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Antidolorifici: dose più alta significa più efficacia?

Effetto "tetto", disturbi allo stomaco, danni ai reni: cosa c'è da sapere per evitare il fai-da-te

Claudia Orlanno (biologa editorialista)

(Magnific)

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Se il dolore non passa, la prima cosa alla quale si pensa può essere di dover aumentare la dose di antidolorifico. Ma più farmaco significa più sollievo? Capiamo se è così e quali sono i rischi associati a dosi errate.

“Se raddoppio la dose, il dolore passa prima” 

Questa affermazione è falsa. Per alcuni analgesici, ad esempio l’ibuprofene, esiste un “effetto tetto”: oltre una certa dose l’effetto antidolorifico non aumenta, ma aumentano gli effetti indesiderati. L’effetto tetto si verifica perché tutte le molecole sulle quali agisce il farmaco sono occupate, oppure quando il nostro organismo ha raggiunto la sua massima capacità di rispondere al farmaco. Esistono farmaci, come gli oppioidi forti, per i quali non esiste un effetto tetto: aumentando la dose, continua ad aumentare l’effetto antidolorifico. Ma il dosaggio deve essere effettuato sotto controllo medico, per evitare l’insorgenza di effetti collaterali gravi. 

I rischi di esagerare con i FANS 

Spesso come antidolorifici vengono utilizzati i FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei), tra i quali rientra l’ibuprofene. Tra i loro effetti collaterali più noti vi sono disturbi gastrointestinali e danni ai reni, che si verificano soprattutto con dosi elevate o un uso prolungato. Inoltre, una revisione dell’Agenzia europea dei medicinali ha verificato la presenza di un lieve aumento del rischio di infarto e ictus con l’assunzione di ibuprofene ad alte dosi (a partire da 2400 mg al giorno). L’ideale è quindi assumere la dose più bassa possibile, a patto che sia comunque efficace, e per un periodo quanto più breve possibile. 

Il paracetamolo non è innocuo 

Molte persone ritengono che il paracetamolo sia un farmaco “leggero”, da poter assumere con leggerezza. Questo perché viene spesso confuso con i farmaci antinfiammatori (ma non lo è) e può essere assunto a stomaco vuoto, il che dà la percezione che non faccia male. Se viene assunto alle dosi indicate è efficace, ma quantità eccessive possono provocare gravi danni al fegato. Attenzione quindi a non superare la dose massima giornaliera riportata nel foglio illustrativo e a non assumere insieme più medicinali che lo contengono, come alcuni prodotti per raffreddore e influenza. 

Come si stabilisce una dose sicura? 

Le dosi indicate nel foglio illustrativo sono il risultato di un lungo percorso di sperimentazione. Dopo gli studi di laboratorio e sugli animali, che valutano tossicità, assorbimento ed eliminazione del farmaco, nella fase 1 gruppi di volontari ricevono dosi diverse per osservare gli effetti indesiderati in relazione alla quantità. Nella fase 2, nei pazienti con la malattia, si individua la dose migliore da testare, e nella fase 3, su centinaia o migliaia di persone, si confrontano efficacia e rischi con placebo o altri farmaci. Dopo l’autorizzazione la sorveglianza continua (fase 4), per individuare la reazioni avverse più rare, che emergono solo con l’uso su larga scala. 

 

Infografica generata con AI, elaborazione originale su contenuti SAE Salute 


 

Bibliografia

Molotov S. et al., Comparison of Oral Ibrupofen at Three Single-Dose Regimens for Treating Acute Pain in the Emergency Department: A Randomized Controlled Trial, Pain Manag Sedat Orig Res, 2019 

Wickam R.K., Cancer Pain Management: Opioid Analgesics, Part 2, J Adv Prat Oncol, 2017 

D’Ambrosio et al., FANS e rischio cardiovascolare, Rivista Società Italiana di Medicina Generale, 2017 

Agenzia Italiana del Farmaco, AIFA richiama all'uso corretto del paracetamolo, con particolare attenzione ai casi di sovradosaggio intenzionale negli adolescenti. Comunicazione di Sicurezza, 5 maggio 2026

Agenzia Italiana del Farmaco, Sperimentazione clinica dei farmaci, Area Regolatoria, 2026