
Dolore alla pancia? Potrebbe essere il morbo di Chron
Crampi, diarrea ma anche stanchezza e afte in bocca: ecco i sintomi che danno l'allarme. Quando è necessario rivolgersi al medico

(Magnific)
Il morbo di Crohn è una malattia cronica dell'intestino: alcune zone dell'apparato digerente si infiammano e, con il tempo, possono danneggiarsi. Non è contagiosa e non è colpa di chi ne soffre. Procede a fasi: periodi di crisi, con i disturbi, alternati a periodi di benessere. Oggi esistono cure sempre più efficaci e, se la malattia viene riconosciuta presto e seguita con regolarità, la maggior parte delle persone riesce a studiare, lavorare, fare sport e progetti come tutti gli altri.
Nel morbo di Crohn le difese del corpo, che dovrebbero proteggerci, reagiscono in modo eccessivo e irritano la parete dell'intestino. Il risultato è una parete gonfia, arrossata e dolente.
Tre le caratteristiche principali del morbo di Crohn: può colpire qualsiasi tratto dell'apparato digerente, dalla bocca all'ano, anche se di solito interessa l'ultima parte dell'intestino; procede "a chiazze", tra una zona malata e l'altra possono esserci tratti di intestino perfettamente sani; l'infiammazione può andare in profondità, interessando tutto lo spessore della parete e non solo la superficie. Per questo, con il tempo, possono comparire complicazioni.
Può comparire a qualsiasi età, ma più spesso tra i 15 e i 35 anni circa. Esiste anche nei bambini e, meno spesso, nelle persone anziane. Colpisce uomini e donne. e, negli ultimi decenni, è diventata più frequente in molti Paesi.
Cause e sintomi
Non esiste una causa unica e certa. Dipende dall'incontro di più fattori: la predisposizione, avere un parente stretto con la malattia aumenta un po' il rischio; le difese del corpo che reagiscono in modo sbagliato; i microbi dell'intestino, il cui equilibrio può essere alterato; l'ambiente e lo stile di vita, tra i fattori noti, il fumo è quello più chiaramente legato a una malattia più difficile da controllare. Il morbo di Crohn non è contagioso, non è causato dallo stress e non dipende da un singolo cibo. Lo stress e alcuni alimenti, però, possono rendere più pesanti i disturbi in chi ne soffre già.
I sintomi dipendono da quale parte dell'intestino è colpita e possono comparire lentamente, nel corso di settimane o mesi. I più comuni sono: dolore alla pancia, spesso sotto forma di crampi, frequente nella parte bassa a destra, e a volte dopo i pasti; diarrea che dura nel tempo, a volte con muco. Il sangue nelle feci può esserci, ma è meno frequente rispetto alla colite ulcerosa; stanchezza marcata e senza una ragione evidente; perdita di appetito e di peso, senza averlo voluto; febbre leggera che va e viene; piccole lesioni in bocca (afte) che tornano spesso; dolore, bruciore, gonfiore o fuoriuscita di liquido o pus vicino all'ano: sono segni da non sottovalutare e da segnalare subito; nei bambini e negli adolescenti, crescita più lenta, comparsa ritardata della pubertà, poca energia.
Se l'infiammazione permane a lungo, l'intestino può danneggiarsi. Le complicazioni più comuni sono: restringimenti dell'intestino, che rendono più difficile il passaggio del cibo e possono dare crampi forti, gonfiore e vomito; "piccoli canali" anomali (le fistole) che si formano tra l'intestino e un'altra parte del corpo, ad esempio la pelle vicino all'ano; raccolte di pus (ascessi) dolorose, a volte con febbre; carenze di sostanze nutritive come ferro, vitamina B12 e vitamina D, perché l'intestino assorbe meno.
Quando è il momento di andare dal medico
Bisogna consultare un medico se la diarrea dura più di due o tre settimane; se il dolore alla pancia è ricorrente, anche di notte; se si perde peso senza motivo; se si avverte stanchezza, se si rileva sangue o muco nelle feci, se si accusa dolore all’ano o afte ricorrenti in bocca; se c'è già qualcuno in famiglia con una malattia infiammatoria dell'intestino e compaiono questi disturbi.
I sintomi da soli non bastano, perché molte altre condizioni li provocano. Il medico di solito valuta la storia familiare e le abitudini, compreso il fumo e prescrive: esami del sangue e delle feci, per cercare segni di infiammazione e anemia, ed escludere infezioni che possono dare disturbi simili; colonscopia, esame in cui una sottile sonda con una piccola telecamera permette di guardare l'interno dell'intestino e di prelevare minuscoli campioni di tessuto da analizzare; ecografia, risonanza magnetica o TAC, che permettono di vedere le parti dell'intestino che la sonda non raggiunge. Non bisogna temere questi esami: sono eseguiti con una preparazione adeguata e, quando serve, con una sedazione leggera.
Come si cura
La scelta della cura dipende da dove è localizzata la malattia, da quanto è intensa e da come sta il singolo paziente. Le opzioni principali sono: farmaci antinfiammatori per le forme lievi, farmaci a base di cortisone, usati per periodi brevi; “farmaci biologici" che bloccano in modo mirato alcuni segnali dell'infiammazione nelle forme moderate a gravi.
Il supporto nutrizionale, a volte con speciali formule alimentari, è indicato per correggere le carenze e aiutare la crescita nei più giovani.
Potrebbe essere necessario anche un intervento chirurgico per togliere un tratto malato di intestino, ad esempio quando c'è un restringimento o un ascesso che le medicine non risolvono. L'intervento non guarisce la malattia, ma può dare un lungo periodo di benessere.
Il morbo di Crohn è una malattia con cui si può convivere bene, soprattutto se riconosciuta presto. Dolori alla pancia, diarrea che dura nel tempo, perdita di peso, stanchezza e problemi vicino all'ano vanno sempre segnalati al medico. Con una diagnosi precoce, cure adeguate e controlli regolari, si può ridurre il rischio di complicazioni e vivere una vita piena.
Bibliografia
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