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Menopausa: non è una malattia e non significa dover sopportare

Vampate, insonnia, dolore, secchezza vaginale: per la Giornata mondiale del 18 ottobre la professoressa Nappi sfata alcuni tabù e invita a gettare un nuovo sguardo

Daniela de Feo

Professoressa Rossella Nappi, presidente dell’International Menopause Society (@Copyright SAE Salute)

Professoressa Rossella Nappi, presidente dell’International Menopause Society (@Copyright SAE Salute)

Se la menopausa è naturale, soffrire in silenzio non deve esserlo. È forse da questa distinzione che bisogna partire in occasione della Giornata Mondiale della Menopausa, che si celebra ogni anno il 18 ottobre per aumentare la consapevolezza e migliorare informazione, assistenza e qualità di vita durante la transizione menopausale e negli anni successivi.

La giornata è stata istituita dall’International Menopause Society (IMS) nel 2009. Per il 2026 il tema scelto è “Chronic Pain at Midlife, From recognition to evidence-based care”, il dolore cronico nella mezza età: un problema ancora sottostimato nella ricerca e nell'assistenza e che richiede, secondo l'IMS, un approccio individualizzato, multidisciplinare e sensibile alle differenze di genere.

A guidare oggi l'IMS è un'italiana: Rossella E. Nappi, MD, PhD, professoressa ordinaria di Ostetricia e Ginecologia, responsabile del Centro di ricerca per la Medicina riproduttiva e direttrice dell'Unità di Endocrinologia ginecologica e menopausa presso la Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo, Università di Pavia, presidente dell'International Menopause Society per il mandato 2024-2026.

“Sono in menopausa”: perché è ancora così difficile dirlo?

In Italia milioni di donne stanno attraversando la peri- o sono in post-menopausa. Eppure, la parola stessa continua talvolta a essere pronunciata sottovoce, soprattutto quando i sintomi entrano nella vita professionale o nell'intimità. La professoressa Nappi invita però a leggere il fenomeno senza semplificazioni: «Non credo che la menopausa venga nascosta apposta. È uno stato naturale della vita e dunque si pensa di non doverne parlare in pubblico, magari nemmeno con le amiche, ma di viverla nel proprio intimo o nel confronto con il ginecologo».

Il problema è che la menopausa non riguarda soltanto la scomparsa delle mestruazioni. È una transizione biologica che può influenzare il benessere presente e modificare alcuni fattori di rischio importanti per gli anni successivi.

«La menopausa - prosegue Nappi - è un momento di cambiamento nella vita della donna e può avere un impatto sulla qualità del vivere e del lavorare, ma anche sulla comparsa di fattori di rischio che possono interferire con la longevità futura».

Il messaggio non è trasformare una fase fisiologica della vita in una malattia. È evitare l'errore opposto: considerare fisiologico tutto ciò che accade e, quindi, non curare ciò che può essere curato.

Rossella Nappi, presidente della International Menopause Society

Menopausa: oggi ne parlano tutti. Ma siamo diventati tutti esperti?

Qualcosa è cambiato in questi ultimi anni. La menopausa, per decenni poco discussa, è diventata protagonista di giornali, podcast, social network, campagne aziendali, prodotti e nuovi servizi. Che se ne parli è un progresso. Ma la crescente attenzione porta con sé un rischio: confondere visibilità con competenza.

La Professoressa Nappi lo dice chiaramente: «È un bene che si parli della menopausa perché è una tappa fondamentale nella vita della donna. Ma se ne parliamo soltanto da un punto di vista sociologico o psicologico perdiamo aspetti fondamentali del percorso, talvolta di cura, necessario per prendere in carico la donna a tutto tondo». E sintetizza: «Non è un fatto di aumentare un po' di peso o di avere qualche ruga in più: è un fatto di salute pubblica». 

La stessa Nappi richiama alla qualità delle fonti: «Ci sono tante opinioni sulla menopausa, ma la vera informazione scientifica è quella che si basa su chiare evidenze. Oggi le società scientifiche hanno capito che non bisogna parlare soltanto ai medici, ma direttamente anche alle donne. Documentatevi su fonti certe».

È un punto particolarmente rilevante nell'epoca dei social: avere molte informazioni non significa automaticamente essere ben informati.

“È naturale, quindi bisogna sopportarla?”

La menopausa si verifica mediamente intorno ai 50 anni. Ma oggi una donna può vivere per 30, 35 o perfino 40 anni dopo l'ultima mestruazione. Questo modifica radicalmente la prospettiva.

«La menopausa come durata nel tempo è, in qualche modo, creata dalla cultura e dalla longevità. Fino a pochi decenni fa non arrivavamo a un'età media di 85 anni e oltre. Dobbiamo comprendere come aiutare la donna a vivere i 30, 35, 40 anni che ha davanti dopo la menopausa in benessere e in salute», spiega Nappi.

Gli estrogeni esercitano effetti su numerosi organi e sistemi. La loro riduzione non significa che ogni donna debba ammalarsi, ma la transizione menopausale rappresenta un momento utile per rivalutare salute ossea, cardiovascolare, metabolica, genitourinaria, sessuale e benessere psicologico.

La professoressa Nappi usa una metafora efficace: «La donna ha uno scudo biologico rappresentato dagli estrogeni. Quando questa protezione viene persa, tutti gli organi e apparati possono sentire la mancanza degli estrogeni». E alla domanda più semplice: “Naturale significa dover sopportare?” la risposta è netta: «Se ha sintomi, non li deve sopportare. Se ho vampate di calore, insonnia, secchezza vaginale, oggi si può fare qualcosa e si deve».

Il tema 2026: il dolore cronico nella mezza età

La scelta dell'IMS per la Giornata Mondiale della Menopausa 2026 porta l'attenzione proprio su un'area spesso trascurata: il dolore cronico delle donne nella metà della vita.

L'IMS sottolinea che il dolore delle donne è stato troppo spesso interpretato attraverso stereotipi di genere o liquidato come “emotivo”, anziché essere adeguatamente indagato. Il messaggio della campagna è passare dal riconoscimento a una presa in carico basata sulle evidenze. Nappi amplia lo sguardo: «C'è una costellazione del dolore nella donna e la nostra capacità deve essere quella di identificare il primo dolore, che può comparire già con le prime mestruazioni».

Endometriosi, vulvodinia, dolore pelvico cronico, emicrania e fibromialgia possono attraversare fasi diverse della vita femminile e, in alcune donne, sovrapporsi. La biologia ormonale è uno degli elementi, non l'unico: «Ci sono fattori ormonali, fattori del sistema immunitario e dell'infiammazione e anche il modo con il quale la donna vive gli eventi della propria vita».

Il punto centrale è non normalizzare automaticamente il dolore perché appartiene al corpo femminile.

Vampate e insonnia: non sono soltanto un fastidio

Alcune donne attraversano la menopausa con sintomi minimi. Per altre, invece, vampate e sudorazioni possono essere numerose e interferire significativamente con la quotidianità.

La Professoressa Nappi riferisce che il 60-80% delle donne sperimenta vampate di calore e sudorazioni diurne o notturne, frequentemente associate a disturbi del sonno. Dormire male non significa soltanto essere stanche il giorno dopo.

«Il pilastro del sonno è fondamentale per la salute cardiovascolare e il benessere metabolico. Dormire male, dormire poco, svegliarsi ripetutamente può essere importante per la comparsa di rischi cardiometabolici, come aumento della glicemia e della pressione arteriosa», spiega Nappi. E l'effetto sulla vita quotidiana può diventare una vera cascata.

«Se mi sveglio la notte, la mattina sono molto affaticata, sono in ansia, non riesco a gestire le cose del quotidiano; poi mi abbatto e perdo la gioia di vivere», spiega Nappi.

Terapia ormonale: né elisir di lunga vita, né “bomba killer”

Poche terapie hanno generato negli ultimi decenni un dibattito tanto polarizzato quanto la terapia ormonale della menopausa. Da un lato viene ancora descritta come intrinsecamente pericolosa. Dall'altro, soprattutto sui social, rischia talvolta di essere presentata come trattamento universale per ogni donna. Entrambe le semplificazioni sono sbagliate.

Nappi lo sintetizza con una frase destinata a restare: «Le evidenze scientifiche parlano chiaro: non è l'elisir di lunga vita e non è una bomba killer nella vita della donna».

La terapia deve essere prescritta quando indicata, dopo una valutazione individuale di sintomi, età, tempo trascorso dalla menopausa, anamnesi e fattori di rischio.

«È un aiuto concreto, basato su dati scientifici di efficacia e sicurezza, per le donne che soffrono di sintomi moderati o severi, soprattutto vampate e sudorazioni notturne, ma anche per disturbi della sfera genitale e urinaria. Ed è un importante presidio per la prevenzione dell'osteoporosi», spiega Nappi.

In un altro passaggio dell'intervista chiarisce: «La terapia ormonale è una terapia che va data alle donne a cui serve. Non è l'elisir di lunga vita: è uno strumento al servizio della salute della donna».

E per chi non può o non vuole assumere ormoni?

Anche questo scenario sta cambiando offrendo alle donne soluzioni personalizzate. Per le donne che non possono, non desiderano o non necessitano di terapia ormonale esistono approcci non ormonali. Oggi sono disponibili molecole che agiscono selettivamente sui circuiti cerebrali che sono alla base della termoregolazione.

«Oggi abbiamo molecole mirate al bersaglio. Il bersaglio è il sistema nervoso centrale, in particolare una popolazione di neuroni che si attiva con la carenza ormonale. Non sono ormoni: sono molecole estremamente selettive», spiega Nappi.

È un'evoluzione importante perché permette di ampliare le possibilità di trattamento, ma anche in questo caso la scelta deve essere individualizzata e clinicamente appropriata.

Menopausa e coppia: quando cambia anche l'intimità

C'è poi una parte della menopausa che continua a rimanere molto più privata delle vampate: la sessualità. La riduzione degli estrogeni può influenzare i tessuti vulvari e vaginali, mentre età, condizioni di salute, androgeni, autostima, qualità della relazione e stato di salute del partner possono concorrere a modificare desiderio e risposta sessuale. «Il momento di passaggio della menopausa può essere critico per l'autostima della donna e per la sua capacità di relazionarsi al partner», spiega Nappi.

E proprio il silenzio può diventare parte del problema: «Forse questo è il tabù della menopausa: non voler parlare di aver perso qualcosa. Ma se non ne parli con il tuo partner, con chi ne vuoi parlare? Certo, con il ginecologo, ma la vita di coppia la vivi con il tuo partner».

Secchezza, bruciore, disturbi urinari e dolore durante i rapporti non sono inevitabili conseguenze dell'invecchiamento da accettare passivamente. La sindrome genitourinaria della menopausa tende inoltre a essere cronica e progressiva se non adeguatamente gestita.

Menopausa e lavoro: il sintomo non resta fuori dall'ufficio

Vampate, insonnia, palpitazioni, stanchezza e difficoltà di concentrazione non scompaiono quando si timbra un cartellino. Spiega la professoressa Nappi: «Ci sono dati impressionanti su come vampate e disturbi del sonno impattino sulla qualità della vita della donna sul posto di lavoro: più assenze, ma anche presenze meno efficienti».

Parlare di menopausa nei luoghi di lavoro, secondo Nappi, non significa considerare le donne meno capaci; significa creare condizioni che permettano loro di continuare a esprimere al meglio le proprie competenze. «La consapevolezza che la menopausa possa avere sintomi invalidanti è fondamentale. Parlarne sul lavoro significa essere consapevoli che questo può accadere», dice Nappi.

Anche interventi apparentemente semplici possono aiutare: ambienti con temperature adeguate, accesso ai servizi igienici, flessibilità organizzativa nelle fasi più sintomatiche e una cultura aziendale che non trasformi la menopausa in motivo di stigma.

Il principio è semplice: non abbassare le aspettative nei confronti delle lavoratrici, ma rimuovere ostacoli evitabili.

Non solo utero, ovaie e mammella: la prevenzione deve guardare anche al cuore

La transizione menopausale è anche un momento utile per rivalutare il rischio cardiovascolare e metabolico. Con l'età e la perdita della protezione estrogenica possono modificarsi distribuzione del grasso, pressione arteriosa, profilo lipidico e metabolismo glucidico. «Per il cuore e i vasi di una donna dopo la menopausa cambiano molte cose. Possiamo avere aumento della pressione arteriosa, del colesterolo LDL e dei trigliceridi e un maggior rischio di diabete», spiega Nappi.

Nappi richiama soprattutto l'accumulo di grasso viscerale a livello addominale, metabolicamente attivo: «La menopausa è un'occasione d'oro per far comprendere alle donne l'importanza del peso, ma soprattutto della distribuzione del grasso corporeo».

La prevenzione femminile, quindi, non può limitarsi agli screening oncologici, per quanto fondamentali. Deve comprendere pressione arteriosa, metabolismo, salute ossea, sonno, attività fisica, alimentazione, salute mentale e sessuale.

La menopausa come “occasione d'oro” per la longevità

La Giornata Mondiale della Menopausa dovrebbe servire anche a cambiare la prospettiva culturale. Non vedere i 50 anni come l'inizio di una perdita progressiva, ma come un momento di bilancio e prevenzione per una parte molto lunga della vita. Alimentazione equilibrata, attività fisica regolare, sonno di qualità, relazioni sociali e riduzione di fumo e altri fattori di rischio restano il primo livello di prevenzione.

«La medicina dello stile di vita dovrebbe essere una prevenzione primordiale, di prima linea: sana alimentazione, regolare attività fisica, sonno di qualità, capacità di socializzare e stare bene con se stessi e con gli altri», spiega Nappi. Ma stile di vita e terapia non sono alternative ideologiche. «Dieta ed esercizio sono assolutamente fondamentali e devono essere l'approccio di prima linea. Però qualche volta sono necessarie terapie ormonali, non ormonali e altri interventi».

“La menopausa non è un evento privato”

È questo il messaggio più forte che emerge dall'intervista. Menopausa significa certamente sintomi individuali. Ma significa anche prevenzione delle patologie croniche, qualità della vita, lavoro, relazioni, produttività, costi sanitari e ruolo sociale. Al recente Congresso mondiale dell'International Menopause Society sono stati discussi anche i costi legati a una presa in carico insufficiente. La professoressa Nappi è chiara: «Non dobbiamo studiare la menopausa soltanto dal punto di vista dell'impatto sulla donna e sui suoi sintomi. Dobbiamo essere più metodici: la menopausa non è un evento privato, è un evento di salute pubblica».

E aggiunge «Se non costruiamo percorsi strutturati e un accesso il più possibile universale alla presa in carico, perdiamo risorse: per le conseguenze sulla salute, per i giorni di lavoro persi, per la minore efficienza e per il ruolo fondamentale che la donna svolge nella famiglia e nella comunità». 

La Giornata Mondiale della Menopausa 2026 diventa così qualcosa di più di una giornata di sensibilizzazione. È un invito a passare dal silenzio alla conoscenza, dalla normalizzazione dei sintomi alla loro valutazione e dall'informazione generica a percorsi di cura fondati sulle evidenze. La menopausa è una fase naturale della vita. La qualità con cui una donna attraversa i decenni successivi, invece, non dovrebbe essere lasciata al caso.

Bibliografia

International Menopause Society, World Menopause Day 2026 – Chronic Pain at Midlife: From recognition to evidence-based care