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Anoressia, la proposta per una presa in carico più efficace. Il dolore di Perinetti: "Mi sono sentito impotente"

Nel 2023 il dirigente sportivo ha perso la figlia. La tragedia in un libro al centro di un incontro al Senato per l'annuncio di novità legislative. Melchiorre: "In arrivo un disegno di legge per i pazienti"

Francesca Ferri

Un momento della conferenza stampa. Terzo da sinistra Giorgio Perinetti (@SAE Salute)

Un momento della conferenza stampa. Terzo da sinistra Giorgio Perinetti (@SAE Salute)

Emanuela Perinetti era una giovane donna all’apice di una brillante carriera da sport manager. “La sua era una vita di relazioni eccezionali, gratificanti. Era inserita in una delle 100 startup italiane, lavorava con gli idoli della sua infanzia, come Del Piero”, racconta il padre, Giorgio Perinetti, dirigente calcistico e attuale direttore generale dell'Athletic Club Palermo. “E poi un mostro si è insinuato e se l’è portata via”.

Quel mostro si chiama anoressia nervosa, e nel novembre del 2023 ha messo fine alla vita di Emanuela. La donna aveva solo 33 anni.

“A me sono rimasti l’impotenza, lo smarrimento di un genitore che non riesce a capire, e la disperazione di padre che non può aiutare la figlia a vivere, a salvarla”, racconta Perinetti. Che un anno fa ha raccolto il proprio dolore e lo ha riversato in un libro dedicato alla figlia, “Quello che non ho visto arrivare. Emanuela, l’anoressia e ciò che resta di bello”, scritto insieme al giornalista Michele Pennetti e pubblicato nel novembre 2025 per Cairo. Non un ricordo fine a se stesso, ma una testimonianza per sensibilizzare sui disturbi alimentari.

Oggi in Italia l’anoressia nervosa colpisce circa 600mila persone in Italia, tra i 3 milioni e mezzo che soffrono di disturbi del comportamento alimentare. Di queste 600mila, il 90% sono donne e il 90% ha tra 15 e 25 anni. Aiutare le pazienti non è facile e, come nell’esperienza di Perinetti, “veder arrivare” la malattia non è scontato.

Per la sua dolorosa esperienza Perinetti ha accompagnato stamattina, 3 novembre, nella sala Caduti di Nassiriya del Senato, l’incontro pubblico organizzato del senatore Filippo Melchiorre (FdI) per annunciare la sottomissione al sottosegretario di Stato al Ministero della Salute, Marcello Gemmato, di un disegno di legge per un percorso di presa in carico dei pazienti e delle pazienti con anoressia nervosa.

La proposta nasce dall’esigenza di dare strumenti di cura ai pazienti e un aiuto ai familiari. “In molte regioni mancano posti letto negli ospedali pubblici”, ha spiegato il giornalista Pennetti. “In Puglia, ad esempio, ce ne sono quattro per chi soffre di anoressia e disturbi del comportamento alimentare; in Campania, nessuno”. In molte regioni la cura è possibile solo in strutture private con costi molto alti”.

“L’anoressia nervosa è una patologia complessa – ha detto il sottosegretario Gemmato – ed è importante organizzare le strutture sanitarie perché possano mettere in atto un intervento anticipato”. A maggio a Bari Gemmato presenterà con la Direzione nazionale delle aziende sanitarie un modello per tutte le strutture per la presa in carico dei pazienti affetti da anoressia nervosa.

Il senatore Melchiorre da parte sua ha sottolineato come il valore del libro di Perinetti stia nell’aver “trasformato una tragedia personale in consapevolezza collettiva per consentire alle malate di chiedere aiuto e ai genitori di imparare ad ascoltare”.

Giorgio Perinetti mentre legge alcuni appunti della figlia Emanuela

All’incontro, a cui ha portato il suo saluto Antonio Matarrese, storico dirigente sportivo, hanno partecipato anche il professor Antonio Moschetta, direttore dell’Uoc Medicina Interna del Policlinico di Bari, e la dottoressa Chiara Celentano, esponente dell’AIDAP, Associazione italiana disturbi dell’alimentazione e del peso.

“La medicina deve imparare a riconoscere prima chi è più esposto a una malattia – ha spiegato Moschetta –. Prima del sequenziamento del DNA, avviato nel 2003 con il Progetto Genoma Umano, noi ricercatori immaginavamo che un singolo prelievo alla nascita avrebbe potuto indicare le patologie future. E invece non è così”. Non basta considerare il DNA, ma “occorre collegarlo all’ambiente e allo stile di vita, senza separare mente e corpo”. In questa prospettiva i disturbi alimentari, ma anche la schizofrenia, i disturbi dell’umore e le malattie del fegato, sono tra le condizioni in cui la predisposizione genetica e il modo di vivere assumono rilievo”.

La dottoressa Celentano ha portato sul tavolo il tema dell’autonomia decisionale dei pazienti. “La malnutrizione può compromettere la capacità di decidere”, ha spiegato. Per questo di fronte a una paziente che rifiuta le cura “un intervento salvavita può servire a ristabilire le condizioni per una scelta significativa”. Ha raccontato anche la propria esperienza personale. “Ho sofferto di anoressia dai 13 ai circa 30 anni, con alti e bassi e numerosi tentativi terapeutici”, ha spiegato. “Mi sono rivolta a uno psicologo e a uno psichiatra” ma questo aiuto “non interveniva in modo specifico sul disturbo alimentare”. Studiando medicina mi ha dato fiducia nell’idea che il cervello sia un organo come gli altri. Come avviene quando le cellule Beta del pancreas smettono di funzionare, e quindi si diventa diabetici e occorre assumere insulina per compensare, anche nei disturbi dell’umore il problema è riconducibile a un malfunzionamento cellulare e alla ridotta produzione di neurotrasmettitori, ad esempio serotonina, dopamina e noradrenalina”. Intervenire tempestivamente è fondamentale.