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Prevenzione

Ictus, la regola "fast" e il 112 per salvare la vita

Ogni anno in Italia circa 90mila ricoveri, uno su cinque per recidiva. Al Senato, istituzioni, medici e associazioni dei pazienti chiedono prevenzione, cure tempestive e continuità assistenziale

Daniela de Feo

(Magnific)

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Superare un ictus non significa necessariamente tornare alla vita di prima. Dopo l'emergenza comincia spesso un percorso complesso, fatto di riabilitazione, controlli, terapie e nuove difficoltà quotidiane che coinvolgono non soltanto la persona colpita, ma anche la famiglia.

È proprio su ciò che accade prima e dopo la fase acuta che si è concentrato il confronto istituzionale organizzato il 29 ottobre al Senato della Repubblica, in occasione della Giornata mondiale contro l'ictus, con il convegno "ICTUS oltre l'acuto. Prevenire il primo evento e le recidive. L'impegno delle istituzioni per una presa in carico continua".

L'iniziativa, promossa dalla senatrice Giusy Versace in collaborazione con Motore Sanità e con il contributo non condizionante di Bayer Italia, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, professionisti sanitari e associazioni dei pazienti per affrontare una sfida ancora aperta: garantire che alla sopravvivenza seguano il recupero dell'autonomia e una migliore qualità della vita.

Ad aprire il confronto, nella Sala Koch di Palazzo Madama, anche i saluti del presidente del Senato, Ignazio La Russa, che ha richiamato l'importanza di iniziative capaci di portare all'attenzione delle istituzioni temi sanitari di particolare impatto sulla vita delle persone.

Ictus in Italia: 90mila ricoveri l'anno e un evento su cinque legato a recidive

Secondo i dati del Ministero della Salute, ogni anno in Italia si registrano circa 90.000 ricoveri per ictus cerebrale, il 20% dei quali attribuito a recidive. L'impatto della malattia è rilevante anche sul piano economico: uno studio pubblicato sull'European Stroke Journal ha stimato per l'Italia un costo complessivo di circa 6,9 miliardi di euro nel 2017, tra spesa sanitaria e sociale, assistenza familiare e perdita di produttività.

Ma dietro le cifre ci sono soprattutto persone che possono perdere, improvvisamente, capacità motorie, linguaggio, autonomia e indipendenza, e l'ictus rappresenta una delle principali cause di disabilità acquisita nell'adulto e richiede una risposta sanitaria che non si esaurisca con il ricovero.

Schillaci: «Ogni minuto conta. Le cure devono essere accessibili a tutti»

Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha sottolineato che, accanto alla prevenzione, è determinante la rapidità dell'intervento. «Ogni minuto conta», ha ricordato, evidenziando come riconoscere tempestivamente i sintomi e intervenire rapidamente possa fare la differenza tra il recupero delle funzioni compromesse e una disabilità permanente.

Schillaci ha richiamato inoltre la necessità di consolidare un Servizio sanitario nazionale nel quale ospedale e territorio operino in stretta connessione, garantendo a ogni cittadino cure appropriate indipendentemente dal luogo in cui vive e dalle proprie condizioni economiche. Un obiettivo che richiede collaborazione tra istituzioni, professionisti sanitari e associazioni dei pazienti. Per Schillaci, proprio questo dialogo può contribuire a costruire una sanità più capace di tutelare la salute e accompagnare le persone che affrontano le conseguenze di una malattia complessa come l'ictus.

Un momento del convegno "ICTUS oltre l'acuto", organizzato il 29 ottobre al Senato della Repubblica, in occasione della Giornata mondiale contro l'ictus dalla senatrice Giusy Versace. Da sinistra Claudio Zanoni, Federico Ruffo, Giusy Versace, Orazio Schillaci (@SAE Salute)

Giusy Versace: «Ogni euro investito in sanità è un investimento a lungo termine»

La senatrice Giusy Versace, promotrice della mozione parlamentare sulla prevenzione dell'ictus, ha richiamato l'attenzione sulla necessità di trasformare il confronto istituzionale in azioni concrete. «Dietro la parola “ictus” ci sono vite che cambiano all'improvviso, famiglie che si riorganizzano, domande sul futuro», ha ricordato. Versace ha sottolineato anche il valore economico e sociale del recupero funzionale: «Ogni euro messo nella sanità non è una voce di spesa, ma un investimento a lungo termine».

Favorire la riabilitazione e consentire alle persone di recuperare la maggiore autonomia possibile significa infatti migliorare la qualità della vita, ma anche ridurre il peso della disabilità sulle famiglie e sul sistema assistenziale. «Tornare alla propria vita, ai propri affetti e alle proprie aspirazioni deve essere l'orizzonte di ogni percorso di cura», ha concluso.

La mozione presentata al Senato propone una strategia integrata che comprenda prevenzione primaria, reti dell'emergenza, riabilitazione e prevenzione delle recidive, con l'obiettivo di ridurre le disuguaglianze territoriali e monitorare i risultati anche attraverso il contributo di AGENAS e Istituto Superiore di Sanità.

Teresa Carone: «La cura non può essere un privilegio geografico»

Tra i momenti più intensi della giornata, l'intervento di Teresa Carone, presidente di A.L.I.Ce. Puglia ODV, ha riportato il confronto alle difficoltà quotidiane dei pazienti e delle loro famiglie. Carone, colpita da ictus in gioventù e che ha impiegato circa dieci anni per recuperare autonomia, ha evidenziato come, dopo la dimissione ospedaliera, molte persone non dispongano di una guida chiara per orientarsi tra riabilitazione, controlli, servizi territoriali e sostegni disponibili. Il rischio è che il paziente e i caregiver si ritrovino soli proprio nella fase più lunga e delicata del recupero. «La cura non può essere un privilegio geografico», ha sottolineato, richiamando le differenze nell'accesso ai servizi tra i territori italiani.

Nelle parole «Tornare alla vita» si è concentrato il significato più profondo della sua testimonianza: poter recuperare autonomia, relazioni, dignità e possibilità di progettare il proprio futuro. Un obiettivo che non dovrebbe dipendere dalla Regione in cui si vive, dalla disponibilità economica o dalla capacità della famiglia di affrontare autonomamente un percorso assistenziale spesso frammentato.

Antonio Magi: informazione, percorsi tempestivi e alleanza medico-paziente

La necessità di un'informazione capillare e comprensibile è stata sottolineata da Antonio Magi, presidente dell'Ordine provinciale dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri di Roma. Magi ha richiamato l'importanza di far conoscere ai cittadini i sintomi dell'ictus e i percorsi assistenziali da attivare. Nell'ictus ischemico, infatti, le prime ore sono decisive per accedere ai trattamenti di riperfusione. Il riferimento alle sei ore, richiamato durante il confronto, sottolinea l'urgenza dell'intervento, ma non rappresenta una soglia universale: alcune terapie hanno finestre più brevi, mentre in pazienti selezionati specifiche procedure possono essere efficaci anche successivamente.

Il messaggio per i cittadini è uno solo: non aspettare, ma chiamare immediatamente il 112 quando compaiono sintomi sospetti. Magi ha insistito anche sull'alleanza terapeutica: «Insieme si vince», ha affermato, sottolineando che il raggiungimento degli obiettivi di cura richiede collaborazione tra medico e paziente, Una collaborazione che deve fondarsi su informazioni corrette, comprensibili e realistiche.

Il professionista sanitario, ha ricordato, deve spiegare le possibilità di recupero senza alimentare aspettative irrealistiche, condividendo con la persona e con la famiglia obiettivi clinici proporzionati alle condizioni individuali.

AIFA, Pierluigi Russo: anticoagulanti e continuità tra ospedale e territorio

Un contributo particolarmente rilevante sul versante della prevenzione farmacologica è arrivato da Pierluigi Russo, direttore tecnico-scientifico dell'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Russo ha sottolineato il ruolo dell'identificazione dei fattori di rischio e dell'appropriatezza delle terapie anticoagulanti nella prevenzione degli eventi tromboembolici, incluso l'ictus di origine cardiovascolare, quando il trattamento è clinicamente indicato. Russo ha annunciato che l'AIFA sta lavorando alla pubblicazione di un documento organico di linee di indirizzo prescrittive sugli anticoagulanti, con l'obiettivo di favorire un impiego appropriato di questi medicinali nella prevenzione dell'ictus e nella gestione delle patologie tromboemboliche, tra cui trombosi venosa profonda ed embolia polmonare.

Il punto centrale, secondo Russo, è superare la frammentazione tra la fase specialistica e quella territoriale, l paziente deve essere accompagnato lungo un percorso coordinato, dalla valutazione ospedaliera ai successivi controlli affidati agli specialisti e alla medicina generale.

Le linee di indirizzo possono contribuire a definire criteri prescrittivi condivisi, ma la loro applicazione richiede anche uno sforzo organizzativo regionale, adattato alle reti ospedaliere e territoriali effettivamente disponibili, e la prevenzione farmacologica, inoltre, deve essere personalizzata: gli anticoagulanti non sono indicati indistintamente per tutti i pazienti che hanno avuto un ictus, ma in specifiche condizioni cliniche, valutando anche il rischio emorragico.

Vianello e Santalucia: prevenire un secondo ictus significa proteggere l'autonomia

Andrea Vianello, presidente di A.L.I.Ce. Italia ODV, ha ricordato che il primo obiettivo dopo un ictus è salvare la vita, ma non ci si può fermare all'emergenza perché un secondo evento può aggravare la disabilità e compromettere ulteriormente l'autonomia personale.

«Dopo il primo episodio, nessuno venga lasciato solo», ha sottolineato Vianello, chiedendo continuità assistenziale, informazione e sostegno all'aderenza terapeutica.

Un concetto condiviso da Paola Santalucia, presidente dell'Italian Stroke Association – Associazione Italiana Ictus (ISA-AII), che ha ricordato come la prevenzione delle recidive debba iniziare già durante il ricovero. Identificare la causa dell'ictus, controllare pressione arteriosa, fibrillazione atriale, diabete e altri fattori di rischio, scegliere il trattamento appropriato e programmare il follow-up sono passaggi fondamentali.

Riconoscere l'ictus: la regola FAST può salvare una vita

L'ictus è una patologia tempo-dipendente e la rapidità dell'intervento può modificare significativamente la prognosi. Per riconoscere i segnali più comuni è utile ricordare l'acronimo internazionale FAST:

F – Face: il volto appare improvvisamente asimmetrico

A – Arms: un braccio perde forza o non riesce a sollevarsi

S – Speech: compaiono difficoltà nel parlare o comprendere

T – Time: chiamare immediatamente il 112

Infografica realizzata con AI, elaborazione originale SAE Salute. Fonti: Ministero della Salute, ISS, World Stroke Organization

Anche disturbi improvvisi della vista, perdita dell'equilibrio o una cefalea particolarmente intensa e insolita richiedono una valutazione urgente, non bisogna aspettare che i sintomi passino né raggiungere autonomamente il Pronto Soccorso: è fondamentale attivare subito il sistema di emergenza.

Oltre l'acuto: restituire autonomia, dignità e futuro

Il confronto al Senato ha messo in evidenza una convinzione condivisa: il successo della sanità non può essere misurato soltanto attraverso il numero delle vite salvate, occorre considerare anche la capacità di recuperare autonomia, prevenire nuove complicanze, sostenere le famiglie e garantire continuità alle cure.

In questa prospettiva, anche il richiamo emerso durante l'intervento di Pierluigi Russo alla necessità di restituire alle persone «autonomia, dignità e futuro» assume un significato concreto. La sfida è costruire un sistema che accompagni la persona dall'emergenza alla riabilitazione, dai controlli specialistici alla quotidianità, senza interruzioni assistenziali e senza disuguaglianze territoriali. Perché dopo un ictus non basta sopravvivere. Occorre avere la possibilità di tornare a vivere.

Fonti e bibliografia

Ministero della Salute, Giornata mondiale dell'ictus, 29 ottobre 2026

Ministero della Salute, Ictus: epidemiologia, sintomi, terapie e prevenzione

Senato della Repubblica, Mozione sulla prevenzione dell'ictus – Atti seduta 28 ottobre 2026

Motore Sanità, Ictus oltre l'acuto, Programma e razionale del convegno, Senato della Repubblica, 29 ottobre 2026,

A,L,I,Ce, Italia ODV, Ictus oltre l'acuto: convegno al Senato, 2026

Luengo-Fernandez R, et al, Economic burden of stroke across Europe: A population-based cost analysis, European Stroke Journal, 2020

American Heart Association/American Stroke Association, Guideline for the Early Management of Patients With Acute Ischemic Stroke,2026