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Gattuso e la sua malattia oculare: cos'è la miastenia

Quando i muscoli degli occhi smettono di ascoltare il cervello: una patologia ancora poco conosciuta

Giuseppe Caruso (direttore medico editorialista)

Gennaro Gattuso (Alfredo Falcone/LaPresse)

Gennaro Gattuso (Alfredo Falcone/LaPresse)

Nell’ultima giornata del Festival dello Sport tenutosi a Trento dal 1 al 4 ottobre, un’intervista all'allenatore della Lazio, e leggenda del calcio, Gennaro Gattuso, ha riacceso i riflettori sui severi limiti imposti dalla miastenia oculare che determina la convivenza con la diplopia cronica e la dipendenza quotidiana dalla terapia.

La testimonianza di Gattuso pone in evidenza come una patologia spesso classificata in un singolo distretto anatomico, in realtà, generi profonda disabilità visiva, fisica e psicologica.

Fisiopatologia della miastenia oculare

La miastenia oculare rappresenta una variante della miastenia gravis, una patologia autoimmune cronica della giunzione neuromuscolare, cioè tra il neurone che dà l'impulso al muscolo per muoversi, e il muscolo stesso. Dal punto di vista eziopatogenetico, cioè le cause che scatenano la miastenia oculare, questa malattia è provocata da un blocco mediato da autoanticorpi nella trasmissione del segnale tra il motoneurone e la fibra muscolare.

Perché ci si ammala?

Una prima causa è legata al meccanismo anticorpale. Nella maggior parte dei pazienti (~70-80%), si riscontrano anticorpi diretti contro i recettori dell'acetilcolina (AChR-Ab) sulla membrana post-sinaptica. Meno frequentemente si osservano anticorpi anti-MuSK (chinasi muscolo-specifica) o anti-LRP4.

Una seconda causa risiede nella cosiddetta "selettività oculare": i muscoli extra oculari e, tra questi, in particolare il muscolo elevatore della palpebra superiore, sono particolarmente suscettibili all'insulto autoimmune a causa delle loro specifiche proprietà fisiologiche. Infatti, possiedono una frequenza di scarica neuronale elevatissima, una ridotta espressione di proteine regolatrici del complemento sulla membrana post-sinaptica e una bassa densità basale di recettori nicotinici rispetto ai muscoli scheletrici periferici.

Terza causa, il coinvolgimento timico. Il timo è un organo endocrino situato nella parte superiore del torace, dietro lo sterno e davanti ai grossi vasi cardiaci, e svolge un ruolo centrale nell'induzione della tolleranza immunitaria. Anomalie strutturali come l'iperplasia timica, cioè l'ingrossamento del timo, o la presenza di un timoma, neoplasia epiteliale timica, fungono spesso da trigger, elemento scatenante, per lo sviluppo della risposta autoimmune.

Percorso diagnostico

La diagnosi è complessa a causa della sovrapposizione sintomatologica con altre paralisi neurogene o miopatie. Il protocollo diagnostico standard integrato include:

· valutazione clinica ed esame obiettivo; identificazione di ptosi palpebrale, ovvero abbassamento anomalo della palpebra superiore (mono o bilaterale) e diplopia, ovvero visione doppia (percezione di due immagini per un unico oggetto), che peggiorano tipicamente con l'affaticamento o al termine della giornata;

 ·     ice pack test (test del ghiaccio); il medico posiziona un impacco di ghiaccio sulla palpebra chiusa del paziente per circa 2-5 minuti, il freddo migliora temporaneamente la trasmissione neuromuscolare, rallentando l'enzima che distrugge l'acetilcolina, si osserva quindi un miglioramento della palpebra cadente, definito da una riduzione della ptosi di 2 millimetri o più;

· dosaggio sierologico; ricerca degli anticorpi anti-AChR tramite saggio radioimmunologico o ELISA;

· neurofisiologia; stimolazione nervosa ripetitiva ed elettromiografia a singola fibra, che evidenziano il decremento dell'ampiezza del potenziale d'azione muscolare composto;

· imaging toracico; tomografia computerizzata (TC) del mediastino per escludere o confermare l'associazione con un timoma.

 Innovazioni nella diagnosi

La ricerca recente si è focalizzata sull'ottimizzazione della diagnostica precoce e in particolare è orientata verso due filoni: modelli predittivi multidimensionali, che comprendono algoritmi clinici integrati combinano parametri quali lo stato degli anticorpi AChR, reperti ecografici tiroidei, la durata della malattia e il grado di disallineamento oculare per tracciare profili di risposta terapeutica personalizzati già al basale; e biomarcatori immunologici avanzati, che prevedono l'identificazione di sottoclassi anticorpali specifiche e marker infiammatori solubili consente oggi di differenziare precocemente le forme destinate a rimanere confinate al distretto oculare da quelle a rischio di evoluzione in miastenia gravis generalizzata.

Strategie terapeutiche convenzionali

Le strategie terapeutiche sono principalmente tre:

·     Inibitori dell'acetilcolinesterasi, (l’enzima che scompone e degrada l’acetilcolina); la piridostigmina bromuro viene utilizzata come prima linea sintomatica per far aumentare la quantità di acetilcolina a livello delle giunzioni neuromuscolari;

 ·     corticosteroidi; il prednisone rappresenta il cardine terapeutico per indurre la remissione immunitaria. Tuttavia, l'assunzione cronica ad alti dosaggi comporta complicanze sistemiche (sindrome di Cushing iatrogena, osteoporosi, diabete steroideo);

 ·     immunosoppressori; farmaci come l'azatioprina, il micofenolato mofetile o la ciclosporina vengono introdotti per “frenare” la risposta immunitaria anomala e consentire una riduzione del dosaggio dei corticosteroidi.

Nuovi orizzonti terapeutici

I progressi biotecnologici hanno introdotto molecole mirate in grado di evitare l'immunosoppressione aspecifica:

· bloccanti del recettore Fc Neonatale (FcRn); farmaci come l'Efgartigimod agiscono accelerando la degradazione degli autoanticorpi IgG patogeni. Trial clinici recenti dimostrano che la somministrazione sottocutanea di Efgartigimod induce miglioramenti rapidi e significativi nei punteggi di ptosi e diplopia nei pazienti affetti da miastenia oculare refrattaria;

 ·     inibitori del complemento (cascata enzimatica che partecipa al processo di difesa mediante l’attivazione di una risposta infiammatoria locale); molecole dirette contro la frazione C5 del complemento impediscono la distruzione della membrana post-sinaptica;

· terapie cellulari CAR-T; sebbene inizialmente studiate per le forme generalizzate gravi, le terapie a base di cellule T esprimenti un recettore chimerico per l'antigene stanno mostrando tassi di remissione clinica, aprendo la strada a un potenziale approccio curativo definitivo per i disordini della giunzione neuromuscolare.

Impatto sulla qualità della vita

L'impatto della miastenia oculare sulla qualità della vita è severamente sottostimato. La limitazione a carico dei muscoli extra oculari e dell'elevatore della palpebra in particolare si traduce in una disabilità fisica quotidiana invalidante che può provocare instabilità e disorientamento spaziale; la diplopia binoculare altera la percezione della profondità. Questo aumenta il rischio di cadute, inciampi e coordinazione motoria errata; fluttuazione della performance visiva; la caratteristica faticabilità muscolare fa sì che la vista peggiori progressivamente durante il giorno. Attività elementari come leggere, guardare uno schermo, scrivere o guidare diventano molto difficili nelle ore pomeridiane e serali; compensazioni posturali dolorose; per ovviare alla ptosi o alla diplopia, i pazienti adottano posture anomale della testa (es. estensione del collo all'indietro). Questo meccanismo di compenso causa frequentemente cervicalgia cronica e cefalee muscolo tensive.

Ripercussioni psicologiche ed emotive

La miastenia oculare colpisce direttamente l'estetica del volto e la capacità di interazione sociale, determinando un elevato impatto psicologico. Chi ne soffre va incontro a stigmatizzazione e alterazione dell'immagine corporea; la ptosi asimmetrica e lo strabismo fluttuante alterano l'espressività facciale. I pazienti riferiscono spesso imbarazzo, senso di vulnerabilità e la sensazione di essere osservati, portandoli all'isolamento sociale; può provare ansia, depressione e stress emotivo; l'imprevedibilità quotidiana dei sintomi ("non sapere come si vedrà tra due ore") genera uno stato di ansia cronica. Studi epidemiologici rilevano tassi di depressione reattiva significativamente più alti rispetto alla popolazione generale; da non sottovalutare anche gli effetti dei farmaci (impatto iatrogeno); il burden psicofisico è esacerbato dall'uso cronico di corticosteroidi a dosaggi medio-alti. Gli effetti collaterali (aumento di peso, facies lunaris, sbalzi d'umore, insonnia) aggravano il quadro depressivo e minano l'autostima del paziente.

Carico socio-economico e lavorativo

La miastenia oculare interferisce in modo critico con la vita produttiva del paziente, configurandosi come una patologia ad alto impatto economico. Tra gli effetti più ricorrenti ci sono la disabilità occupazionale; molte professioni richiedono un'acuità visiva perfetta e costante (es. autisti, chirurghi, programmatori, operai specializzati). La patologia costringe spesso a riduzioni dell'orario lavorativo (part-time), cambi di mansione o al pensionamento anticipato. Da non sottovalutare anche i costi diretti e indiretti; sebbene i farmaci biologici di ultima generazione o i trattamenti standard siano parzialmente “coperti” dai sistemi sanitari, i pazienti affrontano ingenti spese ambulatoriali, visite specialistiche multidisciplinari (neurologi, oculisti, ortottisti) e l'acquisto di ausili visivi (lenti prismatiche speciali o sistemi di occlusione).

 

Bibliografia

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