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Diagnostica Avanzata

Risonanza in 10 minuti e piccoli tumori asportati durante l'esame: il futuro della radiologia è oggi

Seconda giornata del congresso nazionale della SIRM: diagnosi più accurate e meno stress per i pazienti. Gandolfo e Grassi: "Una grande opportunità anche per il Servizio Sanitario Nazionale"

Francesca Ferri

(Magnific)

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Vedere la malattia. E quindi intervenire. Subito. Non è più un miraggio, e non è neppure il futuro della medicina. Grazie ai progressi della radiologia, è già il presente. Con vantaggi inimmaginabili, fino a pochi anni fa: diagnosi più accurate, pazienti meno stressati, interventi meno invasivi, meno sprechi per il Sistema sanitario nazionale.

Il tema è al centro della seconda giornata del Congresso Nazionale della Società Italiana di Radiologia Medica e Interventistica (SIRM), in corso a Milano (5-8 novembre 2026).

Chiave di volta è l’intelligenza artificiale, “uno degli strumenti più importanti di questa trasformazione”, la definisce Andrea Laghi, direttore del Dipartimento di Diagnostica per Immagini IRCCS Istituto Clinico Humanitas, professore ordinario di Radiologia, Humanitas University.

“Pensiamo innanzitutto alla durata degli esami, che può costituire una fonte di stress per i pazienti, soprattutto per quelli più fragili. Dieci anni fa una risonanza magnetica poteva richiedere 20-30 minuti, mentre oggi, grazie alle nuove tecnologie, alcune acquisizioni possono essere completate anche in circa 10 minuti. Gli algoritmi, sviluppati attraverso l’analisi di enormi quantità di dati, consentono di accelerare l’esame senza rinunciare alla qualità diagnostica. Nella tomografia computerizzata, inoltre, l’intelligenza artificiale può contribuire a ridurre la dose di radiazioni necessaria per ottenere immagini di qualità. Un vantaggio particolarmente importante per i pazienti oncologici, che spesso devono sottoporsi a esami ripetuti nel tempo per monitorare l’andamento della malattia e la risposta ai trattamenti”.

La trasformazione della radiologia non riguarda però soltanto la tecnologia. Il cambiamento più profondo è rappresentato dal passaggio dalla diagnosi al trattamento diretto delle malattie. La radiologia interventistica consente infatti di eseguire procedure mirate e mininvasive, spesso guidate dalle immagini, spesso alternativa alla chirurgia tradizionale. In pazienti selezionati, questi approcci possono contribuire a ridurre le complicanze, abbreviare i tempi di ricovero e favorire un recupero più rapido.

"Uno degli esempi più significativi arriva dall’oncologia”, spiega Gianpaolo Carrafiello, direttore del Dipartimento Area dei Servizi Policlinico di Milano e professore ordinario di Diagnostica per Immagini Università degli Studi di Milano. “Queste procedure trovano applicazione soprattutto in alcune neoplasie del fegato, del rene e in determinate localizzazioni metastatiche. Nell’epatocarcinoma, in particolare, l’ablazione rappresenta già un’opzione terapeutica consolidata per pazienti accuratamente selezionati. Le evidenze scientifiche più recenti ne confermano il valore e, in specifiche condizioni cliniche, documentano risultati confrontabili con quelli della chirurgia. Risultati importanti emergono anche nel trattamento di alcuni tumori renali di piccole dimensioni, per i quali le tecniche ablative possono raggiungere percentuali di successo clinico nell’ordine del 94-96%”.

Rimangono tuttavia alcuni limiti, legati soprattutto alle dimensioni, alla posizione e alla complessità del tumore. “La scelta della strategia più appropriata deve quindi essere sempre condivisa all’interno di un’équipe multidisciplinare”, spiega ancora Carrafiello.

“Un ulteriore fronte di ricerca riguarda la possibile integrazione tra radiologia interventistica e immunoterapia – aggiunge Carrafiello –. Alcuni trattamenti ablativi, oltre a distruggere direttamente il tessuto tumorale, possono determinare modificazioni della risposta immunitaria. Si studia quindi la possibilità che queste procedure favoriscano l’azione dei farmaci immunoterapici, attraverso un effetto sinergico”.

«Questa evoluzione rappresenta una grande opportunità anche per il Servizio Sanitario Nazionale, perché consente di migliorare la qualità dell’assistenza e utilizzare in modo più efficiente le risorse disponibili. Appropriatezza e innovazione devono procedere insieme: prescrivere l’esame giusto, al momento giusto e alla persona giusta significa evitare prestazioni inutili, ridurre i ritardi diagnostici e favorire interventi tempestivi”, sottolineano Nicoletta Gandolfo, presidente SIRM e Roberto Grassi, presidente del congresso.