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Cuore e Respiratorio

Dalla prevenzione alle terapie personalizzate, le nuove sfide della Pneumologia

Aperto a Roma il 27° congresso nazionale. Schillaci: "Intervenire prima e valorizzare la ricerca"

Redazione

Orazio Schillaci, ministro della Salute, al 27° Congresso nazionale di Pneumologia a Roma

Orazio Schillaci, ministro della Salute, al 27° Congresso nazionale di Pneumologia a Roma

Un problema respiratorio su quattro può nascondersi anche in chi non sa di averlo. È quanto emerge dall’esperienza degli screening itineranti promossi dalla comunità pneumologica italiana: nell’edizione 2025 di REMaRe Insieme, su oltre 2.100 persone sottoposte a controlli, il 25% ha scoperto di avere un problema respiratorio. Un dato che riporta al centro una delle principali sfide della sanità pubblica: intercettare le malattie prima che compromettano seriamente la qualità della vita.

È da questa urgenza che prende le mosse il 27° Congresso nazionale della Pneumologia, inaugurato la sera del 3 ottobre all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma e in programma fino al 5 ottobre. Promosso dalla Società Italiana di Pneumologia (SIP/IRS), l’appuntamento riunisce istituzioni, specialisti e ricercatori per affrontare le nuove frontiere della salute respiratoria, tra diagnosi precoce, medicina di precisione, farmaci innovativi, prevenzione e impatto dell’ambiente sulla salute.

Il messaggio che attraversa le tre giornate è chiaro: la ricerca sta trasformando la cura delle patologie polmonari, ma l’innovazione rischia di non esprimere tutto il suo potenziale se non viene accompagnata da una prevenzione efficace, da diagnosi tempestive e da un accesso concreto alle nuove terapie.

Dalla medicina di precisione alla prevenzione sul territorio

«La Pneumologia è profondamente cambiata: medicina di precisione, biomarcatori, farmaci innovativi e nuove tecnologie hanno trasformato la nostra capacità di comprendere e curare le malattie respiratorie», ha dichiarato Paola Rogliani, presidente SIP/IRS e presidente del Congresso. «Ma curare non basta: la salute respiratoria richiede prevenzione e integrazione tra competenze diverse».

Da qui la scelta di portare il Congresso oltre i confini delle sale scientifiche, coinvolgendo direttamente la cittadinanza. Perché asma, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e altre patologie respiratorie possono svilupparsi o aggravarsi senza essere riconosciute tempestivamente, soprattutto quando i sintomi vengono sottovalutati o attribuiti ad altre cause.

Il progetto REMaRe Insieme, acronimo di Roadshow Emersione Malattie Respiratorie, rappresenta il volto più concreto di questa strategia. Promosso da AIPO-ITS/ETS, SIP/IRS e Consulta della Pneumologia, il poliambulatorio mobile offre controlli gratuiti e occasioni di confronto con gli specialisti.

Il 4 ottobre il presidio è all’Auditorium Parco della Musica, mentre il 5 ottobre si sposterà in piazza Risorgimento, dalle 9 alle 17. I cittadini possono sottoporsi a spirometria, conta degli eosinofili e test del FeNO, introdotto come novità nell’edizione 2026 per valutare il livello di infiammazione delle vie aeree. Sono inoltre previsti colloqui con pneumologi per favorire l’individuazione precoce di condizioni come asma e BPCO.

Accanto agli screening, l’Auditorium ha ospitato anche una corsa non agonistica inclusiva promossa dalla SIP/IRS con il patrocinio di Sport e Salute, per sottolineare il ruolo dell’attività fisica nella prevenzione e nel mantenimento del benessere.

Schillaci: «Intervenire prima e valorizzare la ricerca»

La prevenzione respiratoria entra anche nell’agenda istituzionale. Nel suo intervento inaugurale, Orazio Schillaci, ministro della Salute, ha ricordato l’insediamento, lo scorso luglio, del Tavolo tecnico sulla salute respiratoria presso il Ministero, organismo che riunisce istituzioni, società scientifiche, medicina generale, pediatria e rappresentanti dei pazienti.

Il Tavolo, ha spiegato il ministro, contribuisce all’elaborazione di proposte e indirizzi per la prevenzione, la cura e la presa in carico delle patologie respiratorie. L’obiettivo è costruire "una sanità in grado di anticipare l’insorgenza delle complicanze, valorizzare i risultati della ricerca e garantire risposte più appropriate alle persone con malattie croniche e complesse".

Un percorso nel quale, secondo Schillaci, il contributo dei professionisti e delle società scientifiche è essenziale: le scelte di politica sanitaria devono fondarsi sulle evidenze scientifiche e sull’esperienza maturata nella pratica clinica.

Nuovi farmaci, la sfida è garantire l'accesso ai pazienti

Sul fronte terapeutico, uno dei temi centrali del Congresso riguarda l’evoluzione dei trattamenti per le malattie respiratorie croniche. Anticorpi monoclonali, biomarcatori e strategie sempre più personalizzate stanno aprendo nuove prospettive, in particolare per l’asma grave e la BPCO. Progressi che interessano anche patologie complesse come la fibrosi polmonare idiopatica, per la quale si stanno sviluppando approcci terapeutici innovativi.

Il nodo, tuttavia, non è soltanto scientifico. Le nuove possibilità di cura devono raggiungere i pazienti in modo tempestivo, attraverso percorsi assistenziali appropriati e sostenibili.

«La sfida è fare in modo che questa innovazione arrivi ai pazienti, sia sostenibile e si accompagni a una forte attenzione alla prevenzione», ha affermato Robert Giovanni Nisticò, presidente dell’Agenzia italiana del farmaco (AIFA), sottolineando la vicinanza dell’Agenzia alla comunità scientifica affinché i risultati della ricerca si traducano in un accesso effettivo alle nuove terapie.

Proprio l’equilibrio tra innovazione, sostenibilità e disponibilità delle cure rappresenta uno dei passaggi decisivi per ridurre le disuguaglianze nell’assistenza e migliorare la gestione delle patologie respiratorie.

Inquinamento e salute: la partita si gioca anche nelle città

La salute dei polmoni non dipende soltanto dalla diagnosi e dai trattamenti. Qualità dell’aria, inquinamento e disponibilità di spazi verdi sono fattori che incidono sul benessere respiratorio e sulla qualità della vita, rendendo sempre più stretto il legame tra politiche sanitarie e scelte urbanistiche.

A richiamare questa dimensione è stata Silvia Scozzese, vicesindaco e assessore al Bilancio di Roma Capitale, secondo cui ospitare il Congresso si inserisce nel percorso di tutela della salute pubblica della città. «Qualità dell’aria, verde, contrasto all’inquinamento e servizi alla persona sono aspetti strettamente legati al benessere e alla qualità della vita dei cittadini», ha sottolineato.

Una prospettiva che amplia il campo d’azione della pneumologia: prevenire significa anche intervenire sui fattori ambientali che possono favorire o aggravare le malattie respiratorie.

Pneumologia 2030: intelligenza artificiale e cure su misura

La cerimonia inaugurale, ospitata nella Sala Sinopoli, ha visto la partecipazione, oltre a Rogliani e Schillaci, di Raffaele Scala, presidente AIPO-ITS/ETS; Marc Miravitlles, presidente della European Respiratory Society; Nathan Levialdi Ghiron, rettore dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata; Ferdinando Romano, direttore generale del Policlinico Tor Vergata; Alberto Siracusano, presidente del Consiglio Superiore di Sanità; Robert Giovanni Nisticò, presidente AIFA; e Silvia Scozzese. Presente anche l’apneista Alessia Zecchini.

Tra gli appuntamenti scientifici, il simposio «Biologici in azione: nuove frontiere per asma grave e BPCO» ha approfondito le prospettive offerte dagli anticorpi monoclonali e da una gestione sempre più personalizzata delle patologie croniche.

Oggi, dalle 15 alle 16 nella Sala Petrassi, la sessione «La Pneumologia 2030: clinica, AI e integrazione al servizio del paziente» accenderà invece i riflettori sull’impiego dell’intelligenza artificiale nella pratica clinica e nella farmacoterapia delle patologie respiratorie ostruttive, insieme al tema della medicina di genere.

La direzione è quella di una pneumologia sempre più capace di integrare dati, tecnologie e competenze specialistiche per individuare prima le malattie e scegliere trattamenti adeguati alle caratteristiche dei singoli pazienti.

La sfida, però, resta anche fuori dai laboratori e dagli ospedali: trasformare le conquiste della ricerca in prevenzione accessibile, diagnosi tempestive e cure realmente disponibili. Perché, quando si parla di salute respiratoria, arrivare prima può fare la differenza.