
Comunicazione aumentativa e alternativa: quando una comunità impara ad ascoltare tutti

Un dialogo inclusivo in biblioteca (immagine generata con AI. Elaborazione originale su prompt editoriale SAE Salute)
Immaginiamo di entrare in una farmacia e di non riuscire a spiegare di che cosa abbiamo bisogno, oppure di trovarci in un ospedale senza poter comunicare se abbiamo dolore, paura o sete. O, ancora, di essere presenti a una conversazione senza che nessuno ci dia il tempo o gli strumenti per partecipare. Per molte persone queste non sono situazioni eccezionali, ma ostacoli quotidiani.
Non poter parlare, tuttavia, non significa non avere qualcosa da dire, e la difficoltà di comunicare non dovrebbe mai trasformarsi nella perdita del diritto di scegliere. È da questa consapevolezza che nasce nel 2023 Comunità ComuniCAAnte “La Comunicazione Aumentativa e Alternativa come strumento di inclusione sociale”, un progetto che vuole portare l'accessibilità comunicativa fuori dagli ambulatori e dai contesti riabilitativi, rendendola parte della vita di tutti i giorni.
Dalle tesi universitarie ai territori: una storia iniziata nel 2023
Comunità ComuniCAAnte nasce da due tesi di Master in Comunicazione Aumentativa e Alternativa e Tecnologie Assistive della LUMSA di Roma, realizzate da Valeria Petricca e Claudia Sperduti. Le loro ricerche hanno evidenziato un problema spesso trascurato: non basta disporre di strumenti per comunicare se la società non è preparata ad accogliere modalità espressive differenti, e da qui la domanda: “Perché chiedere alle persone con difficoltà comunicative di adattarsi, invece di rendere la comunità capace di comprenderle?”. Il progetto, promosso dall'associazione NOIDONNE TrePuntoZero APS-ETS, nasce per favorire inclusione e autodeterminazione, ovvero il diritto di esprimere le proprie preferenze, compiere scelte e partecipare alla vita sociale.
La comunicazione è un diritto, non un privilegio
La Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA) comprende strategie e strumenti che aiutano le persone con difficoltà comunicative a comprendere gli altri ed esprimere pensieri, emozioni e bisogni. Può utilizzare gesti, immagini, simboli, tabelle, software e dispositivi tecnologici, anche a controllo oculare, affiancando o sostituendo la parola quando necessario.
Il diritto alla comunicazione trova riconoscimento anche nell'articolo 21 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ma per renderlo concreto non basta fornire un dispositivo: occorre qualcuno capace di ascoltare, rispettare i tempi della persona e riconoscere ogni modalità comunicativa.
La difficoltà di comunicare può riguardare chiunque
L'accessibilità comunicativa non riguarda soltanto le disabilità permanenti. Può essere fondamentale per persone autistiche con bisogni comunicativi complessi, persone con disabilità congenite, esiti di ictus, malattie neurodegenerative o demenza. Può inoltre facilitare la comprensione per chi conosce poco l'italiano, integrando quando necessario la mediazione linguistica.
Esistono anche difficoltà temporanee, come quelle di un paziente intubato in terapia intensiva o di una persona che si sta riprendendo da un trauma. Un esempio significativo arriva dalla tragedia di Crans-Montana dove alcuni giovani pazienti ricoverati all'Ospedale Niguarda di Milano hanno potuto comunicare bisogni ed emozioni attraverso dispositivi digitali e simboli, mentre non erano ancora in grado di parlare.
In situazioni come queste, poter esprimere dolore, paura o una necessità significa partecipare alla propria cura anche quando la voce è temporaneamente assente.
Tre azioni per costruire comunità accessibili
Comunità ComuniCAAnte si sviluppa attraverso tre interventi complementari:
1. Informare e sensibilizzare: diffondere una cultura della comunicazione accessibile attraverso informazioni chiare, testi ad alta leggibilità, pittogrammi e supporti audio.
2. Formare partner comunicativi competenti: preparare insegnanti, familiari, professionisti sanitari, commercianti e cittadini a interagire con persone che utilizzano modalità comunicative differenti, rispettandone tempi e preferenze.
3. Rendere accessibili i luoghi quotidiani: introdurre strumenti visivi e supporti comunicativi in scuole, farmacie, ambulatori, uffici pubblici e attività commerciali, affinché sempre più persone possano comprendere, scegliere e partecipare.
Il principio è semplice: non creare luoghi separati, ma rendere quelli di tutti accessibili a tutti.

Infografica elaborata con AI. Elaborazione grafica originale SAE Salute su contenuti di Comunità ComuniCAAnte
Piano nazionale sulla disabilità 2026: un riconoscimento importante per la CAA
Un passo significativo arriva dal nuovo Piano di azione per la promozione dei diritti e l'inclusione delle persone con disabilità, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 21 maggio 2026.
Il documento riconosce esplicitamente la Comunicazione Aumentativa e Alternativa tra i sostegni alla comunicazione, insieme alla Lingua dei Segni Italiana (LIS), alla sottotitolazione e alla scrittura semplificata, un riconoscimento importante perché inserisce la CAA in una prospettiva più ampia: non soltanto uno strumento riabilitativo o educativo, ma una risorsa per esercitare concretamente i diritti di cittadinanza. Il Piano individua indirizzi e azioni, ma il suo riconoscimento della CAA non comporta automaticamente la disponibilità uniforme di strumenti e servizi in ogni Comune d’Italia.
Dall'inclusione alla responsabilità collettiva
«Il nostro obiettivo è portare la comunicazione fuori dai soli contesti specialistici e renderla una responsabilità condivisa», sottolinea Petricca, responsabile scientifica del progetto. Un cambiamento culturale che richiede di superare l'idea che sia sempre la persona con difficoltà comunicative a doversi adattare all'ambiente. Sono anche i servizi, le istituzioni e le persone a dover diventare più accessibili.
In sanità questo principio assume un valore particolare: poter descrivere i propri sintomi, comprendere un'informazione ed esprimere una preferenza significa partecipare alle decisioni che riguardano la propria salute.
L'esperienza di Comunità ComuniCAAnte dimostra come due ricerche universitarie possano diventare il punto di partenza per un progetto che mette in relazione professionisti, istituzioni e cittadini. Perché una comunità inclusiva non è soltanto quella che permette a tutti di esprimersi, ma quella che sa riconoscere, ascoltare e comprendere le diverse forme di comunicazione.
Comunicare significa poter dire «ho bisogno», «ho paura», «non sono d'accordo», «questa è la mia scelta», e sapere che qualcuno è pronto ad ascoltare.
Per approfondire e partecipare scopri Comunità ComuniCAAnte
Bibliografia
Comunità ComuniCAAnte. Sito web ufficiale
Nazioni Unite. Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, articolo 21
ISAAC. International Society for Augmentative and Alternative Communication. Communication Access. 2018
Presidenza della Repubblica. D.P.R. 12 marzo 2026, Piano di azione per la promozione dei diritti e l'inclusione delle persone con disabilità. Gazzetta Ufficiale n. 116 del 21 maggio 2026


