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Ospedali Dementia Friendly: quando anche l’ambiente diventa parte della cura

Le nuove Linee di indirizzo della Federazione Alzheimer Italia

Daniela de Feo (direttore medico editorialista)

Un anziano paziente in un ospedale (Immagine generata con intelligenza artificiale su prompt editoriale SAE Salute)

Un anziano paziente in un ospedale (Immagine generata con intelligenza artificiale su prompt editoriale SAE Salute)

Se entrare in ospedale può essere destabilizzante per chiunque. Può esserlo ancor di più per una persona con demenza o fragilità cognitiva. Ritrovarsi improvvisamente in un ambiente sconosciuto, rumoroso, con ritmi diversi, persone mai viste e procedure difficili da comprendere può diventare particolarmente faticoso e creare maggior confusione.

Disorientamento, paura, agitazione e inappetenza possono aumentare e il ricovero può favorire complicanze come delirium, cadute, perdita dell'autonomia e declino funzionale.

È da questa consapevolezza che nascono le nuove Linee di indirizzo per la realizzazione di un Ospedale Dementia friendly, elaborate dalla Federazione Alzheimer Italia e presentate in occasione del XV Mese Mondiale Alzheimer.

Il principio è semplice: un Dementia friendly hospital non è un ospedale specialistico dedicato esclusivamente alla demenza. È, nelle parole della Federazione, “un ospedale più umano”, capace di riconoscere precocemente la fragilità cognitiva e di adattare ambiente, organizzazione e modalità di relazione alla persona ricoverata.

Perché l'ospedale può diventare un luogo difficile

Le persone con demenza arrivano spesso in ospedale non per la demenza stessa, ma per una caduta, un'infezione, una frattura, uno scompenso cardiaco o un'altra patologia acuta.

E proprio qui nasce una delle principali criticità: curare il problema acuto senza perdere di vista la fragilità cognitiva della persona.

Secondo il documento, l'ospedalizzazione delle persone con demenza è associata a un rischio maggiore di eventi avversi, tra cui delirium, cadute, reazioni indesiderate ai farmaci, infezioni e perdita di funzionalità, oltre a degenze più lunghe e dimissioni più complesse.

Il modello Dementia Friendly punta quindi a spostare l'attenzione dalla sola malattia che ha determinato il ricovero alla persona nella sua globalità.

Dalle esperienze di operatori e famiglie

Le indicazioni non nascono soltanto dal confronto tra specialisti.

Il progetto, avviato nel 2024, ha raccolto anche l'esperienza diretta di chi lavora negli ospedali e delle famiglie. Alla rilevazione hanno risposto circa 170 professionisti sanitari e circa 800 caregiver.

I risultati mostrano criticità concrete. Solo il 40% degli operatori dichiara di sentirsi realmente a proprio agio nell'assistenza alle persone con demenza. Tra i caregiver, quasi il 60% riferisce di non aver trovato in pronto soccorso personale capace di comprendere adeguatamente i bisogni del proprio familiare o di gestirne confusione e agitazione; più della metà ritiene inoltre insufficiente la preparazione durante il ricovero.

La richiesta che emerge da entrambe le prospettive è molto simile: più formazione, maggiore coinvolgimento dei familiari e una migliore continuità tra ospedale e territorio.

I contenuti delle Linee di indirizzo della Federazione Alzheimer Italia, 2026 (elaborazione grafica SAE Salute)

Delirium e demenza non sono la stessa cosa

Uno dei punti centrali delle linee di indirizzo riguarda il delirium.

Non è sinonimo di demenza. È uno stato confusionale acuto, che può comparire rapidamente e determinare disattenzione, disorientamento, alterazioni della coscienza, agitazione o, al contrario, marcata sonnolenza.

Può essere provocato, per esempio, da un'infezione, disidratazione, dolore, alcuni farmaci o altri problemi clinici. Le persone con demenza presentano un rischio maggiore di svilupparlo durante un ricovero. Per questo riconoscerlo precocemente è fondamentale: dietro un improvviso peggioramento della confusione potrebbe esserci una causa medica identificabile e trattabile.

Il caregiver non è “un visitatore”

Un altro cambio di prospettiva riguarda la famiglia.

Per una persona con demenza, il caregiver conosce spesso ciò che nessuna cartella clinica può raccontare completamente: come comunica, che cosa la tranquillizza, quali sono le sue abitudini, come si muove, mangia e dorme, che cosa può provocarle paura o agitazione.

Le Linee di indirizzo chiedono quindi di considerare il familiare come un vero partner di cura, prevedendo, quando possibile, accessi più flessibili e una partecipazione alla pianificazione assistenziale.

Una semplice “scheda di conoscenza della persona” compilata all'ingresso può, per esempio, fornire all'équipe informazioni preziose e ridurre il rischio che ogni cambio di turno obblighi il paziente e la famiglia a ricominciare da zero.

Anche gli spazi possono curare, o disorientare

Per rendere un ospedale più adatto alla fragilità cognitiva non servono necessariamente interventi tecnologici complessi.

Una segnaletica facilmente riconoscibile, un'illuminazione corretta, meno rumore, ambienti meno caotici, orologi e riferimenti temporali visibili e spazi di attesa più accoglienti possono favorire l'orientamento e ridurre ansia e agitazione.

L'ambiente, quindi, non è soltanto lo scenario in cui viene effettuata una terapia: può diventare una componente della qualità dell'assistenza.

La dimissione comincia prima di lasciare l'ospedale

Il percorso non termina quando il paziente esce dal reparto.

Le Linee di indirizzo propongono di iniziare a programmare la dimissione già nelle prime fasi del ricovero, coinvolgendo caregiver e servizi del territorio e fornendo indicazioni chiare su gestione domiciliare, segnali di allarme e contatti di riferimento.

Tra gli strumenti indicati figurano: assistenza domiciliare integrata, infermiere di comunità e follow-up precoce dopo il rientro a casa. L'obiettivo è evitare che la dimissione diventi una brusca interruzione del percorso e ridurre il rischio di nuovi accessi in ospedale.

Quattro ospedali hanno già iniziato

Il modello è già partito. Sono quattro le strutture già coinvolte nel percorso Dementia friendly: Ospedale Civile di Baggiovara, Ospedale di Sassuolo, Ospedale Sant'Anna di San Fermo della Battaglia e IRCCS Policlinico di Sant'Orsola di Bologna.

A Baggiovara, primo ospedale italiano riconosciuto Dementia friendly nel maggio 2025, il percorso integra formazione, modifiche ambientali, interventi psicosociali, caregiver e territorio. Al Sant'Orsola è attiva dal 2010 anche una Delirium room, uno spazio dedicato in cui l'assistenza multiprofessionale e la presenza del caregiver mirano a ridurre stress e disorientamento.

Dalla cura della malattia alla cura della persona

Il valore delle nuove Linee di indirizzo sta forse soprattutto qui: ricordare che l'umanizzazione delle cure non è un'aggiunta “gentile” alla medicina, ma può diventare parte della sicurezza e appropriatezza clinica.

Per una persona con demenza, essere curata significa anche riuscire a capire dove si trova, avere accanto qualcuno che conosce, mantenere quanto possibile sonno, movimento, alimentazione e autonomia, ed essere coinvolta nelle decisioni compatibilmente con le proprie capacità.

Un ospedale Dementia friendly non cura meno la malattia: prova a curarla senza perdere di vista la persona che la sta vivendo.

Scopri le Linee di indirizzo per gli Ospedali Dementia friendly: Federazione Alzheimer Italia – Dementia Friendly Hospital

Bibliografia

  • Federazione Alzheimer Italia. Linee di indirizzo per la realizzazione di un Ospedale Dementia Friendly. 2026.
  • Federazione Alzheimer Italia. Dementia Friendly Hospital. Progetto e strutture aderenti. 2026.
  • Linee di indirizzo: https://www.alzheimer.it/wp-content/uploads/2026/05/linee_indirizzo_dfh_2026.pdf