
Tumore al seno: in arrivo una nuova terapia contro le vampate causate dalle cure ormonali
Presentato a Esmo un farmaco non ormonale che le riduce già dopo una settimana, con benefici che si mantengono nel tempo e permettono di proseguire la terapia

Nicla La Verde della Tesoriere nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (@SAE Salute)
Sconfiggere un tumore al seno non significa soltanto eliminare la malattia, ma anche imparare a convivere con gli effetti collaterali delle terapie, spesso molto lunghe (la terapia ormonale viene proseguita per 5-7 anni), che servono a impedirne il ritorno. Per migliaia di donne, soprattutto nel caso di una terapia ormonale, questo significa fare i conti con i fastidi di una menopausa indotta dalle cure: vampate improvvise, sudorazioni notturne e notti insonni. Sintomi tutt'altro che banali, che possono compromettere profondamente la qualità della vita.
Una possibile soluzione arriva dal congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO), in corso a Madrid. Si chiama elinzanetant ed è un farmaco orale non ormonale che agisce sui meccanismi cerebrali coinvolti nella regolazione della temperatura corporea. Il suo vantaggio è proprio quello di contrastare le vampate senza somministrare estrogeni, una caratteristica particolarmente importante nelle donne con carcinoma mammario ormono-sensibile.
I nuovi risultati arrivano da una sotto-analisi analisi dello studio OASIS-4, condotta su 474 donne tra i 18 e i 70 anni, tutte alle prese con almeno 35 vampate di grado moderato-severe alla settimana. Le partecipanti hanno ricevuto elinzanetant per 52 settimane oppure placebo per le prime 12 settimane, seguito dal farmaco attivo per altre 40.
Già dalla prima settimana il trattamento aveva dimostrato di ridurre la frequenza e l'intensità delle vampate rispetto al placebo. La nuova analisi, presentata a Madrid, aggiunge un'informazione importante: i benefici si osservano indipendentemente da quanto tempo le donne stessero assumendo la terapia ormonale e si mantengono anche in caso di trattamenti prolungati.
“C'è un bisogno medico ancora insoddisfatto nella gestione di sintomi frequenti e severi, molto simili a quelli della menopausa naturale - spiega Matteo Lambertini, direttore dell'Oncologia Medica degli Ospedali Galliera di Genova e coordinatore dello studio. Il problema riguarda una platea enorme di pazienti. Oltre il 70% dei tumori mammari esprime recettori ormonali e, in Italia, si registrano circa 37mila nuove diagnosi ogni anno di queste forme. Per molte donne la terapia endocrina adiuvante rappresenta una protezione fondamentale contro le recidive, ma gli effetti collaterali possono diventare un ostacolo nella vita quotidiana e al proseguimento delle cure”.
“Vampate, sudorazioni, disturbi del sonno e dolori osteo-articolari possono compromettere la qualità di vita di queste donne, che spesso sono delle professioniste, delle mamme e comunque persone con un ruolo attivo in famiglia e nella società - ricorda Nicla La Verde, della Tesoriere nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM)”.
Il messaggio che arriva da questa analisi post hoc dello studio OASIS-4 è dunque che oggi non basta più guarire dal tumore; è importante garantire una buona qualità di vita durante e dopo le cure. E, nel caso della terapia ormonale, restituire alle donne notti tranquille e giornate libere da imbarazzi, malessere e ventagli di troppo.





