
Nappi: “Vivere bene in menopausa si può e si deve”
Per la Giornata Mondiale della Menopausa la presidente dell'IMS, Rossella Nappi, risponde alle domande più frequenti. Il saluto di Martina Colombari
Per la Giornata Mondiale della Menopausa, la presidente dell’IMS incontra nel suo studio a Pavia le lettrici e i lettori di SAE Salute. Dalle vampate di calore al rischio di sviluppare patologie, dalla terapia ormonale sostitutiva ai costi per la singola persona e per lo Stato: tutte le risposte alle domande che ogni donna si pone.
È normale dover sopportare le vampate? Perché non ho più voglia di fare l’amore? Come mai non riesco a ricordare le cose e mi sento confusa? Gli ormoni faranno male?
Sono tante le domande che affiorano alla mente di ogni donna quando entra in menopausa. Il corpo cambia, l’umore cambia, cambiano il modo in cui ci si vede e quello in cui ci vedono gli altri.
In occasione della Giornata Mondiale della Menopausa, istituita dalla Società Internazionale della Menopausa e che si celebra il 18 ottobre, SAE Salute, il nuovo portale di informazione sulla salute, la medicina e il benessere del Gruppo SAE, ha incontrato la presidente della Società Internazionale di Menopausa, la professoressa Rossella Nappi, ordinaria di Ostetricia e Ginecologia all’Università di Pavia, responsabile del Centro di Ricerca per la Medicina Riproduttiva e direttrice dell'Unità di Endocrinologia Ginecologica e Menopausa presso la Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia.
Nel suo studio pavese, la professoressa Nappi ha risposto a queste e a molte altre domande, dialogando con Daniela de Feo, responsabile Area Donna di SAE Salute e componente dell’IMS, area informazione sulla menopausa. L’incontro è stato moderato dalla giornalista Francesca Ferri.
Il video è disponibile a questo link.

Un momento del talk. Da sinistra, Francesca Ferri, Rossella Nappi e Daniela de Feo
SAE Salute: “Sono in menopausa”: perché per molte donne è ancora difficile dirlo?
Nappi: «Non credo che la menopausa venga nascosta apposta. È uno stato naturale della vita, si pensa di non doverne parlare in pubblico, magari nemmeno con le amiche, ma di viverla nel proprio intimo o nel confronto con il ginecologo. Ma la menopausa è un momento di cambiamento nella vita della donna e può avere un impatto sulla qualità del vivere e del lavorare, e anche sulla comparsa di fattori di rischio che possono interferire con la longevità futura. Non bisogna trasformare questa fase fisiologica della vita in una malattia, ma non bisogna neanche considerare fisiologico tutto ciò che accade e, quindi, non curare ciò che può essere curato”.
SAE Salute: Uno dei messaggi che ci vengono tramandati da mamme e nonne è che la menopausa è naturale e quindi bisogna sopportarla. È davvero così?
Nappi: «No. Se la donna ha sintomi, non li deve sopportare. Se ha vampate di calore, insonnia, secchezza vaginale, oggi si può fare qualcosa, e si deve fare qualcosa. Anche perché, se fino a pochi decenni fa, le donne non arrivavano a un'età media di 85 anni e oltre, oggi questa età la raggiungono. Quindi vivono 30, 35, anche 40 anni dopo la menopausa. E devono essere aiutare a vivere questo tempo in benessere e in salute».
SAE Salute: Partiamo dal benessere. In che modo vampate, sudorazione diurna o notturna e altri sintomi possono influire in modo negativo con la quotidianità.
Nappi: «Il 60-80% delle donne sperimenta vampate di calore e sudorazioni, frequentemente associate a disturbi del sonno. Dormire male non significa soltanto essere stanche il giorno dopo. Il pilastro del sonno è fondamentale per la salute cardiovascolare e il benessere metabolico. Dormire male, dormire poco, svegliarsi ripetutamente può essere importante per la comparsa di rischi cardiometabolici, come aumento della glicemia e della pressione arteriosa. E l'effetto sulla vita quotidiana può diventare una vera cascata. Se mi sveglio la notte, la mattina sono molto affaticata, sono in ansia, non riesco a gestire le cose del quotidiano; poi mi abbatto e perdo la gioia di vivere».
SAE Salute: Spesso si ritiene che la menopausa provochi solo fastidi. Che conseguenze può avere, invece, sulla salute?
Nappi: «La donna ha uno scudo biologico rappresentato dagli estrogeni. Quando, con la menopausa, questa protezione viene persa, tutti gli organi e gli apparati possono risentire della mancanza degli estrogeni. La loro riduzione non significa che ogni donna debba ammalarsi, ma la transizione menopausale rappresenta un momento utile per rivalutare salute ossea, cardiovascolare, metabolica, genitourinaria, sessuale e benessere psicologico».
SAE Salute: Parliamo del rischio cardiovascolare e metabolico. Che deve fare la donna?
Nappi: «Dopo la menopausa molte cose cambiano per il cuore e i vasi di una donna. Possiamo avere aumento della pressione arteriosa, del colesterolo LDL e dei trigliceridi, e un maggior rischio di diabete. A livello addominale c’è un accumulo di grasso viscerale metabolicamente attivo. Ecco, la menopausa è un'occasione d'oro per far comprendere alle donne l'importanza del peso, ma soprattutto della distribuzione del grasso corporeo. La prevenzione, quindi, a una certa età non può limitarsi agli screening oncologici, per quanto fondamentali. Deve comprendere pressione arteriosa, metabolismo, salute ossea, sonno, attività fisica, alimentazione, salute mentale e sessuale».
SAE Salute: La menopausa può trasformarsi in un momento in cui lavorare sulla propria longevità?
Nappi: «Sicuramente. Il messaggio deve essere: non vedere i 50 anni come l'inizio di una perdita progressiva, ma come un momento di bilancio e prevenzione per una parte molto lunga della vita».
SAE Salute: Oltre ai medicinali, cosa aiuta la donna ad affrontare in serenità e benessere questo momento?
Nappi: «La medicina dello stile di vita dovrebbe essere una prevenzione primordiale, di prima linea: sana alimentazione, regolare attività fisica, sonno di qualità, capacità di socializzare e stare bene con se stessi e con gli altri. Però qualche volta sono necessarie terapie ormonali, non ormonali e altri interventi».
Nappi: «Entrambe le semplificazioni sono sbagliate. Le evidenze scientifiche parlano chiaro: la Tos non è l'elisir di lunga vita e non è una bomba killer. La terapia deve essere prescritta quando indicata, dopo una valutazione individuale di sintomi, età, tempo trascorso dalla menopausa,
SAE Salute: Veniamo proprio alle terapie. Poche hanno generato negli ultimi decenni un dibattito tanto polarizzato quanto la terapia ormonale sostitutiva. Molte donne continuano a essere scettiche, credono sia pericolosa. E addirittura anche tra gli specialisti c’è scarsa aderenza a proporla. Sui social, invece, rischia talvolta di essere presentata come trattamento universale per ogni donna. Può dare una risposta definitiva sulla Tos?
Nappi: «La terapia ormonale è una terapia che va data alle donne a cui serve. Non è l'elisir di lunga vita, e non è una bomba killer: è uno strumento al servizio della salute della donna. È un aiuto concreto, basato su dati scientifici di efficacia e sicurezza, per le donne che soffrono di sintomi moderati o severi, soprattutto vampate e sudorazioni notturne, ma anche per disturbi della sfera genitale e urinaria. Ed è un importante presidio per la prevenzione dell'osteoporosi».
SAE Salute: Le donne che non possono assumere ormoni hanno delle alternative?
Nappi: «Per le donne che non possono, o che non vogliono, assumere ormoni, oggi abbiamo molecole mirate al bersaglio. Il bersaglio è il sistema nervoso centrale, in particolare una popolazione di neuroni che si attiva con la carenza ormonale. Non sono ormoni: sono molecole estremamente selettive. È un'evoluzione importante perché permette di ampliare le possibilità di trattamento, ma anche in questo caso la scelta deve essere individualizzata e clinicamente appropriata».
SAE Salute: C'è una parte della menopausa che continua a rimanere molto privata: la sessualità. Che consiglio dà alle donne che attraversano delle difficoltà nella sfera intima?
Nappi: «La riduzione degli estrogeni può influenzare i tessuti vulvari e vaginali, provocando secchezza, bruciore, disturbi urinari e dolore durante i rapporti. La sindrome genitourinaria della menopausa tende inoltre a essere cronica e progressiva se non adeguatamente gestita. Età, condizioni di salute, androgeni, autostima, qualità della relazione e stato di salute del partner possono concorrere a modificare desiderio e risposta sessuale. Il momento di passaggio della menopausa può essere critico per l'autostima della donna e per la sua capacità di relazionarsi al partner. E proprio il silenzio può diventare parte del problema. Forse questo è il tabù della menopausa: non voler parlare di aver perso qualcosa. Se ne può parlare con il ginecologo, ma è fondamentale parlarne con il partner, perché la vita di coppia la vivi con il tuo partner. L’importante è capire che non sono inevitabili conseguenze dell'invecchiamento da accettare passivamente, ma che si può intervenire».
SAE Salute: Tutti questi sintomi, compresa la difficoltà di concentrazione e la stanchezza, non scompaiono quando si timbra un cartellino. Come impatta la menopausa sulla vita lavorativa di una donna?
Nappi: «Ci sono dati impressionanti su come vampate e disturbi del sonno impattino sulla qualità della vita della donna sul posto di lavoro: più assenze, ma anche presenze meno efficienti. Parlare di menopausa nei luoghi di lavoro non significa considerare le donne meno capaci. Significa creare condizioni che permettano loro di continuare a esprimere al meglio le proprie competenze. La consapevolezza che la menopausa possa avere sintomi invalidanti è fondamentale. Anche interventi apparentemente semplici possono aiutare: ambienti con temperature adeguate, accesso ai servizi igienici, flessibilità organizzativa nelle fasi più sintomatiche e una cultura aziendale che non trasformi la menopausa in motivo di stigma. Il principio è semplice: non abbassare le aspettative nei confronti delle lavoratrici, ma rimuovere ostacoli evitabili».
SAE Salute: Il tema della Giornata Mondiale della Menopausa 2026 è il dolore cronico nella mezza età. Perché la Società Internazionale della Menopausa ha scelto proprio questo argomento?
Nappi: «C'è una costellazione del dolore nella donna. Il primo dolore può comparire già con le prime mestruazioni. Endometriosi, vulvodinia, dolore pelvico cronico, emicrania e fibromialgia possono attraversare fasi diverse della vita femminile e, in alcune donne, sovrapporsi. La biologia ormonale è uno degli elementi, non l'unico. Ci sono anche fattori del sistema immunitario, e dell'infiammazione e anche il modo con il quale la donna vive gli eventi della propria vita. Il punto centrale è non normalizzare automaticamente il dolore perché appartiene al corpo femminile».
SAE Salute: Dal quadro disegnato emerge un duplice aspetto della menopausa: quello privato, che riguarda i sintomi individuali, e quello, per così dire, sociale, che attiene alla prevenzione delle patologie croniche, alla qualità della vita, alle relazioni, al lavoro, alla produttività e ai costi sanitari di una presa in carico insufficiente. È così?
Nappi: «Non dobbiamo studiare la menopausa soltanto dal punto di vista dell'impatto sulla donna e sui suoi sintomi. Dobbiamo essere più metodici. La menopausa non è un evento privato: è un evento di salute pubblica. Se non costruiamo percorsi strutturati e un accesso il più possibile universale alla presa in carico, perdiamo risorse: per le conseguenze sulla salute, per i giorni di lavoro persi, per la minore efficienza e per il ruolo fondamentale che la donna svolge nella famiglia e nella comunità».






