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Malattie Rare

Social, community e salute: perché le domande dei pazienti devono guidare i contenuti

Nelle malattie rare una domanda pubblicata in una community può rivelare un bisogno informativo che nessun comunicato stampa aveva intercettato

Daniela de Feo (direttore medico editorialista)

(Magnific)

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Nelle malattie rare una domanda pubblicata in una community può rivelare un bisogno informativo che nessun comunicato stampa aveva intercettato. Ascoltare non significa rinunciare al rigore scientifico: significa partire dai problemi reali per costruire risposte affidabili, comprensibili e utili.

“Che cosa significa questo risultato?”, “Dove trovo un centro esperto?”, “Questo sintomo può essere collegato alla mia malattia?”, “Come gestisco la terapia nella vita quotidiana?”.

Sono domande semplici solo in apparenza. Nelle malattie rare, dove i pazienti sono geograficamente lontani e dispersi, le informazioni possono essere scarse o frammentate, forum e community online diventano spesso luoghi nei quali cercare informazioni, esperienze pratiche e persone che vivono problemi simili.

Una recente revisione ha identificato quattro bisogni che le risorse digitali possono contribuire a soddisfare nelle malattie rare: supporto all'autogestione, accesso a informazioni di qualità, collegamento con servizi specialistici e sostegno sociale.

La domanda, quindi, non è più soltanto: “Che cosa vogliamo comunicare?” ma: “Che cosa hanno realmente bisogno di sapere le persone?”

Dalla patient-centricity all'ascolto reale

Mettere il paziente al centro (in inglese patient centricity) della comunicazione, non significa semplicemente parlare di pazienti. Significa costruire la comunicazione partendo dalla loro esperienza.

Una strategia centrata sulla persona dovrebbe considerare il linguaggio utilizzato dai pazienti, i problemi incontrati nel percorso di cura e i canali attraverso i quali preferiscono ricevere le informazioni. La patient centricity parte dallo studio sull'esperienza degli utenti; è parlare con pazienti e caregiver e utilizzare ciò che emerge per orientare e ottimizzare linguaggio, messaggi e contenuti.

Questo è particolarmente rilevante nelle malattie rare, dove le community possiedono spesso una conoscenza molto dettagliata di cosa significhi vivere nella quotidianità con la malattia. Aspetti che un articolo puramente clinico rischia di non intercettare.

Dal “medichese” alle domande della vita reale

Una persona non cerca necessariamente “manifestazioni fenotipiche della patologia”. Più facilmente chiederà: “Perché sono così stanco?”, “Posso viaggiare?”, “Questo farmaco interferisce con gli altri?”, “Quali documenti servono per accedere a un centro specialistico?”.

Partire da queste domande consente di trasformare contenuti tecnici in informazioni accessibili e utilizzabili, senza perdere precisione.

L'OMS ricorda che la alfabetizzazione sanitaria non dipende soltanto dalle competenze individuali: anche istituzioni, servizi sanitari e produttori di informazioni hanno la responsabilità di rendere disponibili contenuti affidabili, comprensibili e concretamente utilizzabili. Inoltre, raccomanda un linguaggio chiaro: arrivare rapidamente al punto e utilizzare parole familiari aumenta la possibilità che l'informazione venga compresa e utilizzata.

Le community possono indicare dove nasce una fake news

Ascoltare le domande dei pazienti serve anche a capire dove esiste un vuoto informativo.

L'OMS include esplicitamente l'ascolto delle domande e delle preoccupazioni delle comunità tra gli strumenti per gestire l'infodemia, cioè quella sovrabbondanza di informazioni — comprese quelle false o fuorvianti — che rende più difficile distinguere ciò che è affidabile da ciò che non lo è.

Se centinaia di persone chiedono se una terapia “modifica il DNA”, se una malattia è contagiosa o se un determinato sintomo debba preoccupare, quella domanda rappresenta un segnale editoriale: esiste un bisogno di informazione che deve essere colmato con fonti verificate e professionisti competenti.

Non si tratta quindi soltanto di smentire una fake news quando è ormai diventata virale. Significa provare a rispondere prima che il vuoto venga occupato dalla disinformazione.

Nelle malattie rare, social significa anche non sentirsi soli

La funzione delle community non è soltanto informativa.

Uno studio qualitativo del 2024 condotto nell’ambito delle malattie rare, sia su adulti che su genitori di bambini, ha mostrato che i gruppi social vengono utilizzati per condividere informazioni sulla patologia, comprendere meglio sintomi e prognosi e ottenere suggerimenti pratici per la vita quotidiana. I partecipanti hanno però segnalato anche possibili effetti negativi, tra cui sovraesposizione ed esaurimento emotivo legato all'uso intenso dei gruppi.

Il valore della rete sta quindi anche nel poter dire: “C'è qualcun altro che sta vivendo ciò che vivo io”.

Per associazioni, professionisti e editori che operano nel mondo della salute, questo significa riconoscere la voce dei pazienti non come semplice testimonianza emotiva, ma come una fonte preziosa per individuare bisogni, criticità del percorso e temi ancora poco affrontati.

Ascoltare la rete sì, ma con alcune regole

Il social listening è quel processo di analisi delle conversazioni online e l’interpretazione del significato e sentimento che sta dietro le parole degli utenti.  In ambito salute tutto ciò richiede particolare cautela.

Questo perché le conversazioni online non rappresentano automaticamente tutti i pazient,  e le domande raccolte sui social possono sì suggerire che cosa approfondire ma sempre dopo aver verificato evidenze scientifiche, fonti istituzionali e professionisti competenti.

Dalla domanda al contenuto: un modello semplice

Per trasformare davvero l'ascolto in partecipazione attiva, il percorso può essere: ascoltare → verificare → rispondere → restituire alla community.

Commenti, survey, box domande, associazioni di pazienti e professionisti sanitari possono aiutare a individuare i dubbi più frequenti. La redazione può poi verificarli scientificamente e trasformarli in articoli, FAQ, video, infografiche o interviste.

Anche dal punto di vista della visibilità questo approccio ha un vantaggio: le persone cercano sul web risposte utilizzando domande, parole di uso comune e problemi concreti.

Il principio resta uno: la domanda del paziente non sostituisce la scienza, ma può indicare dove guardare per comunicare la scienza.

Per l'editoria sanitaria la sfida non è produrre sempre più contenuta ma produrre le risposte giuste alle domande che contano davvero.

Bigliografia

Wicks AM. 4 Ways Content Strategy Improves Patient-Centricity in Life Science Organizations. 2023

World Health Organization. Health literacy. Fact sheet, 2025

World Health Organization. Use plain language – WHO communications principles.

Miller EG, et al. Opportunities and pitfalls of social media research in rare genetic diseases: a systematic review. Genet Med. 2021

Doyle TA, et al. Improving Social Media-Based Support Groups for the Rare Disease Community: Interview Study With Patients and Parents of Children with Rare and Undiagnosed Diseases. 2024

Long JC, et al. Needs of people with rare diseases that can be supported by electronic resources: a scoping review. BMJ Open. 2022