
Toscana Virus: il caso di Tommaso Paradiso e le indicazioni dell'infettivologo
Il professor Mario Falcone: "In genere sintomi lievi, ma alcuni sono più a rischio"

Il cantante romano Tommaso Paradiso e il suo post su Facebook
Toscana, terra dolce amara per il cantante romano Tommaso Paradiso. Che proprio qui, a Capalbio (Grosseto), lo scorso giugno è convolato a nozze. E che, suo malgrado, a fine agosto si è ritrovato bersaglio del virus che porta il nome della regione: il Toscana Virus.
Costretto ad annullare due concerti per la convalescenza, lui stesso ha raccontato la disavventura sui social con questo virus dal nome curioso: “Una decina di giorni fa un “pappatacio” ha deciso di pungermi, trasmettendomi il Toscana Virus”.
Di virus trasmessi dagli insetti se ne conoscono diversi, dal West Nile a Ebola, e fanno tutti paura. Ma che c’entra la Toscana? È un’infezione pericolosa? Che fare se la si contrae?
Risponde il professor Marco Falcone, ordinario di Malattie infettive all’Università di Pisa nonché direttore dell’Unità operativa di Malattie infettive dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana.

Marco Falcone, ordinario di Malattie infettive all’Università di Pisa nonché direttore dell’Unità operativa di Malattie infettive dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana
Professore, prima di tutto: cosa c’entra la Toscana?
“Questo virus si chiama così perché è stato isolato per la prima volta in Toscana, nella Valle dell’Arno, negli anni Settanta. Si trova però in tutta Italia, e predilige soprattutto le zone umide. Fa parte del gruppo degli arbovirus, come il West Nile, ma l’infezione è una delle forme più benigne, cioè guarisce nella stragrande maggioranza dei casi”.
Come si trasmette?
“È un virus in realtà degli uccelli e di altri animali che poi, tramite, i pappataci passa all'uomo”.
I pappataci che lo trasmettono sono gli stessi che trasmettono la leishmaniosi nei cani?
“Sì, esattamente. Sono dei flebòtomi, insetti più piccoli di una zanzara”.
Che sintomi dà?
“Generalmente molto lievi, ad esempio un po’ di dolore muscolare e febbre che si risolve da sé nel giro di qualche giorno. Ma ci sono anche forme più severe e, in un numero minore di casi, forme molto gravi con interessamento del sistema nervoso centrale, cioè può causare una meningite o una meningoencefalite, con cefalea intensa e addirittura il coma. La reale frequenza non la conosciamo perché alcune sindromi febbrili sono relative a episodi di infezione da Toscana Virus”.
Come si può diagnosticare?
“In caso di cefalea forte si deve andare in ospedale dove viene eseguita una rachicentesi, una puntura lombare, per dimostrare se c’è un’infezione del sistema nervoso centrale”.
Ci sono persone più a rischio?
“Neonati, anziani e soggetti immunodepressi sono le categorie più a rischio in cui l’infezione può evolvere in forme più gravi, anche mortali”.
Come si cura?
“Non c'è una cura specifica, c’è solo una terapia di supporto con antinfiammatori e antipiretici. E' un’infezione come altre, come ad esempio quella del West Nile o la Dengue. Del resto l’estate è una fase in cui zanzare e pappataci sono molto comuni. Con il riscaldamento climatico questi virus si sono adattati anche alle nostre latitudini e saranno trasmessi sempre più frequentemente”.
Come ci si protegge?
“L’unico modo per proteggersi è usare spray repellenti e, da parte dei Comuni, eseguire le procedure di disinfestazione, anche procedure straordinarie se si verificano dei casi, per ridurre la circolazione dei pappataci”.
Avete trattato casi gravi ultimamente all’ospedale di Cisanello a Pisa?
“Abbiamo avuto alcuni casi moderati ma, che io ricordi, di casi gravissimi da Toscana virus non ne abbiamo visti negli ultimi anni, sono guariti tutti”.


