
"Dottore, me lo spieghi in parole semplici": perché in ospedale non bisogna temere di fare domande
Durante visite o ricoveri alcuni hanno paura di chiedere chiarimenti o si vergognano a dire di non aver compreso le parole del medico: la guida per il diritto a comprendere le cure

(Magnific)
Entrare in un ospedale o in uno studio medico e non capire cosa ci sta dicendo il medico, a che servono gli esami che ci ha prescritto, che cosa sono i farmaci che dobbiamo prendere. La quantità di informazioni, i termini tecnici e le decisioni da prendere possono farci pensare che il nostro ruolo di pazienti sia semplicemente quello di ascoltare e seguire le indicazioni. In realtà, una buona comunicazione tra paziente e medico è fondamentale per il percorso di cura. E il paziente ha tutto il diritto di capire le spiegazioni e le indicazioni del medico.
Il consenso informato: non basta una firma
“Perché devo fare questo esame?”, “Quali rischi comporta la terapia?”, “Esistono alternative?”. Sono domande legittime, alle quali il paziente ha diritto di ricevere risposte chiare e comprensibili. La legge 22 dicembre 2017 n. 219, sul consenso informato e sulle disposizioni anticipate di trattamento, riconosce il diritto a conoscere la propria diagnosi, la prognosi, i benefici e i rischi dei trattamenti proposti e le possibili alternative terapeutiche. Il consenso informato è un foglio di carta oppure un modulo digitale che il paziente compila e firma per autorizzare un trattamento sanitario, dopo aver ricevuto dal medico tutte le spiegazioni necessarie. Non è una semplice firma su un documento, ma un processo che consente al paziente di ricevere informazioni adeguate sulla propria condizione e sulle possibilità, così da poter esprimere consapevolmente le proprie preferenze. È importante che il paziente sia capace di decidere se accettare o rifiutare un trattamento, oppure revocare un consenso precedentemente espresso, dopo esser stato informato sulle possibili conseguenze e nel rispetto delle disposizioni previste dalla legge.
Una buona comunicazione migliora il percorso di cura
Comprendere perché si assume un farmaco, quali benefici aspettarsi e quali effetti indesiderati segnalare può favorire una partecipazione più attiva e una migliore aderenza alle terapie. Alcune persone hanno paura di fare domande perché temono che il medico possa sentirsi messo in discussione. In realtà, chiedere chiarimenti è parte del percorso di cura e aiuta anche il medico a conoscere il paziente, capire i suoi dubbi e le sue necessità, correggendo anche eventuali incomprensioni. Le diagnosi e le indicazioni terapeutiche a volte sono espresse con termini molto tecnici, e chi non è del settore può non comprendere cosa sta accadendo. Chiedere spiegazioni sulla diagnosi, o anche sul funzionamento della terapia e sugli effetti dei farmaci è assolutamente normale. La comunicazione medico-paziente favorisce l’aderenza alla terapia: se una persona comprende perché deve assumere un dato farmaco e sa cosa aspettarsi, è più probabile che segua correttamente le indicazioni.

I diritti del paziente: cosa è importante sapere
Durante il ricovero, ogni persona conserva diritti fondamentali che riguardano non solo le cure ricevute, ma anche il rispetto della propria dignità, della riservatezza e della sicurezza.
Informazione e partecipazione: il paziente ha diritto a conoscere la propria condizione clinica, comprendere le cure proposte e ricevere spiegazioni chiare. E se qualcosa non è chiaro, è importante fare domande senza temere che il medico possa sentirsi messo in discussione.
Consenso e autodeterminazione: è possibile accettare o rifiutare un trattamento sanitario e, nei limiti previsti dalla legge, revocare il consenso anche dopo averlo inizialmente espresso.
Documentazione sanitaria: i cittadini hanno il diritto di accedere ai propri dati clinici e richiedere la documentazione sanitaria disponibile, anche per ottenere un secondo parere medico, secondo le procedure previste. Non devono sentirsi dei “traditori” se vogliono sentire l’opinione di un altro medico.
Riservatezza: si può indicare quali familiari o persone di fiducia siano autorizzati a ricevere informazioni sulla propria salute. Non tutti sanno che essere un familiare non dà automaticamente diritto ad accedere ai dati sanitari.
Dignità e sicurezza: ogni paziente ha diritto a ricevere un’assistenza rispettosa, senza discriminazioni, e cure appropriate, organizzate secondo criteri di sicurezza. Se, ad esempio, durante il ricovero si avverte un malessere o si ha il dubbio che qualcosa non vada, è importante segnalarlo al personale sanitario, senza avere paura di disturbare.
Gestione del dolore: il dolore deve essere valutato e trattato in modo adeguato, tenendo conto delle condizioni cliniche della persona. Non bisogna normalizzarlo, avere paura o accettare che venga sminuito.
Tutela delle persone fragili: minori e persone che non possono esprimere autonomamente il consenso devono essere adeguatamente protette, nel rispetto delle garanzie previste dalla legge.
Diritto di reclamo: in caso di disservizi o problemi durante il ricovero, il paziente può segnalarli alla direzione sanitaria o all’Ufficio Relazioni con il Pubblico (URP).
Tutti questi principi trovano fondamento nella Costituzione, nelle leggi italiane sul consenso informato e sulla sicurezza delle cure e nella normativa europea sulla protezione dei dati personali.
Spettatore? No, attore.
Il paziente non è uno spettatore della propria cura. Ha il diritto di comprendere ciò che gli viene spiegato, soprattutto per poter intraprendere e perseguire al meglio quello che sarà il percorso terapeutico. È importante che riceva informazioni mediche chiare, fornite con un linguaggio che sia adatto a quella persona in particolare. La cura non è un processo a senso unico, in cui il medico decide e il paziente esegue. Una comunicazione sanitaria efficace e un confronto aperto consentono al paziente di comprendere meglio la propria situazione e partecipare alle decisioni terapeutiche che riguardano la sua salute. Fare domande al medico non significa mettere in dubbio il professionista, ma diventare parte attiva del proprio percorso di cura.
Bibliografia
World Health Organization (WHO), Integrated people-centred health services, 2024
Ministero della Salute, Legge 22 dicembre 2017, n. 219: Consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento, 2024
Legge 22 dicembre 2013, n. 219, Norme in materia di consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento
Legge 8 marzo 2010, n. 38, Accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore
Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (Regolamento generale sulla protezione dei dati - GDPR)


