
Diabete, dall'AI ai farmaci di nuova generazione: a Milano il summit dei diabetologi europei
Dal 28 settembre al 4 ottobre il Congresso Easd: gli ultimi studi, i trattamenti, la cura personalizzata

Un glucometro (foto Magnific)
"Anticipare, personalizzare, democratizzare". Sono le tre parole chiave che scandiscono oggi la lotta al diabete: sempre più hi-tech, aperta all'applicazione dell'intelligenza artificiale e segnata dall'avvento dei farmaci 'next gen'. Con una sfida che si fa pressante: quella di garantire la sostenibilità e l'equità dell'innovazione.
A esplorare le nuove frontiere che stanno imprimendo una svolta nell'approccio alla “malattia del sangue dolce” sono i diabetologi europei che da lunedì 28 settembre a venerdì 2 ottobre saranno riuniti a Milano nel più grande summit dell'anno per il settore: il Congresso dell'Easd (European Association for the Study of Diabetes), arrivato alla sua 62esima edizione. Sarà dunque l'Italia a ospitare l'atteso evento, sotto la presidenza di Francesco Giorgino, eletto alla guida dell'Easd nel 2025. E come ogni anno c'è grande attesa per le novità che impatteranno sulla vita delle persone con diabete e sulla salute cardio-metabolica.
Non più solo riduzione della glicemia
"L'edizione 2026 segna un passaggio fondamentale nel trattamento del diabete, perché sposta decisamente il fuoco dell'attenzione dalla semplice riduzione della glicemia, alla protezione globale della persona. Farmaci innovativi, tecnologie digitali e medicina di precisione hanno le potenzialità di ridurre le complicanze e il carico quotidiano della malattia, ma la vera sfida sta nel trasformare questi progressi in percorsi accessibili, sostenibili e personalizzati, senza creare aspettative premature, né generare nuove disuguaglianze", evidenzia Raffaella Buzzetti, presidente della Società italiana di diabetologia (Sid), spiegando il senso delle 3 parole chiave che "devono ispirare oggi la scelta del trattamento". Anticipare, "intervenendo prima che compaiano danni irreversibili"; personalizzare, "considerando grado del rischio, organi target del diabete, preferenze del paziente e condizioni di vita"; democratizzare, "perché l'innovazione ha valore soltanto se raggiunge tutti quelli che ne hanno davvero bisogno".
Il vero successo, avverte Buzzetti, "dipenderà molto dalla capacità del Servizio sanitario di definire priorità, negoziare sostenibilità, aggiornare i percorsi assistenziali e formare professionisti e pazienti".
Nuove linee guida congiunte delle società europea e americana di diabetologia
Tra gli eventi clou del meeting all'ombra della Madonnina c'è la presentazione delle nuove linee guida congiunte delle società europea e americana di diabetologia (Consensus Report Ada/Easd 2026), che consolidano il passaggio da un approccio di trattamento strettamente “gluco-centrico” a un modello di cura incentrato sul paziente. Questo modello pone l'accento sulla gestione delle comorbilità correlate al diabete, in particolare le malattie cardiovascolari, la malattia renale cronica (Ckd) e la steatosi epatica associata a disfunzione metabolica (Masld).
"Oggi - spiega Buzzetti - il successo terapeutico non si misura più solo sulla riduzione dell'emoglobina glicata, ma sull'impatto che le terapie hanno sulle persone: prevenire un infarto, l'insufficienza cardiaca, la dialisi e la progressione della malattia epatica significa aumentare non solo la durata di vita, ma soprattutto gli anni vissuti in buona salute". E la nuova generazione di farmaci anti diabete e obesità - ormai costantemente sotto i riflettori negli ultimi anni - è in linea con questa filosofia e con i nuovi obiettivi del trattamento, assicurano gli esperti.
Le nuove molecole e l’impatto su peso, rischio cardiovascolare, reni
"Glp-1, Gip, amilina e molecole multi-agoniste stanno catalizzando l'attenzione perché non agiscono soltanto sulla glicemia: hanno un impatto rilevante su peso, rischio cardiovascolare, funzione renale e qualità di vita", elenca Buzzetti. "L'obiettivo è quello di superare la tradizionale gestione 'per singolo parametro' e affrontare insieme diabete, obesità e le loro complicanze".
I risultati dei grandi trial che saranno presentati all'Easd, prospetta Riccardo Bonadonna, presidente eletto della Sid, "potrebbero influenzare rapidamente linee guida e pratica clinica.
Le novità per il diabete di tipo 2
Grande è l'attesa per la presentazione di 2 studi di fase 3 sul trattamento del diabete di tipo 2 e dell'obesità, Triumph-2 sul triplo agonista retatrutide e Synchronize sul doppio agonista survodutide. Per le persone tutto questo potrebbe significare terapie potenzialmente più semplici con minori complicanze e dunque miglior qualità di vita e autonomia. Restano però decisivi i temi dell'accessibilità, l'appropriatezza, la tollerabilità e la continuità terapeutica. Infine, la sfida massima: la sostenibilità dei sistemi sanitari solidaristici, già oggi e, ancor di più, nel prossimo futuro".
Tecnologie e AI applicate al diabete
Di pari passo con i progressi dei trattamenti farmacologici vanno quelli delle tecnologie e dell'intelligenza artificiale applicate al diabete.
L'edizione 2026 del congresso della società europea ospita il primo Workshop Easd dedicato all'Ai. I temi centrali riguardano l'integrazione pratica di questi strumenti nei contesti clinici, l'ottimizzazione dei software per il riconoscimento dei pattern glicemici e la gestione dei limiti di sicurezza e la qualità dell'assistenza digitale automatizzata.
Le innovazioni nella tecnologia applicata al diabete si concentrano in particolare sui sistemi di somministrazione dell'insulina automatizzati, sul monitoraggio continuo della glicemia (Cgm) avanzato, affiancato al monitoraggio continuo dei chetoni (Ckm). Nel corso del congresso si discuterà l'impatto di questi sistemi multi-sensore nel prevenire complicanze gravi come la chetoacidosi diabetica (Dka), migliorando al contempo la gestione quotidiana del diabete di tipo 1 e del diabete di tipo 2 in stadio avanzato.
"Questi device stanno trasformando la gestione del diabete in modalità continua e predittiva - sottolinea Buzzetti - L'Ai genera particolare attesa perché potrebbe integrare molti dati e aiutare professionisti e pazienti nelle decisioni. Ma va intesa come supporto alla relazione di cura, non come sostituto del medico. L'impatto atteso sulla vita delle persone è quello di una riduzione degli episodi di ipoglicemia (ma anche di picchi iperglicemici), minor carico mentale nella gestione quotidiana della malattia, maggior sicurezza anche durante sonno o attività fisica. Questi strumenti devono essere semplici, accessibili, affidabili e alla portata anche di anziani o fragili".
Metformina e dintorni
C'è attesa anche "per i risultati del trial Smartest che risponderà alla domanda se sia possibile sostituire la metformina con gli inibitori di Sglt2 come terapia di prima linea nel diabete di tipo 2", anticipa Bonadonna. "Anche questo studio - commenta Buzzetti - investirà direttamente la pratica clinica, aprendo alla possibilità di passare da una terapia progressiva, con aggiunte 'a scalini', a una strategia precoce orientata fin dall'inizio alla protezione degli organi. L'impatto sulle persone con diabete sarà la riduzione dell'inerzia terapeutica, una protezione anticipata e un trattamento più coerente con il profilo cardiovascolare e renale individuale".
Le sessioni dedicate ad attività fisica, protezione della massa muscolare, alimenti ultraprocessati e bilancio energetico ricordano infine che l'innovazione non si limita ai farmaci. "È necessario costruire interventi quotidiani più realistici, programmi di esercizio fisico personalizzati (e possibilmente prescrivibili in ricetta e detraibili dalle tasse come auspica il Ddl 287) e una maggiore integrazione tra terapia farmacologica, alimentazione e movimento - ragiona Buzzetti - Non possiamo addossare tutta la responsabilità sul singolo: ambiente, condizioni economiche e accessibilità incidono moltissimo sul successo (o l'insuccesso) terapeutico".
Diabete di tipo 1: tre nuovi studi per affrancarsi dalla terapia con insulina
Sul fronte del diabete di tipo 1, riferiscono gli esperti, sono previsti anche diversi appuntamenti sulla terapia cellulare, dalla biologia avanzata delle cellule beta alle strategie di sostituzione cellulare. I ricercatori presenteranno i primi dati sull'uomo e i risultati a 1 anno relativi agli impianti immuno-evasivi e alle cellule beta coltivate in laboratorio, entrambi mirati a ripristinare l'indipendenza dalla terapia con insulina, senza dover ricorrere a una pesante immunosoppressione. Verranno presentate 3 esperienze cliniche “first-in-human”, molto diverse tra loro: il trial cinese CiPsc sull'impiego di isole pancreatiche autologhe (ottenute da cellule pluripotenti indotte dello stesso paziente); uno studio giapponese su isole pancreatiche derivate da staminali iPsc (le cosiddette iPic), un prodotto allogenico, impiantato chirurgicamente; e un terzo studio svedese sull'immune-engineering, riguardante cellule insulari pancreatiche da donatore (Up421) modificate per sfuggire al riconoscimento immunitario e trapiantate nel muscolo dell'avambraccio senza immunosoppressione.
Questi studi aiuteranno a rispondere a una domanda: queste cellule produttrici di insulina possono sopravvivere a lungo, essere prodotte su larga scala ed evitare immunosoppressione e recidiva autoimmune?
"È su quest'ultimo punto che si gioca il passaggio da risultati straordinari in pochi pazienti a una terapia realmente applicabile su ampia scala", rimarca Buzzetti. "Screening, immunologia e trapianto di isole derivate da cellule staminali alimentano un'attesa molto forte - conclude la presidente Sid - Per la prima volta si intravede un percorso che va dalla previsione della malattia alla possibilità di modificarne l'evoluzione o di ripristinare la produzione di insulina. L'introduzione dei programmi di screening consentirà diagnosi più precoce di diabete di tipo 1 con conseguente prevenzione della chetoacidosi e, in prospettiva, minore dipendenza dall'insulina. Molto interessanti i progressi nella terapia cellulare sostitutiva nel diabete di tipo 1. Ma questo è il settore da comunicare con maggiore prudenza: alcune soluzioni restano sperimentali e non equivalgono ancora a una cura disponibile per tutti".





