
Rapporto ASviS, dati shock: 6 milioni di italiani rinunciano alle cure e oltre 5,4 vivono in povertà assoluta
Salute, donne e anziani pagano il prezzo delle disuguaglianze: le donne continuano a sostenere gran parte del lavoro di assistenza

(Magnific)
Parlare di sviluppo sostenibile non significa parlare soltanto di ambiente, energia o cambiamento climatico. Significa anche interrogarsi sulla possibilità di curarsi, alimentarsi adeguatamente, invecchiare con dignità, lavorare senza rinunciare alla famiglia e garantire alle nuove generazioni condizioni di vita migliori.
È questa una delle letture più significative dell'undicesimo Rapporto dell'Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), presentato oggi alla Camera dei Deputati.
Il quadro è preoccupante: nel 2025 sei dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite hanno registrato un peggioramento rispetto all'anno precedente. Dei 38 traguardi quantitativi analizzati, il 58% non appare raggiungibile entro il 2030, mantenendo gli attuali ritmi di avanzamento.
Enrico Giovannini, direttore scientifico dell'ASviS, parla di una «regressione insostenibile», richiamando la necessità di superare una gestione delle politiche pubbliche fondata prevalentemente sulle emergenze. Dietro questi indicatori, però, ci sono soprattutto le condizioni di salute e di vita delle persone.
Sanità: circa sei milioni di italiani rinunciano alle cure
Una delle criticità più rilevanti riguarda l'accesso ai servizi sanitari. Secondo il Rapporto ASviS, circa sei milioni di persone rinunciano a prestazioni sanitarie, mentre persistono difficoltà legate ai tempi di attesa, ai costi e alle differenze territoriali nell'offerta assistenziale. Un quadro coerente con le rilevazioni Istat, che per il 2024 documentavano 5,8 milioni di persone, pari al 9,9% della popolazione, che avevano rinunciato a visite o accertamenti necessari.
Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica si è attestata al 6,2% del prodotto interno lordo. L'invecchiamento della popolazione e la crescente domanda di assistenza rendono ancora più importante la capacità del Servizio sanitario nazionale di rispondere ai bisogni delle persone. L'apertura delle Case della Comunità rappresenta un passo avanti, ma il Rapporto sottolinea la necessità di garantirne il funzionamento attraverso personale adeguato, servizi effettivamente disponibili e integrazione con la rete territoriale.
Donne e lavoro: il peso invisibile dell'assistenza
Le disuguaglianze di genere rappresentano uno degli ostacoli strutturali allo sviluppo del Paese. Nel 2025, secondo ASviS, il tasso di occupazione femminile tra i 20 e i 64 anni era pari al 58% in Italia, contro il 71,3% della media europea. Il divario è particolarmente evidente nel Mezzogiorno e si intreccia con la distribuzione diseguale del lavoro domestico e di cura. Assistere un genitore anziano, un familiare con disabilità o un figlio piccolo continua a gravare soprattutto sulle donne, con conseguenze sulla continuità lavorativa, sulle opportunità di carriera e sulla futura pensione.
Anche l'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (EIGE), nel rapporto pubblicato nel marzo 2026, conferma che in Italia le donne sono maggiormente coinvolte nell'assistenza familiare intensiva e ricevono meno sostegno esterno rispetto agli uomini. Non sorprende quindi che il lavoro a tempo parziale involontario, le interruzioni di carriera e la difficoltà di conciliazione contribuiscano a mantenere il divario economico.
Tra il 2002 e il 2024, inoltre, 195mila donne laureate hanno lasciato il Mezzogiorno per trasferirsi nel Centro-Nord, secondo i dati riportati dall'ASviS ma la questione non riguarda soltanto l'occupazione femminile: riguarda la possibilità di costruire un modello sociale in cui maternità, assistenza familiare, salute e lavoro non siano alternative incompatibili.
Anziani e longevità: vivere più a lungo non basta
L'Italia mantiene un'elevata speranza di vita, ma il Rapporto richiama una sfida sempre più urgente: garantire che l'allungamento della vita sia accompagnato da servizi sanitari e sociali adeguati, e la crescente presenza di persone anziane comporta una maggiore domanda di assistenza per le malattie croniche, la fragilità e la non autosufficienza. Il problema è particolarmente rilevante nelle aree interne e nei territori in cui i servizi sono meno accessibili ecco perché la risposta non può limitarsi solo all'assistenza ospedaliera ma occorrono prevenzione, medicina territoriale, continuità delle cure, assistenza domiciliare e sostegno alle famiglie.
La longevità sostenibile non si misura soltanto negli anni vissuti, ma nella possibilità di trascorrerli conservando autonomia, relazioni e qualità della vita, possibilmente anche nella stessa casa di una vita. È anche attraverso questa prospettiva che va affrontato il carico assistenziale sostenuto dai caregiver familiari, spesso donne che devono conciliare lavoro retribuito e cura dei parenti anziani.
Povertà e alimentazione: quando anche mangiare bene diventa difficile
Nel 2025 oltre 5,4 milioni di persone vivevano in povertà assoluta, pari al 9,3% della popolazione italiana. Tra queste, circa 1,1 milioni erano minori, secondo le stime Istat richiamate dall'ASviS, e la povertà influisce sulle condizioni abitative, sull'accesso ai servizi e sulla possibilità di sostenere un'alimentazione adeguata. I dati Istat sullo sviluppo sostenibile documentano che nel 2025 il 2,2% della popolazione viveva una condizione di insicurezza alimentare, percentuale che raggiungeva il 4,9% fra le persone straniere. Il Rapporto annuale Istat 2026 segnalava inoltre che il 9,3% della popolazione dichiarava di non potersi permettere un pasto proteico ogni due giorni. Si tratta di un indicatore diverso dalla povertà assoluta, che rende comunque evidente la dimensione alimentare delle difficoltà economiche. La questione riguarda quantità se qualità dell'alimentazione, ma una dieta equilibrata richiede accessibilità economica, disponibilità di alimenti salutari e conoscenze nutrizionali, non soltanto scelte individuali.
Per questo l'ASviS propone di rafforzare le mense scolastiche, contrastare la povertà alimentare, promuovere una ristorazione pubblica sostenibile e adottare una legge quadro sulla sicurezza alimentare. La crisi climatica aggiunge inoltre ulteriori rischi: come siccità, alluvioni e danni alle coltivazioni possono compromettere la produzione agricola e la stabilità delle filiere.
Giovani: il disagio psicologico come segnale di vulnerabilità sociale
Tra i dati più significativi emergono quelli relativi al benessere delle nuove generazioni, di estrema attualità anche in questi giorni. Secondo il Rapporto, circa il 16% degli adolescenti e quasi un giovane su cinque tra i 18 e i 34 anni presenta forme di disagio psicologico, sono indicatori che richiedono attenzione, senza essere automaticamente interpretati come diagnosi di disturbo mentale.
Difficoltà economiche, precarietà lavorativa, problemi abitativi e incertezza sul futuro possono contribuire a creare condizioni di vulnerabilità, e qui l'ASviS richiama la necessità di investire nella salute mentale, nei servizi territoriali e nelle opportunità educative e lavorative. La prevenzione deve necessariamente iniziare precocemente e coinvolgere famiglia, scuola, sanità e comunità.
Clima e salute: una relazione che non possiamo ignorare
Sostenibilità ambientale è anche una priorità sanitaria, il Rapporto segnala che il 94,5% dei Comuni italiani è esposto a rischi di dissesto idrogeologico e richiama le conseguenze delle ondate di calore, dell'inquinamento e degli eventi climatici estremi. Le persone anziane, i bambini e chi convive con malattie croniche possono risultare particolarmente vulnerabili agli effetti delle temperature elevate e cambi del clima. ASviS propone di rafforzare gli approcci One Health e Planetary Health, integrando la salute delle persone con quella degli animali, degli ecosistemi e dell'ambiente.
Le priorità: dalla gestione delle emergenze alla prevenzione
Il Rapporto propone interventi immediati e riforme strutturali per la prossima legislatura. Tra le priorità per la salute e il benessere della popolazione emergono il rafforzamento del Servizio sanitario nazionale e della medicina territoriale, la riduzione delle liste d'attesa, gli investimenti nella salute mentale, il sostegno alla non autosufficienza e ai caregiver, la promozione dell'occupazione femminile e il contrasto alla povertà alimentare. L'ASviS propone inoltre di rendere sistematica la valutazione degli effetti delle politiche pubbliche sulle diverse generazioni e sulle disuguaglianze di genere.
Bibliografia e fonti
ASviS - Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, Rapporto ASviS 2026, L'Italia e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile, Sintesi e messaggi chiave, presentazione del 28 ottobre 2026, Sito ufficiale ASviS
Istat, La povertà in Italia – Anno 2025, Comunicato del 15 ottobre 2026
Istat, Rapporto SDGs 2026, Informazioni statistiche per l'Agenda 2030 in Italia, Rapporto
Istat, Rapporto annuale 2026 – La situazione del Paese, Maggio 2026
Istat, Indicatori del Benessere equo e sostenibile: qualità dei servizi e rinuncia alle cure, Dati 2024
European Institute for Gender Equality (EIGE), Gender gaps in care – Italy, Marzo 2026
Organizzazione delle Nazioni Unite, Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, Obiettivi globali


