
Osteoporosi, Cianferotti (Sisa): "La prevenzione comincia anche da un bicchiere d'acqua"
In Italia una frattura al minuto è provocata da questa malattia cronica, per una spesa di 9,45 miliardi di euro. Per gli intolleranti al lattosio c'è un'alternativa a zero calorie

Una passeggiata nella natura aiuta a mantenere le ossa sane
Una caduta banale, un polso che si rompe, una vertebra che cede. Spesso è così che l'osteoporosi si presenta per la prima volta. Quando, però, la fragilità delle ossa è già presente da anni.
È una delle grandi contraddizioni di questa malattia cronica: può progredire silenziosamente, senza sintomi evidenti, fino alla comparsa di una frattura.
In occasione della Giornata Mondiale dell'Osteoporosi del 20 ottobre, promossa dall'International Osteoporosis Foundation (IOF), i dati richiamano l'attenzione su un problema di salute ancora troppo sottovalutato. Secondo il Ministero della Salute sono infatti circa 5 milioni gli italiani e le italiane che convivono con l'osteoporosi, di cui l'80% sono donne in post-menopausa. Sarebbe tuttavia un errore considerarla soltanto una malattia femminile o una conseguenza inevitabile dell'invecchiamento.
La perdita di massa ossea interessa anche gli uomini, soprattutto in età avanzata, e può essere favorita da malattie croniche, alterazioni ormonali, sedentarietà, malnutrizione e terapie farmacologiche.
Oltre 1.500 fratture al giorno: il conto sanitario dell'osteoporosi
Il rapporto europeo SCOPE 2021 dell'International Osteoporosis Foundation stimava, per il 2019, circa 568.000 nuove fratture da fragilità in Italia: significa oltre 1.500 fratture al giorno, circa una ogni minuto.
Le conseguenze non si limitano alla frattura, ma prendiamo l’esempio di una frattura del femore, che può richiedere intervento chirurgico, ospedalizzazione, riabilitazione e assistenza prolungata. Nei pazienti più anziani può comportare anche perdita permanente dell'indipendenza. E nel caso delle fratture vertebrali, spesso non riconosciute, possono causare dolore cronico, riduzione della statura e limitazioni funzionali serie, oltre richiedere l’uso di farmaci antidolorifici per lungo periodo.
Il peso economico poi è altrettanto rilevante: 9,45 miliardi di euro di costi sanitari e assistenziali diretti, secondo le stime riferite al 2019, una misura della dimensione strutturale del problema, destinato ad aggravarsi con l'invecchiamento della popolazione se non miglioreranno prevenzione e presa in carico.

La prima frattura è un campanello d'allarme, non una fatalità
L'osteoporosi è caratterizzata da una riduzione della resistenza scheletrica, dovuta alla diminuzione della massa ossea e al deterioramento della sua microarchitettura. Il primo segnale può essere una frattura del polso o dell'avambraccio dopo una caduta da posizione eretta. In altri casi compaiono fratture vertebrali, talvolta accompagnate da perdita di altezza, dolore dorsale o modificazioni della postura.
Non ogni frattura dopo una caduta indica necessariamente osteoporosi, tuttavia, una frattura da trauma minimo dopo i 50 anni richiede una valutazione appropriata della condizione minerale ossea.
Tra i principali fattori di rischio figurano l'età, una precedente frattura, la familiarità per frattura del femore, la menopausa precoce, il basso peso corporeo e l'assunzione prolungata di corticosteroidi, e anche negli uomini il rischio deve essere riconosciuto, senza aspettare necessariamente un evento traumatico.
La nutrizione protegge le ossa fin dalla giovane età
Prevenire significa intervenire molto prima della comparsa dei sintomi. Lo sottolinea la professoressa Luisella Cianferotti, associata di Endocrinologia all'Università di Firenze e dirigente medico della struttura di Malattie del Metabolismo Osseo dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi: «Le fratture ossee stanno aumentando vertiginosamente in tutto il mondo in entrambi i sessi. La nutrizione è importante sia nella prevenzione primaria delle fratture da fragilità, cioè ancor prima che si siano manifestate, e ovviamente è di supporto per ogni strategia terapeutica di prevenzione secondaria, ovvero quando queste fratture ci sono già state».
Il picco di massa ossea viene raggiunto generalmente tra i 20 e i 30 anni. Costruire uno scheletro resistente durante la crescita e conservarne la salute nell'età adulta significa quindi investire sulla propria qualità di vita futura.
Non bevi latte? L'acqua minerale ricca di calcio può essere un'alleata
Quando si parla di calcio, si pensa immediatamente a latte, yogurt e formaggi. Eppure, esiste un'altra fonte, spesso sottovalutata, che può contribuire al fabbisogno giornaliero: l'acqua. «Sono sicuramente essenziali i prodotti lattiero-caseari, ma anche altri prodotti contenenti calcio e anche le acque minerali ricche in calcio», ricorda Cianferotti.
Il calcio è indispensabile per la mineralizzazione delle ossa, ma partecipa anche alla contrazione muscolare e alla trasmissione degli impulsi nervosi.
Secondo la normativa europea, un'acqua minerale naturale può essere definita calcica quando contiene più di 150 milligrammi di calcio per litro. Per comprendere il contributo concreto, basta un esempio: bere 1,5 litri di un'acqua contenente 300 mg/L di calcio significa introdurre 450 mg di calcio, una quota rilevante del fabbisogno alimentare quotidiano.
E non si tratta soltanto di quantità, le evidenze indicano che il calcio delle acque calciche viene assorbito efficacemente dall'organismo, con una biodisponibilità generalmente paragonabile a quella del calcio contenuto nei latticini. Il consiglio pratico è leggere sempre l'etichetta dell'acqua, verificando il contenuto di calcio espresso in mg/L., ricordando che anche l'acqua del rubinetto può contribuire a fornirlo secondo la composizione locale.
Il ruolo dell'acqua e dell'alimentazione per la salute scheletrica è stato uno degli argomenti protagonisti anche del recente congresso della SISA, la Società italiana di Scienze dell'alimentazione, che si è tenuto a Roma a settembre. La presidente, la professoressa Silvia Migliaccio, ordinaria di Scienza dell'Alimentazione alla Sapienza Università di Roma, ne ha sottolineato il valore rispondendo alle domande di SAE Salute: «Il calcio è un minerale fondamentale per la salute delle ossa», ha spiegato Migliaccio, e la buona notizia è che «l'acqua apporta zero calorie, ma può contenere quantità significative di calcio e altri minerali».
Vitamina D: essenziale per le ossa, ma attenzione al fai-da-te
La vitamina D svolge un ruolo fondamentale nel metabolismo del calcio e del fosforo, favorendone l'assorbimento intestinale e contribuendo alla corretta mineralizzazione dello scheletro e alla salute muscolare.
La principale fonte di vitamina D è la sintesi cutanea indotta dai raggi ultravioletti B (UVB). La vitamina D3 prodotta nella pelle viene successivamente metabolizzata nel fegato a 25-idrossivitamina D [25(OH)D] e, prevalentemente nel rene, trasformata nella sua forma biologicamente attiva, il calcitriolo [1,25(OH)₂D], un ormone che regola l'equilibrio del calcio e del fosforo.
La produzione cutanea varia in funzione di fattori come stagione, orario, tipologia della pelle, età e superficie corporea esposta al sole, Non esiste una dose di vitamina D valida per tutti, né vale il principio secondo cui assumerne di più garantisca una maggiore protezione. La supplementazione, quando indicata, deve considerare il quadro clinico, l'apporto alimentare di calcio, i fattori di rischio e le terapie in corso, evitando dosaggi eccessivi non giustificati.
Il messaggio è chiaro: la vitamina D è indispensabile per la salute scheletrica, ma la sua integrazione deve rispondere a un bisogno clinico e non che “più è meglio”.

Infografica generata con AI. Elaborazione originale SAE Salute su contenuti International Osteoporosis Foundation (IOF), World Osteoporosis Day
Dieta e movimento non bastano? I farmaci ci sono, e sono efficaci
L'osteoporosi si può prevenire, e quando diagnosticata, può essere trattata. Calcio e vitamina D sono l’ABC, ma quando non bastano diverse sono le classi di farmaci disponibili ed efficaci, dagli antiriassorbitivi, che rallentano la perdita di tessuto osseo, ai farmaci osteoanabolici, che ne stimolano la formazione.
L’indicazione dipende dalla gravità dell'osteoporosi, dalla presenza di fratture, dall'età, dal profilo di rischio e dalle condizioni cliniche personali. In Italia l’accesso alle terapie rimborsate dal Servizio sanitario nazionale, per i pazienti che soddisfano i requisiti sono regolamenta dalla Nota AIFA 79.
L'osteoporosi è una malattia cronica e la terapia deve essere costante; richiede rivalutazioni periodiche, modifiche e, in alcuni casi, una sequenza programmata di trattamenti nel tempo. La terapia non deve essere interrotta autonomamente, specie nel caso di trattamento con alcune classi di farmaci la cui sospensione può aumentare, paradossalmente, il rischio di fratture.
Bibliografia
Ministero della Salute, Osteoporosi: prevenzione, fattori di rischio e impatto sulla salute, Portale istituzionale del Ministero della Salute
International Osteoporosis Foundation (IOF), SCOPE 2021, Epidemiology, Burden, and Treatment of Osteoporosis in Italy
Nuti R, Brandi ML, Checchia G, et al., Guidelines for the management of osteoporosis and fragility fractures, Internal and Emergency Medicine, 2019
Thomasius F, Kurth A, Baum E, et al., Clinical Practice Guideline: The Diagnosis and Treatment of Osteoporosis, Deutsches Ärzteblatt International, 2025
Hawarden A, Paskins Z, Mughal F., What's new in osteoporosis management? Leading the fight in primary care, British Journal of General Practice, 2024
Vannucci L, Fossi C, Quattrini S, et al., Calcium Intake in Bone Health: A Focus on Calcium-Rich Mineral Waters. Nutrients
Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), Nota 79: Farmaci per il trattamento dell'osteoporosi
International Osteoporosis Foundation, World Osteoporosis Day 2026 “Build, Protect, Strengthen Your Bones for Life, 2026


