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Pelle in menopausa, come il calo degli estrogeni cambia cute e sottocute

Tira dopo la doccia, è secca come mai prima, vi compaiono le piccole rughe: il nostro organo di barriera è molto sensibile agli ormoni: ecco i suoi meccanismi e come comportarsi

Daniela de Feo (direttore medico editorialista)

(Magnific)

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La pelle che tira dopo la doccia, una secchezza mai avvertita prima, piccole rughe che sembrano comparire più rapidamente o un viso che perde compattezza. Durante la transizione menopausale molte donne riconoscono questi cambiamenti, ma raramente li collegano alla riduzione degli estrogeni. Eppure la pelle è uno degli organi più sensibili agli ormoni: il loro calo modifica epidermide, derma e tessuto sottocutaneo. Conoscere questi meccanismi aiuta a distinguere ciò che appartiene alla menopausa da ciò che richiede una valutazione dermatologica e a scegliere cure quotidiane realmente utili.

Menopausa non è solo una questione di rughe

La pelle non è un semplice rivestimento. È un organo di barriera, immunitario, sensoriale e metabolico, capace anche di produrre e trasformare ormoni. Le sue cellule possiedono recettori per gli estrogeni, soprattutto il recettore beta, presenti nei cheratinociti dell’epidermide, nei fibroblasti del derma, nei vasi, nei follicoli piliferi e nelle ghiandole sebacee.

Con la perimenopausa la produzione ormonale diventa irregolare; dopo la menopausa, la disponibilità di estrogeni si riduce nettamente. Anche la produzione locale nella pelle e l’espressione dei recettori estrogenici possono diminuire. Il risultato non è un unico sintomo, ma una progressiva modifica dell’architettura e delle funzioni cutanee.

Infografica originale elaborata con supporto di AI sulla base della letteratura scientifica citata, ©SAE Salute 

Epidermide

Nello strato più superficiale della cute, gli estrogeni modulano l’attività dei cheratinociti e contribuiscono al rinnovamento cellulare, alla funzione di barriera e alla capacità di trattenere acqua. Quando diminuiscono, l’epidermide può assottigliarsi, mentre lo strato corneo può diventare relativamente più spesso e meno efficiente. Anche la composizione dei lipidi di barriera, compresi i ceramidi, può cambiare: la pelle perde acqua più facilmente, appare più secca e tende a irritarsi.

Gli estrogeni partecipano inoltre ai processi di riparazione. Una loro minore disponibilità può contribuire a una guarigione più lenta e a una maggiore vulnerabilità agli stimoli meccanici o chimici.

Derma

Nel derma gli estrogeni agiscono soprattutto sui fibroblasti, le cellule che producono e rinnovano la matrice extracellulare. Questa rete tridimensionale comprende collagene, fibre elastiche e glicosaminoglicani e costituisce l’impalcatura che dà alla pelle resistenza, elasticità e turgore.

· Collagene. Gli estrogeni favoriscono la sintesi del collagene di tipo I, importante per la resistenza, e di tipo III, coinvolto nelle proprietà elastiche. Contribuiscono inoltre a mantenere l’equilibrio tra produzione e degradazione della matrice.

· Fibre elastiche. Gli estrogeni partecipano all’organizzazione e al rimodellamento dell’elastina. È quindi più corretto parlare di qualità e funzionalità delle fibre elastiche, non soltanto di una loro maggiore produzione.

· Acido ialuronico. Gli estrogeni sostengono la sintesi dei glicosaminoglicani, tra cui l’acido ialuronico, capaci di richiamare e trattenere acqua nel derma. Quando diminuiscono, si riducono idratazione profonda, turgore e morbidezza.

· Microcircolazione. L’azione estrogenica contribuisce alla vascolarizzazione cutanea e all’apporto di ossigeno e nutrienti necessari al metabolismo e alla riparazione dei tessuti.

Sottocute

Il sottocute è formato soprattutto da tessuto adiposo organizzato in compartimenti. Protegge le strutture profonde, partecipa all’isolamento termico e contribuisce al volume e al sostegno della pelle. Il segnale estrogenico influenza la biologia degli adipociti, la distribuzione regionale del grasso, la vascolarizzazione e il rapporto tra tessuto adiposo e strutture connettivali.

Durante la menopausa possono quindi modificarsi quantità e distribuzione del grasso sottocutaneo. Sul volto questo può tradursi in una diversa distribuzione dei volumi e in una minore capacità di sostegno; sul corpo può coesistere con un aumento del grasso viscerale. È però importante non attribuire tutto agli ormoni: contano anche età cronologica, variazioni di peso, genetica, esposizione solare e stile di vita.

Come può cambiare la pelle

La combinazione tra minore produzione di collagene, perdita di glicosaminoglicani, riduzione del sebo e alterazione della barriera può manifestarsi in modi diversi. I cambiamenti più comuni comprendono:

·       Secchezza, sensazione di pelle che tira e maggiore sensibilità;

·       Prurito o irritazione, soprattutto dopo detergenti aggressivi e docce molto calde;

·       Riduzione di elasticità e compattezza, con maggiore lassità;

·       Comparsa o accentuazione di linee sottili e rughe;

·       Pelle più sottile e fragile, più vulnerabile a piccoli traumi;

·       riparazione più lenta delle ferite;

Ccolorito meno uniforme e maggiore evidenza degli effetti accumulati del sole;

·       In alcune donne, acne adulta o aumento dei peli terminali sul viso, legati anche al cambiamento del rapporto tra estrogeni e androgeni.

Non tutte le donne presentano gli stessi segni e la loro intensità non dipende soltanto dal valore degli estrogeni. Fototipo, genetica, malattie concomitanti, farmaci, menopausa naturale o indotta e durata dell’ipoestrogenismo rendono ogni percorso diverso.

Non tutto dipende dagli ormoni

L’invecchiamento cutaneo nasce dall’incontro tra fattori interni ed esposizioni accumulate nel tempo. Il calo estrogenico può accelerare alcuni processi, ma agisce insieme a radiazioni ultraviolette, fumo, inquinamento, sonno insufficiente, stress cronico, alimentazione, variazioni di peso e predisposizione individuale.

Il sole resta uno dei principali responsabili dell’invecchiamento cutaneo visibile. Il foto-invecchiamento danneggia fibroblasti e matrice extracellulare attraverso stress ossidativo e metalloproteinasi, enzimi che frammentano collagene ed elastina. Per questo una buona routine non può compensare anni di esposizione solare senza protezione, ma può limitare ulteriori danni.

La terapia ormonale migliora la pelle

Diversi studi hanno osservato associazioni tra terapia ormonale della menopausa e miglioramenti di collagene, spessore, elasticità o idratazione. Una revisione della letteratura del 2023 ha rilevato benefici su alcuni di questi parametri, ma gli studi erano piccoli, eterogenei e spesso datati, tuttavia la letteratura più recente  conferma risultati nel complesso favorevoli, ma anche sperimentazioni nelle quali rughe o rigidità cutanea non sono migliorate in modo significativo.

Il messaggio clinico è chiaro: la terapia ormonale non deve essere iniziata esclusivamente per contrastare l’invecchiamento della pelle. Può essere prescritta per indicazioni riconosciute, come sintomi vasomotori o sindrome genitourinaria, dopo una valutazione personalizzata di benefici, rischi, età, tempo dalla menopausa, controindicazioni e preferenze della donna. Gli eventuali effetti cutanei rappresentano un beneficio in più possibile, non l’indicazione principale al loro utilizzo.

Quando rivolgersi al dermatologo

Secchezza e perdita di elasticità possono accompagnare la menopausa, ma un sintomo nuovo o persistente non deve essere liquidato come normale. È opportuno chiedere una valutazione in presenza di:

·       Prurito intenso o diffuso che non migliora

·       Eczema, fissurazioni, dolore o segni di infezione;

·       Ferite che non guariscono;

·       Lesioni che sanguinano, cambiano rapidamente o presentano bordi e colori irregolari;

·       Acne improvvisa o marcata, soprattutto se associata ad altri segni di iperandrogenismo;

·       Caduta importante dei capelli o alterazioni di cute e unghie comparse in poco tempo.

Una valutazione può escludere dermatiti, patologie autoimmuni, disturbi tiroidei, carenze nutrizionali, effetti di farmaci o lesioni precancerose e tumorali. La menopausa può essere il contesto, ma non deve diventare l’etichetta che impedisce di cercare altre cause.

La pelle come indicatore di salute

Prendersi cura della pelle in menopausa non significa inseguire un ideale di giovinezza. Significa proteggere un organo che cambia, riconoscerne i segnali e intervenire con misure proporzionate. Gli estrogeni sostengono barriera epidermica, fibroblasti, collagene, fibre elastiche, acido ialuronico, microcircolazione e organizzazione del sottocute. Quando diminuiscono, la pelle ha bisogno di maggiore delicatezza, protezione e ascolto.

Come spesso accade in medicina, non esiste una pozione magica capace di fermare il tempo. Esistono però gesti semplici, evidenze affidabili e percorsi personalizzati che possono mantenere la pelle più sana e giovanile negli anni.