseguito».
Sicpre ha pubblicato nel 2026 una linea guida sull'utilizzo del tessuto adiposo in chirurgia plastica ricostruttiva, rigenerativa ed estetica. Quanto sono importanti le linee guida per rendere le nuove tecniche procedure sicure e standardizzate?
«Una vera e propria linea guida, definita secondo criteri scientifici rigorosi, è estremamente difficile da realizzare in chirurgia plastica. Le variabili del singolo paziente e della singola condizione sono moltissime, così come sono diversi gli obiettivi che si cerca di raggiungere in relazione alle richieste e alle aspettative di ciascuna persona. Dove è possibile, è opportuno definire linee guida basate su criteri scientificamente validati. Ma è molto difficile applicare questo modello alla totalità degli interventi di chirurgia plastica proprio per l'enorme numero di variabili».
C'è quindi un altro strumento su cui puntare?
«Sì, quello delle buone pratiche è un percorso più facilmente applicabile. Si tratta di criteri basati sulla letteratura scientifica e sulla conoscenza della materia, che possono guidare l'esecuzione di determinati interventi. Insieme alla nostra società sorella, AIPBe, riproporremo in una versione più moderna un volume di buone pratiche aggiornato. L'obiettivo sarà definire criteri di selezione dei pazienti, modalità di esecuzione degli interventi e principi di prudenza».





