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Sole, melanoma e creme solari: cosa dice davvero la scienza

Affermazioni come “il sole non causa il melanoma” e “le creme solari sono tossiche” semplificano pericolosamente un tema complesso: i raggi UV restano un fattore cancerogeno

di Claudia Orlanno (biologa editorialista)

(Foto @Canva)

(Foto @Canva)

La Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse (SIDeMaST) interviene per fare chiarezza su alcune affermazioni diffuse alla fine di luglio 2026 sui social sul rapporto tra sole, melanoma e creme solari. In un comunicato ricorda che i raggi ultravioletti rappresentano un fattore di rischio riconosciuto per lo sviluppo di tumori cutanei e che la fotoprotezione è uno strumento fondamentale di prevenzione. Questo non significa che il sole debba essere demonizzato, ma un’esposizione eccessiva, non protetta e associata a scottature ripetute aumenta il rischio di danni alla pelle.

Il sole fa venire il melanoma: vero o falso?

Vero. Le radiazioni ultraviolette sono classificate come cancerogene per l’uomo e rappresentano uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo dei tumori della pelle. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ricorda che la maggior parte dei tumori cutanei è legata all’esposizione ai raggi UV provenienti sia dal sole sia da fonti artificiali, come i lettini abbronzanti.

Anche l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) conferma che le radiazioni UV sono la principale causa ambientale dei tumori cutanei, inclusi melanoma, carcinoma basocellulare e carcinoma squamocellulare. Secondo una stima IARC pubblicata nel 2025, oltre l’80% dei melanomi cutanei diagnosticati nel mondo nel 2022 sarebbe attribuibile all’esposizione ai raggi UV.

Le creme solari aumentano il rischio di cancro?

Falso. Anche questa affermazione non trova conferma nelle evidenze scientifiche. La confusione nasce anche da una lettura impropria di uno studio pubblicato su Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention.  In realtà, lo studio non era stato progettato per dimostrare un rapporto di causa-effetto creme solari e tumori, ma per analizzare il ruolo di fattori genetici e ambientali nello sviluppo di tumori cutanei.

Gli stessi autori hanno spiegato che il risultato osservato può essere dovuto al cosiddetto sunscreen paradox: le persone che utilizzano con maggiore frequenza la protezione solare sono spesso quelle che si espongono più a lungo al sole, hanno una pelle particolarmente chiara, hanno già subito scottature o, sentendosi protetti dalla protezione, restano più tempo al sole. Reuters ha verificato questa interpretazione con l’autore senior dello studio, che ha chiarito che non dimostra che siano le creme ad aumentare il rischio di melanoma.

Il sole serve alla vitamina D, quindi proteggersi è sbagliato?

Questo è parzialmente corretto. È vero che l’esposizione ai raggi UV contribuisce alla sintesi di vitamina D, fondamentale per la salute delle ossa e per numerose funzioni dell’organismo. Tuttavia, questo non significa che sia necessario a lungo e senza protezione.

“L’OMS afferma che una certa esposizione UV è utile per la vitamina D, ma raccomanda misure di protezione quando l’indice UV è pari o superiore a 3.”

Come proteggersi davvero dal sole?

La crema solare rappresenta solo uno degli strumenti di prevenzione. Una corretta fotoprotezione comprende anche altri comportamenti, come evitare l’esposizione nelle ore centrali della giornata, cercare ombra quando possibile, indossare cappello, occhiali da sole e indumenti protettivi e applicare una protezione solare a SPF elevato sulle aree esposte, ricordandosi di applicarla ogni due ore e dopo il bagno o un’intensa sudorazione.

È importante, inoltre, non considerare la crema solare come un “lasciapassare” per prolungare il tempo trascorso al sole. Come dice il Ministero della Salute attraverso la campagna “Proteggi sempre la tua Pelle” ricorda che proteggere la pelle con solari ad alta protezione, insieme ad altre misure di protezione, contribuisce a ridurre il rischio di tumori cutanei, invecchiamento precoce e scottature.

Il punto

Il sole non è un nemico e non deve essere demonizzato. È una fonte di luce, benessere e vitamina D. Ma la pelle ha memoria dell’esposizione ai raggi ultravioletti: le scottature, soprattutto ripetute, non sono piccoli incidenti estivi, ma segnali di danno biologico che possono lasciare conseguenze che si manifestano anche molti anni dopo.

La buona prevenzione non vive negli estremi. Vive nella misura: sole sì, ma con intelligenza; abbronzatura sì, ma senza ustioni; creme solari sì, ma usate correttamente e insieme a cappello, ombra e abiti protettivi.

 

Referenze

[1] World Health Organization. Ultraviolet radiation. Fact sheet.

[2] WHO. Radiation: The ultraviolet UV index.

[3] UK Biobank / Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention. Gene–Environment Analyses in a UK Biobank Skin Cancer Cohort Identifies Important SNPs in DNA Repair Genes That May Help Prognosticate Disease Risk.

[4] IARC PRESS RELEASE No. 367 27 May 2025 New study results show UV radiation is responsible for more than 80% of melanoma cases worldwide. 2025

[5] European Commission / SCCS. Safety assessment on zinc oxide and titanium dioxide nanoforms as UV filters in cosmetic products.

[6] SIDeMaST. Comunicato stampa: Negare che i raggi UV causino i tumori della pelle è mistificazione e follia. 28 luglio 2026