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Prevenzione

Toscana virus: cos’è, come si trasmette e quali sintomi non ignorare

Daniela de Feo (direttore medico editorialista)

Un pappataceo e, sulla destra, una forma di arbovirus (immagine AI)

Un pappataceo e, sulla destra, una forma di arbovirus (immagine AI)

Febbre, forte mal di testa, nausea e vomito possono essere i primi segnali dell’infezione trasmessa dai pappataci. Nella maggior parte dei casi il decorso è lieve o senza sintomi, ma più raramente il virus può interessare il sistema nervoso.

Il nome potrebbe far pensare a un’infezione confinata a una sola regione italiana. In realtà il Toscana virus, o TOSV, è un arbovirus diffuso in diverse aree del bacino del Mediterraneo e presente da tempo anche in Italia.

A riportarlo nuovamente all’attenzione dell’opinione pubblica è una notizia di questi giorni, dopo un caso che ha avuto ampia risonanza mediatica. Ma al di là del singolo episodio, il Toscana virus rappresenta un tema di sanità pubblica che merita di essere conosciuto soprattutto nei mesi più caldi.

Non lo trasmettono le comuni zanzare

Il Toscana virus viene trasmesso attraverso la puntura di flebotomi, piccoli insetti ematofagi comunemente chiamati pappataci.

Sono molto più piccoli delle comuni zanzare, hanno un volo silenzioso e sono particolarmente attivi dal tramonto alle ore notturne. In Italia e nell’area mediterranea la loro presenza aumenta durante la stagione calda.

Il virus prende il nome dalla Toscana perché fu isolato per la prima volta all’inizio degli anni Settanta proprio da flebotomi raccolti nell’Italia centrale.

Quali sono i sintomi?

La maggior parte delle persone infettate non sviluppa sintomi oppure presenta una forma lieve e transitoria.

Quando la malattia si manifesta, i sintomi possono comparire improvvisamente e comprendere:

· febbre;

· mal di testa, talvolta intenso;

· nausea e vomito;

·       stanchezza e malessere generale;

·       dolori muscolari e articolari.

Il periodo di incubazione è generalmente di pochi giorni, anche se può essere più lungo.

Nelle forme non complicate i disturbi tendono generalmente a risolversi spontaneamente.

Quando il virus può diventare più serio

L’aspetto che distingue il Toscana virus da molti altri virus trasmessi dai flebotomi è la sua capacità, in una minoranza dei casi, di raggiungere il sistema nervoso centrale.

Può quindi essere responsabile di meningite, meningoencefalite e, più raramente, di altre manifestazioni neurologiche.

Ai sintomi iniziali possono associarsi:

·       mal di testa particolarmente intenso;

·       rigidità del collo;

·       forte sensibilità alla luce;

·       alterazione dello stato di coscienza;

·       disorientamento;

·       convulsioni;

·       deficit neurologici.

La presenza di questi segnali richiede una valutazione medica tempestiva.

Il Toscana virus è riconosciuto, in alcune aree del Mediterraneo,  come una delle cause di meningite virale durante la stagione estiva

È un virus nuovo?

No, è conosciuto da oltre cinquant’anni.

Prende il nome dalla regione dove è stato isolato per la prima volta all’inizio degli anni ’70 dai ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità.

Negli ultimi anni è aumentata la capacità di riconoscere e diagnosticare i casi e diversi studi indicano una circolazione significativa del virus nell’area mediterranea.

Le stagioni calde più prolungate e le modificazioni ambientali possono inoltre influenzare la distribuzione e il periodo di attività dei flebotomi. Questo non significa automaticamente che ogni estate debba verificarsi un’epidemia, ma rende sempre più importante una sorveglianza integrata tra salute umana, ambiente e vettori.

Come si fa la diagnosi?

I sintomi da soli non permettono di distinguere con certezza il Toscana virus da altre infezioni virali.

Nei casi con sospetto coinvolgimento neurologico la diagnosi viene effettuata in ambito specialistico attraverso esami specifici, che possono comprendere test molecolari PCR e indagini sierologiche.

Il Toscana virus dovrebbe quindi essere preso in considerazione nella diagnosi differenziale delle meningiti e delle encefaliti che compaiono durante i mesi caldi nelle aree in cui circolano i flebotomi.

Esiste una cura?

Al momento non esiste una terapia antivirale specifica approvata contro il Toscana virus.

Il trattamento è, come avviene per la comune influenza, principalmente sintomatico e di supporto.

Nelle forme lievi possono essere sufficienti riposo, idratazione e trattamento dei sintomi secondo indicazione medica.

Nei casi più gravi, o quando scompare un peggioramento può rendersi necessario il ricovero ospedaliero e, nei casi più importanti, un monitoraggio intensivo.

Non esiste attualmente un vaccino specific contro il Toscana virus.

Come proteggersi dai pappataci

La prevenzione passa soprattutto dalla riduzione delle punture.

Può essere utile:

· utilizzare repellenti per insetti secondo le indicazioni del prodotto;

·       indossare, quando possibile, abiti che coprano maggiormente la pelle nelle ore serali;

·       utilizzare zanzariere a trama adeguata;

· prestare particolare attenzione dal tramonto alla notte, quando molti flebotomi sono più attivi;

·       limitare l’esposizione in prossimità di ambienti umidi, riparati o ricchi di materiale organico nei quali questi insetti possono trovare condizioni favorevoli.

Le misure diventano particolarmente importanti per chi soggiorna in aree rurali o periurbane durante i mesi estivi.

Toscana virus e cambiamento climatico: quale relazione?

È oggi uno degli aspetti maggiormente studiati.

I flebotomi sono molto sensibili alle condizioni ambientali. Temperatura, umidità e durata della stagione calda possono modificarne sopravvivenza, distribuzione geografica e periodo di attività.

Le revisioni scientifiche più recenti sottolineano quindi la necessità di rafforzare contemporaneamente la sorveglianza dei casi umani e quella entomologica sugli insetti vettori.

BIBLIOGRAFIA

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2.       Istituto superiore di sanità, Virus Toscana, cosa sapere. 1settembre 2026

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