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Diabete e Glicemia

Diabete, la rivoluzione della tecnologia: «Ci stiamo avvicinando al pancreas artificiale»

Il lancio di due nuovi sistemi MiniMed Medtronic conferma l'importanza della tecnologia nella gestione del diabete. Ne parliamo con Salvatore De Cosmo, presidente dell’Associazione Medici Diabetologi (AMD)

Francesca Ferri

Salvatore De Cosmo, presidente dell’Associazione Medici Diabetologi (AMD)

Salvatore De Cosmo, presidente dell’Associazione Medici Diabetologi (AMD)

Nei giorni scorsi MiniMed  Medtronic ha lanciato in Italia due nuovi sistemi per la gestione del diabete, il sistema MiniMed™ 780G integrato con il sensore Abbott Instinct e il sistema MiniMed Go™ integrato con il sensore Abbott Instinct Go.

La tecnologia continua dunque a fornire nuove soluzioni per la gestione di questa malattia cronica. Ne parliamo con Salvatore De Cosmo, presidente dell’Associazione Medici Diabetologi (AMD) e direttore della Struttura Complessa di Medicina Interna-Endocrinologia dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo.

Presidente De Cosmo, che vantaggi offrono questi due sistemi e, in generale, le tecnologie automatizzate rispetto alla terapia tradizionale con le penne?

«Certamente è un avanzamento delle conoscenze e delle opportunità per le persone con diabete che seguono terapia insulinica. I vantaggi sono molteplici: innanzitutto un migliore controllo della malattia e delle glicemie, che si traduce in una riduzione delle complicanze legate al diabete. C'è poi un risvolto importante sulla qualità della vita, perché queste tecnologie permettono di avere più tempo da dedicare alle proprie attività senza dover continuamente effettuare controlli e iniezioni. Penso, per esempio, agli sportivi. Come AMD, la scorsa settimana abbiamo promosso l’attraversamento dello Stretto di Messina a nuoto, per pazienti e medici, e questo è reso possibile anche dalle nuove tecnologie.»

Si può parlare di pancreas artificiale?

«Ci stiamo avvicinando velocemente al pancreas artificiale, perché ci sono ancora alcune informazioni che il paziente deve fornire per la somministrazione, penso ai boli preprandiali, grazie al colloquio tra microinfusore e sensore. Poi ci sono gli allarmi. Manca ancora un piccolo passo, ma sono fiducioso.»

Qual è l’affidabilità di questi sistemi e cosa può inficiare i risultati?

«Ci si può fidare e affidare a queste tecnologie. La misurazione avviene nel liquido interstiziale, quindi c’è un lieve intervallo di tempo rispetto alla glicemia nel sangue. Prima dell’immissione in commercio, però, questi dispositivi vengono sottoposti a test. Una certa variabilità c’è.»

Sono adatti a tutti i pazienti? O sono troppo tecnologici per le persone più anziane?

«I sensori li possono portare tutti, anche gli anziani. Ce ne sono anche per non vedenti e ipovedenti, che annunciano la glicemia vocalmente. Certo, per utilizzare queste tecnologie serve una certa manualità e, in alcuni casi, possono non essere consigliate a persone che non hanno la capacità di interfacciarsi con questi dispositivi.»

Quali limiti hanno? Qual è il disagio più ricorrente per i pazienti?

«Quello di portarsi dietro, per quanto siano miniaturizzati, sensore e microinfusore, soprattutto nei giovani e nelle ragazze, che non tollerano la presenza di qualcosa sul proprio corpo per la propria terapia. Per il resto, si possono verificare modeste infezioni o qualche problema cutaneo. Ma oggi questi dispositivi possono essere utilizzati anche sotto la doccia. L’unico problema, per me, è l’ingombro.»

Al di là della gestione, sempre migliore, si arriverà mai a una cura definitiva? Perché ormai si trapiantano cuore, fegato, polmoni e altri organi, mentre il trapianto delle isole pancreatiche rimane più complesso?

«La tecnologia in questo settore è molto avanzata. Ci sono già centri che fanno trapianti di isole pancreatiche. Il problema resta il rigetto, che richiede una terapia immunosoppressiva. Ma è la speranza del futuro. Ad oggi il futuro sarà migliorato. Ci sono eccellenze anche italiane.»

Quali sono oggi le principali novità sul fronte dell’insulina?

«La più importante sono le insuline settimanali. Le biotecnologie hanno permesso di sviluppare queste insuline che sostituiscono la somministrazione basale giornaliera. Soprattutto nel diabete di tipo 2, la basale giornaliera può essere sostituita con quella settimanale, che in alcuni trial è risultata anche più efficace, con un risvolto importante sulla gestione della terapia. Si passa da 365 somministrazioni all’anno a 52.»