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Medicina di genere: come la cura diventa più appropriata

Dal “parto dolce” alla diverse esigenze di salute nelle fasi della vita, da Welfair parte la sfida per una sanità su misura delle persone

Redazione

(Magnific)

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Negli ultimi anni il mondo della sanità ha guardato con sempre maggiore interesse alla medicina di genere ma l’edizione 2026 di Welfair – La fiera del fare Sanità, a Roma dal 14 al 16 ottobre, guarda già oltre, alla medicina delle differenze.

Come emerso dal relativo tavolo di lavoro, non basta più distinguere tra uomini e donne per garantire cure appropriate. Età, condizioni socioeconomiche, ambiente di vita, cultura, accessibilità dei servizi e caratteristiche individuali incidono sulla salute, sull'efficacia dei trattamenti e sulle opportunità di prevenzione.

“Il concetto di medicina di genere è oggi notevolmente evoluto – ha spiegato nel suo intervento a Welfair Anna Maria Moretti, presidente della Società Italiana e Internazionale di Medicina di Genere – ed è passato dalla esclusiva considerazione di parametri biologici quali il sesso, l'età e l'etnia, ad una valutazione sicuramente più complessa: gli indicatori di contesto quali le condizioni sociali, economiche, culturali, religiose, ambientali sono indispensabili per una raccolta di dati utili allo sviluppo di sistemi sanitari efficaci ed efficienti".

La valutazione delle differenze di sesso e genere, spiega ancora Moretti, "è un elemento fondamentale per lo sviluppo di una medicina equa, appropriata e inclusiva. E l'utilizzo di specifici indicatori deve diventare una parte integrante anche dei programmi di assistenza, ricerca, formazione, comunicazione. La conoscenza dei dati disaggregati per sesso e genere è fondamentale per valutare i rischi, i bisogni del cittadino, l'accesso ai percorsi di cura, gli outcome delle malattie, al fine di definire delle strategie specifiche per garantire un trattamento appropriato sia in ambito di prevenzione che di percorso diagnostico terapeutico. La dimensione di genere nella salute è oggi quindi una necessità di metodo e analisi”.

Parto dolce: sicurezza e umanizzazione e sicurezza sullo stesso piano

Un'applicazione concreta di questa visione riguarda il percorso nascita. “La crescente attenzione verso esperienze di parto rispettose della fisiologia, della dignità e delle scelte della donna pone il sistema sanitario di fronte alla necessità di conciliare sicurezza e umanizzazione dell'assistenza", ha spiegato Maria Gabriella De Silvio, vicepresidente nazionale Gruppo Italiano Salute e Genere (GISeG).

"Il parto dolce – ha aggiunto – non può essere interpretato come una contrapposizione tra naturalità e medicina ma come un modello di presa in carico capace di valorizzare la centralità della donna senza rinunciare alle competenze professionali, alla gestione tempestiva delle complicanze e alla disponibilità di servizi adeguati”.

De Silvo ha condotto il tavolo di Welfair “Parto Dolce, nascita in sicurezza: modelli integrati per una nuova governance del percorso nascita” dove è stato affrontato il tema mettendo a confronto professionisti sanitari, società scientifiche, istituzioni e rappresentanti dei servizi territoriali e mettendo al centro il ruolo dei consultori, delle ostetriche di comunità, dei punti nascita e delle reti di emergenza-urgenza nella costruzione di un'assistenza coordinata e sicura.

 

Le quattro età della donna: superare la frammentazione delle cure

La stessa esigenza di personalizzazione e continuità assistenziale attraversa l'intero percorso di vita femminile. Dall'infanzia all'età fertile, dalla maturità alla menopausa, la salute della donna presenta bisogni differenti che non possono essere affrontati attraverso interventi isolati o percorsi sanitari frammentati. 

“La prevenzione – ha spiegato ancora Maria Gabriella De Silvio – deve accompagnare le trasformazioni biologiche e sociali della vita integrando medicina generale, specialistica, servizi territoriali e dimensione sociosanitaria. L'obiettivo deve essere quello di individuare modelli capaci di accompagnare la donna nelle diverse fasi della vita garantendo continuità nella presa in carico, appropriatezza degli interventi e accesso equo alla prevenzione”.