
Tè, un alleato per il cuore, ma attenzione alla temperatura
Uno studio su quasi mezzo milione di persone rivela un rischio cardiovascolare più basso dell'11%, ma il numero di tazzine da consumare non è alla portata di tutti

(Magnific)
Una tazza di tè è molto più di una bevanda. È una pausa, un momento di tranquillità, un rituale che accompagna la giornata. Ma può essere anche un'alleata della salute del cuore? Secondo un recente studio pubblicato sul Journal of Internal Medicine, bere abitualmente tè è associato a un rischio di malattie vascolari inferiore di circa l'11%. Una notizia incoraggiante, soprattutto per le dimensioni della ricerca, ma attenzione: non significa che il tè sia una medicina in grado di prevenire infarti e ictus.
Il tè: da rimedio della medicina antica alla ricerca scientifica
La storia del tè comincia oltre 4mila anni fa in Cina, dove le foglie della Camellia sinensis venivano utilizzate anche come preparazione medicinale. Con il passare dei secoli, il tè si è diffuso in Asia e successivamente in Europa, diventando una delle bevande più consumate al mondo. Oggi la ricerca scientifica studia soprattutto i suoi polifenoli, composti vegetali che possono influenzare alcuni meccanismi biologici, tra cui lo stress ossidativo e la funzione dei vasi sanguigni.
Ma dalle proprietà osservate in laboratorio ai benefici sulla salute il percorso è complesso, ed è proprio per comprendere questa relazione che i ricercatori hanno valutato e analizzato le abitudini di consumo di quasi mezzo milione di adulti.
Lo studio: quasi mezzo milione di adulti seguiti per nove anni
La ricerca, condotta nell'ambito della China Kadoorie Biobank, ha coinvolto 485.934 adulti cinesi, seguiti mediamente per 9 anni, durante il quale sono stati registrati 14.863 nuovi casi di malattie cardiovascolari. Il consumo abituale di tè è risultato essere associato a un rischio relativo inferiore dell'11% rispetto al gruppo di riferimento di malattie cardiovascolari, un risultato significativo da interpretare correttamente, in quanto studio è osservazionale che ha dimostrato un'associazione tra consumo di tè e salute cardiovascolare, ma che non ha dimostrato che sia la bevanda a determinare la riduzione del rischio.

Immagine generata con AI. Elaborazione originale SAE Salute su Fonte: Ye Z. et al., Journal of Internal Medicine, 2026
Perché questi risultati sono importanti anche per l'Italia?
Nel nostro Paese le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte. Secondo i dati Istat 2023, pubblicati nel 2026, le malattie del sistema cardiocircolatorio hanno provocato 206.119 decessi, circa il 31% del totale, con un peso particolarmente importante nella popolazione femminile dove rappresentano il 33% dei decessi, rispetto al 28% negli uomini.
Numeri che ci ricordano ancora una volta quanto sia fondamentale investire nella prevenzione, intervenendo in particolare su informazione, alimentazione, attività fisica, fumo, pressione arteriosa, colesterolo e metabolismo.
Nero o verde? Ma non bisogna berlo bollente
Il tè nero ha mostrato un’associazione favorevole maggiore rispetto al tè verde, che non significa che il tè nero sia necessariamente più salutare, entrambe le varietà derivano dalla stessa pianta, ma visto che subiscono lavorazioni differenti, risulta modificata la composizione dei loro polifenoli.
Il dato più sorprendente riguarda però la temperatura, infatti bere tè estremamente caldo è risultato associato a un rischio cardiovascolare superiore del 16% rispetto al gruppo di confronto dello studio. Come dimostrato da altre ricerche, consumare abitualmente bevande a temperature superiori a 65 °C è associato a un maggior rischio di tumore dell'esofago e l'agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) le classifica come probabilmente cancerogene per l'uomo, evidenza diversa dalla cardiovascolare.
Il consiglio pratico? Lasciare raffreddare il tè prima di berlo, evitando temperature che possano provocare bruciore alla deglutizione.
Sei-otto tazze al giorno per proteggere il cuore?
Tra i partecipanti che hanno bevuto tè almeno una volta alla settimana, il rischio più basso è stato osservato intorno alle sei-otto tazze quotidiane. Quantità non da raccomandare a tutti visto anche il contenuto di caffeina, variabile secondo varietà e preparazione, ma il cui consumo può risultare eccessivo, e disturbare il sonno o provocare palpitazioni nelle persone più sensibili.
In una donna in gravidanza è estremamente importante considerare l'apporto complessivo di caffeina, che l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) indica in 200 mg al giorno complessiva, derivanti da tutte le fonti, come non dannose per il feto.
Il cuore si protegge con uno stile di vita, non con una sola bevanda
Un altro risultato dello studio merita attenzione, le persone che associavano il consumo abituale di tè all'assenza di fumo e a livelli elevati di attività fisica presentavano il profilo di rischio vascolare più favorevole.
Il tè può quindi inserirsi in uno stile di vita salutare, ma non sostituirne gli elementi essenziali, e la prevenzione rimane fondata su alimentazione equilibrata, attività fisica regolare, assenza di fumo e controllo dei principali fattori di rischio.

Infografica generata con AI. Elaborazione editoriale originale SAE Salute su fonti scientifiche e istituzionali
Bibliografia
Ye Z. et al., Habitual tea consumption is associated with lower cardiovascular disease risk, Journal of Internal Medicine, 2026
Istituto Nazionale di Statistica (Istat), Cause di morte in Italia, 2023, 2026
Royal Botanic Gardens, Kew, Camellia sinensis – Species Profile
International Agency for Research on Cancer (IARC), Drinking Coffee, Maté, and Very Hot Beverages, IARC Monographs, Volume 116, 2018
European Food Safety Authority (EFSA), Scientific Opinion on the Safety of Caffeine, EFSA Journal, 2015





