
Aborto farmacologico, in Toscana la seconda pillola si potrà assumere a casa
La Regione sta completando l’aggiornamento del protocollo per l’interruzione volontaria di gravidanza: cosa cambia e qual è l’iter in Italia

(Magnific)
Una parte dell’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) farmacologica potrà svolgersi a casa, ma all’interno di un percorso sanitario organizzato.
È la novità prevista dall’aggiornamento del protocollo della Regione Toscana, ancora in fase di completamento: nei casi ritenuti clinicamente appropriati, il misoprostolo, il secondo farmaco della procedura, potrà essere assunto al domicilio dopo che il mifepristone è stato somministrato in una struttura sanitaria. È prevista anche l’uniformazione della modulistica nei diversi territori
Il punto da chiarire subito è questo: non si tratta di trasformare l’IVG farmacologica in un percorso senza controllo medico. La donna resta presa in carico dal servizio sanitario dalla valutazione iniziale fino al controllo successivo.
Non una sola “pillola”: come funziona l’aborto farmacologico
L’espressione “pillola abortiva” può creare confusione perché il trattamento utilizza generalmente due farmaci con azioni differenti.
Il mifepristone contrasta l’azione del progesterone e prepara l’utero all’azione delle prostaglandine. Il misoprostolo, assunto successivamente, provoca le contrazioni uterine necessarie all’espulsione. L’intervallo oggi raccomandato tra i due farmaci è preferibilmente di 24-48 ore, con possibili adattamenti sulla base delle condizioni cliniche e del protocollo assistenziale.
La possibilità del domicilio non nasce oggi
A novità della regione toscana va inserita nel quadro nazionale.
Nel 2020 il Ministero della Salute ha aggiornato le indicazioni sull’IVG farmacologica, estendendone l’utilizzo fino a 63 giorni di amenorrea, cioè nove settimane compiute, e superando il precedente obbligo di ricovero continuativo. Il percorso può essere organizzato pertanto anche attraverso strutture ambulatoriali pubbliche adeguatamente attrezzate, consultori autorizzati e day hospital.
Nel 2023 l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha precisato che il mifepristone deve essere somministrato nelle strutture previste dalla normativa, mentre il misoprostolo, dopo valutazione medica e counselling appropriato, può essere consegnato alla donna per l’autosomministrazione al domicilio.
Le Buone pratiche clinico-assistenziali elaborate dalla Fondazione Confalonieri Ragonese su mandato della SIGO, AOGOI e AGUI confermano lo stesso principio: entro i 63 giorni, il mifepristone deve essere somministrato nella struttura sanitaria, mentre il misoprostolo può essere assunto a domicilio, garantendo il collegamento del consultorio o dell’ambulatorio con l’ospedale di riferimento.
La novità della toscana è quindi soprattutto organizzativa: rendere questa modalità concretamente applicabile attraverso un percorso regionale più uniforme.
IVG in Italia: qual è l’iter
È importante distinguere due numeri che vengono spesso confusi.
La Legge 194/1978 consente di richiedere l’IVG entro i primi 90 giorni di gravidanza, nelle condizioni previste dalla legge.
I 63 giorni, invece, riguardano il limite entro il quale l’IVG farmacologica può essere organizzata secondo il percorso ambulatoriale o consultoriale previsto dalle indicazioni nazionali.
Il percorso comprende generalmente:
Richiesta e colloquio. Ci si può rivolgere a consultorio familiare, medico di fiducia, ginecologo o struttura autorizzata. Vengono raccolte la storia clinica e la richiesta e illustrate le diverse opzioni.
Certificazione. In assenza di urgenza, la Legge 194 prevede un periodo di sette giorni dopo il rilascio del certificato; in presenza di condizioni urgenti sono previste modalità differenti.
Valutazione clinica. Devono essere considerate epoca gestazionale, condizioni di salute, eventuali controindicazioni, rischi e appropriatezza del metodo scelto.
Mifepristone. Viene somministrato nella struttura sanitaria.
Misoprostolo. Entro i 63 giorni può essere assunto anche a domicilio quando il percorso assistenziale e le condizioni cliniche lo consentono.
Follow-up. Deve essere offerto il controllo dell’avvenuta efficacia della terapia con la verifica dell’esito; quando indicato, il controllo viene generalmente programmato entro 7-14 giorni.
63 o 90 giorni? Non sono la stessa cosa
90 giorni è il riferimento della Legge 194 per l’IVG nel primo trimestre.
63 giorni è invece il limite indicato per la gestione farmacologica in regime ambulatoriale o consultoriale.
Le raccomandazioni scientifiche italiane indicano che tra 64 e 90 giorni il trattamento farmacologico può essere effettuato in ambito ospedaliero, con regimi che richiedono valutazione specialistica e che possono comprendere impieghi off-label dei farmaci.
Che cosa può accadere dopo l’assunzione del misoprostolo
Dopo l’assunzione del secondo farmaco sono attesi crampi e contrazioni uterine, accompagnati da sanguinamento che può essere più abbondante di una normale mestruazione. Possono comparire anche nausea, vomito, diarrea, brividi o febbre transitoria.
Per questo la possibilità di trascorrere questa fase a casa deve essere accompagnata da informazioni precise.
Le buone pratiche indicano di richiedere assistenza medica, tra l’altro, in caso di perdite così abbondanti da inzuppare più di due assorbenti grandi ogni ora per due ore consecutive, febbre o malessere che persistono oltre 24 ore dopo il misoprostolo, dolore intenso che non risponde agli analgesici o perdite vaginali maleodoranti.
A domicilio non significa “fai da te”
Questa distinzione è fondamentale.
La gestione domiciliare programmata dai servizi sanitari non è la stessa cosa dell’assunzione autonoma di farmaci acquistati senza prescrizione, senza valutazione dell’epoca gestazionale e senza possibilità di assistenza.
Infatti è importante sottolineare che la sicurezza del domicilio dipende da valutazione clinica, somministrazione di farmaci appropriati, fornire informazioni corrette, e accedere ad una assistenza sanitaria successiva alla sommistrazione del farmaco rapida.
Il punto da ricordare
Portare una parte dell’IVG farmacologica a domicilio non significa spostare sulla donna la responsabilità sanitaria della procedura. Significa, quando clinicamente appropriato, organizzare diversamente l’assistenza mantenendo intorno alla donna una rete di cura accessibile e sicura.
Numeri utili per la salute e la sicurezza delle donne.
Dal 116117 per le cure non urgenti al 112 per le emergenze, passando per i consultori familiari e il 1522 contro violenza e stalking: riferimenti da conoscere per ricevere assistenza, orientamento e supporto nei diversi bisogni di salute e tutela.

Infografica generata con AI, elaborazione originale su contenuti SAE Salute
Importante: i numeri utili non sostituiscono il recapito fornito dalla struttura che segue l’IVG. Prima di tornare a casa, la donna dovrebbe avere un numero del servizio di riferimento, indicazioni scritte sui sintomi attesi e istruzioni chiare su quando rivolgersi al Pronto Soccorso. In Italia le buone pratiche cliniche lo indicano espressamente come elemento del percorso assistenziale.
Bibliografia
Regione Toscana, Toscana Notizie, Aborto farmacologico, sarà possibile assumere a casa la seconda pillola, 26 settembre 2026
Ministero della Salute, Linee di indirizzo sulla interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine, aggiornamento 2020
Istituto Superiore di Sanità. Indicazioni operative per l’offerta della IVG farmacologica in Italia, ottobre 2023
Fondazione Confalonieri Ragonese, SIGO, AOGOI, AGUI. Buone pratiche clinico-assistenziali per il trattamento farmacologico dell’aborto, 2024
SaPeRiDoc, Metodo farmacologico – Interruzione volontaria di gravidanza,. Metodo farmacologico
Sachapara A, Naria SA, Minjarola I, Shrivastava S, Patel T., Adverse events following self-administered abortion pills: A retrospective observational study,. Indian J Med Res. 2026


