
Vitamina C contro il raffreddore: quando non ha senso prendere integratori
Naturalmente presente in tanti alimenti, aiuta le difese immunitarie. Dalla dose massima al ruolo delle proteine, ecco cosa c'è da sapere per affrontare l'inverno

(Magnific)
La vitamina C, o acido ascorbico, è una molecola naturalmente presente in tanti alimenti, tra cui arance, kiwi, broccoli, fragole, peperoncini. Il suo ruolo nel funzionamento del sistema immunitario fa pensare da anni che essa sia una potenziale alleata nella prevenzione e nella cura delle infezioni. Sappiamo, infatti, che una carenza di questa vitamina può compromettere le nostre difese immunitarie e aumentare la suscettibilità alle infezioni. Ma ha davvero senso assumerne quantità aggiuntive per sostenere il sistema immunitario, quando l’organismo ne possiede a sufficienza?
Il ruolo della vitamina C contro le infiammazioni
Quando un agente estraneo, come un virus o un batterio, entra nel nostro organismo, le cellule del sistema immunitario si attivano per riconoscerlo e contrastarlo. Per svolgere correttamente questo compito hanno bisogno anche della vitamina C, che partecipa a diversi processi della risposta immunitaria. Tra le funzioni troviamo la protezione delle cellule dello stress ossidativo, la regolazione della risposta infiammatoria e il supporto alla migrazione e al funzionamento di diverse cellule immunitarie, tra cui i linfociti. La vitamina C contribuisce, inoltre, alla maturazione di alcune di queste cellule e al mantenimento delle loro normali funzioni.
Insomma, è una componente importante delle nostre difese. Ma questo significa che assumerne di più ci protegge maggiormente dalle infezioni?
Vitamina C e raffreddore: cosa succede davvero?
Il raffreddore comune è un’infezione delle alte vie respiratorie causata da diversi virus, tra cui i rinovirus. Quando veniamo contagiati, il nostro sistema immunitario si attiva per contrastare l’infezione. Verrebbe quindi da pensare che assumere una più vitamina C possa aiutarci a prevenire il contagio, o a combattere più efficacemente un raffreddore già in corso. Ma è qui che casca l’asino.
La vitamina C a livello intestinale non può essere assorbita all’infinito. Questo perché il passaggio della vitamina C dal lume intestinale al sangue avviene grazie alla presenza di specifiche proteine. È stato osservato da studi che se l’assunzione di vitamina C supera i 500 mg al giorno (valore raggiungibile seguendo una dieta varia ed equilibrata), queste proteine vengono saturate e la vitamina C in eccesso viene eliminata attraverso le urine. Di conseguenza, in soggetti sani e privi di carenze, un’assunzione eccessiva di vitamina C non può essere utile.
In altre parole, più vitamina C non significa automaticamente più difese immunitarie. Nella popolazione generale, l’assunzione regolare di vitamina C non riduce in maniera significativa il rischio di contrarre il raffreddore, o la sua durata.
Quindi, prima di acquistare integratori nella speranza di superare i danni dell’inverno, ricordiamoci che una dieta varia ed equilibrata è generalmente sufficiente a garantire il giusto apporto di vitamina C. Gli integratori possono essere utili in caso di carenze o quando l’alimentazione non ne garantisce un’assunzione adeguata, ma non rappresentano uno scudo contro i virus.
Bibliografia
Cerullo et al., The Long History of Vitamin C: From Prevention of the Common Cold to Potential Aid in the Treatment of COVID-19, Front. Immunol., 2020



