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Disturbi alimentari, arriva l'App “Corretti stili di vita”

È gratuita e aiuta giovani e famiglie a riconoscere i segnali. Novella Calligaris: "Chiedere aiuto è il primo passo"

Daniela de Feo

Novella Calligari (@Copyright SAE Salute)

Novella Calligari (@Copyright SAE Salute)

Una ragazza che comincia a eliminare sempre più alimenti. Un giovane atleta che modifica improvvisamente il proprio rapporto con il corpo. Un genitore che sente che qualcosa sta cambiando, ma non sa distinguere una normale fase dell’adolescenza da un possibile disturbo della nutrizione e dell’alimentazione. Spesso la difficoltà comincia proprio qui: riconoscere il problema e sapere a chi rivolgersi.

Nasce per ridurre questa distanza “Corretti stili di vita”, la nuova web App presentata l’8 ottobre al CONI. Gratuita, anonima e accessibile senza registrazione, mette a disposizione questionari di autovalutazione, informazioni sui possibili segnali d’allarme e indicazioni sui comportamenti a rischio, consentendo inoltre di individuare i centri diagnostici e terapeutici presenti sul territorio italiano.

Il progetto è stato realizzato dall’Associazione nazionale atleti olimpici e azzurri d’Italia (ANAOAI), rappresentata dal presidente Franco Parasassi, con il patrocinio della Regione Lazio e la partnership scientifica dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata.

L’obiettivo non è formulare diagnosi attraverso uno smartphone. È qualcosa di diverso e, potenzialmente, altrettanto importante: intercettare prima un segnale e trasformarlo in una richiesta di aiuto competente.

Fra gli intervenuti, il presidente di Fondazione Roma, Franco Parasassi, e il presidente della Commissione Consiliare Permanente cultura, Spettacolo, Sport, Turismo, Mario Luciano Crea.

Un momento della presentazione dell'App alla sede del Coni a Roma l'8 ottobre 2026 (SAE Salute)

Novella Calligaris: “Chiedere aiuto è il primo passo”

È Novella Calligaris, già campionessa di nuoto e medaglia olimpica, presidente dell’Associazione Nazionale Atleti Olimpici e Azzurri d’Italia (ANAOAI) e coordinatrice del progetto “Corretti stili di vita”, a spiegare il progetto.

«Avevamo osservato, insieme al professor Mazzone, quanto il problema dei disturbi alimentari stesse crescendo, soprattutto dopo il Covid. Ci siamo chiesti come poter aiutare i giovani, ma non soltanto loro. Sono disturbi che possono essere superati nel momento in cui si chiede aiuto», spiega Calligaris.

È questo il principio intorno al quale è stata costruita l’App, non un semplice contenitore di informazioni, ma un primo strumento di orientamento pensato sia per chi sta vivendo personalmente una difficoltà sia per chi gli sta accanto.

Calligaris sottolinea infatti che nella piattaforma sono presenti strumenti rivolti anche ai genitori: «Nell’App c’è un test per i ragazzi, ma anche un test per i genitori, perché anche loro devono essere messi nelle condizioni di capire. Abbiamo utilizzato anche dei cartoon per affrontare il problema con un linguaggio molto soft, cercando di decolpevolizzare ma, nello stesso tempo, di responsabilizzare».

Azzurra, 13 anni: raccontare un disturbo senza colpevolizzare

La comunicazione rappresenta una componente centrale del progetto.

Per avvicinare soprattutto i più giovani è stato realizzato un cartoon educativo che ha come protagonista Azzurra, una ragazza sportiva di 13 anni. La storia segue il suo percorso attraverso diverse fasi del disturbo: dal tentativo di nascondere ciò che sta accadendo alla difficoltà di accettarlo, fino alla consapevolezza e alla scelta di farsi aiutare.

È una scelta editoriale precisa: parlare di disturbi alimentari senza trasformarli in colpa, debolezza o mancanza di volontà.

Perché i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DNA) sono patologie complesse nelle quali interagiscono fattori biologici, psicologici, familiari, sociali e ambientali.

Non basta dire a una persona di “mangiare di più” o “mangiare meno”. Serve una valutazione clinica.

Famiglia e sport: luoghi nei quali riconoscere i campanelli d’allarme

Anche famiglia e ambiente sportivo possono avere un ruolo importante nell’intercettare precocemente un cambiamento.

«La famiglia e lo sport possono essere contesti nei quali bisogna imparare a riconoscere i campanelli d’allarme, prenderne atto e intervenire rapidamente», osserva Calligaris.

Questo non significa attribuire allo sport la causa dei disturbi alimentari.

Significa riconoscere che allenatori, insegnanti, genitori, pediatri e medici possono trovarsi in una posizione privilegiata per osservare modificazioni persistenti nel comportamento, nell’alimentazione, nell'umore, nelle prestazioni fisiche o nel rapporto con il proprio corpo.

Ed è proprio la capacità di non minimizzare quei segnali che può fare la differenza.

Luigi Mazzone: “Pediatri e medici di famiglia devono diventare moltiplicatori di informazione”

Perché una App di prevenzione abbia un impatto reale, però, deve uscire dallo smartphone ed entrare nella rete sanitaria.

È il punto sottolineato dal professor Luigi Mazzone, ordinario di Neuropsichiatria Infantile all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, coinvolto nella supervisione scientifica del progetto.

Alla domanda di SAE Salute sull’importanza di coinvolgere pediatri di libera scelta e medici di medicina generale, Mazzone risponde: «Direi che è fondamentale, perché questa App ha un senso solo se viene conosciuta e disseminata. Pediatri e medici di medicina generale devono diventare veri moltiplicatori di informazione. Nei loro studi devono sapere che esiste uno strumento da proporre alle famiglie, totalmente gratuito».

Una rete territoriale capace di riconoscere precocemente il problema è particolarmente importante perché la cronicizzazione può rendere il percorso terapeutico più complesso.

Mazzone richiama con forza questo aspetto: «Può essere uno strumento che serve anche a salvare vite, perché i disturbi alimentari, quando cronicizzano, possono avere conseguenze molto gravi».

Non solo conseguenze psicologiche: cosa può accadere al corpo

Uno degli errori più frequenti è considerare i disturbi alimentari esclusivamente come un problema psicologico o legato all'immagine corporea.

Non è così.

Quando un disturbo è importante e prolungato, soprattutto in presenza di restrizione nutrizionale, malnutrizione o alterazioni metaboliche, le conseguenze possono interessare numerosi organi e sistemi.

«Ci sono meccanismi neurobiologici e psicosociali, ma nel tempo possono comparire anche importanti modificazioni endocrine», spiega Mazzone. «Possiamo osservare alterazioni del cortisolo e una riduzione di alcuni ormoni, con una cascata che coinvolge anche gli ormoni sessuali. Tra le manifestazioni cliniche possono esserci amenorrea, riduzione della densità ossea e osteoporosi, oltre a conseguenze cardiovascolari. Ci sono quindi conseguenze psicologiche, ma anche fisiche. Invertire la rotta quando il disturbo è diventato cronico è tutt’altro che semplice».

Ecco perché la diagnosi precoce non è un dettaglio del percorso terapeutico: è parte integrante della cura.

Un questionario non può fare diagnosi

Un questionario non può fare diagnosi. Questa è forse la precisazione più importante dell’intero progetto.

L’App contiene un questionario elaborato con il contributo scientifico del gruppo di Neuropsichiatria Infantile di Tor Vergata, ma il risultato non equivale a una diagnosi.

Lo chiarisce direttamente Mazzone: «L’App è costruita in maniera organica ed è anonima. Dietro il questionario c’è il nostro gruppo che si occupa di disturbi della nutrizione e dell’alimentazione e che ha studiato quali strumenti proporre. Il questionario può fornire informazioni utili, ma non è diagnostico: la diagnosi si fa negli ambulatori e la fanno i clinici».

La funzione è quindi quella di un segnale preliminare. «È un segnale che si può cogliere. E, se viene colto, può essere utilizzato per chiedere aiuto», aggiunge Mazzone.

È una distinzione fondamentale anche nell’era della salute digitale: screening, autovalutazione e diagnosi non sono sinonimi.

Un test può aiutare a capire che qualcosa merita attenzione. Solo una valutazione clinica può stabilire se esista effettivamente un disturbo, quale sia e quale percorso terapeutico sia appropriato.

Dall’App ai centri di cura

Uno degli elementi più concreti della piattaforma è proprio quello che viene dopo il questionario. L'utente può accedere alle informazioni sui centri diagnostici e terapeutici presenti nelle diverse aree italiane, trasformando quindi una possibile consapevolezza in un'indicazione pratica su dove chiedere aiuto.

Il passaggio è importante perché una delle barriere alla presa in carico è spesso il disorientamento: a chi devo rivolgermi? È abbastanza grave? Devo parlarne con il pediatra? Con il medico? Con uno psicologo? Dove si trova un centro specializzato?

Ridurre questi passaggi può diminuire il tempo che separa la comparsa del problema dalla richiesta di assistenza.

Il prossimo obiettivo: entrare nelle scuole

La piattaforma nasce a Roma, ma il progetto punta a una diffusione nazionale.

«Ora l’obiettivo è una grande diffusione», spiega Calligaris. «Stiamo costruendo rapporti con altre università, oltre a Tor Vergata che è il nostro partner scientifico, e abbiamo preso contatto con strutture universitarie di tutta Italia per ampliare le collaborazioni».

Una delle direttrici considerate più importanti è la scuola.

«Abbiamo avviato contatti anche con realtà che lavorano attraverso il registro elettronico scolastico. Questo potrebbe permetterci di entrare nelle scuole e far conoscere lo strumento direttamente alle famiglie», prosegue Calligaris.

Il primo patrocinio istituzionale è arrivato dalla Regione Lazio, ma l’obiettivo dichiarato è allargare progressivamente il progetto. «Spero si aggiungano altri territori. Vogliamo sviluppare il progetto prima nel Lazio e poi nel resto d’Italia», conclude Calligaris.

Perché portare la prevenzione nelle scuole può fare la differenza

La scuola è uno dei luoghi nei quali bambini e adolescenti trascorrono più tempo ed è anche uno spazio nel quale possono diventare visibili cambiamenti che, isolatamente, sembrerebbero poco significativi.

Non si tratta di chiedere agli insegnanti di diagnosticare una malattia. Si tratta di costruire health literacy, cioè la capacità di ragazzi e adulti di riconoscere quando un comportamento merita attenzione e sapere come raggiungere professionisti competenti.

Infografica generata con AI, elaborazione originale su contenuti SAE Salute

È probabilmente qui che il digitale esprime la sua utilità maggiore: non sostituire la relazione di cura, ma rendere più breve la strada per raggiungerla.

Tre milioni di persone interessate: un problema che non riguarda soltanto le adolescenti

Secondo la stima del Ministero della Salute riportata nei materiali del progetto, in Italia sono circa 3 milioni le persone interessate dai disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, con un'età di insorgenza che negli ultimi anni si è progressivamente abbassata. E parlare di “ragazze” non basta più.

Anoressia nervosa, bulimia nervosa, binge eating disorder e gli altri disturbi della nutrizione e dell’alimentazione possono interessare donne e uomini, adolescenti e adulti, con manifestazioni anche molto diverse tra loro.

Per questo la prevenzione deve evitare stereotipi. Il problema non sempre ha un corpo facilmente riconoscibile. Non sempre comporta sottopeso e non sempre la persona dice di sentirsi male. Ed è anche per questo che strumenti capaci di aumentare consapevolezza e orientamento possono essere utili, purché rimangano inseriti in una rete clinica reale.

“Corretti stili di vita”: cosa offre la Web App

Infografica generata con AI, elaborazione originale SAE Salute su contenuti App “Corretti stili di Vita”

La tecnologia funziona quando porta una persona a chiedere aiuto

Una App non può visitare un ragazzo. Non può valutare il suo stato nutrizionale, interpretare un’amenorrea, controllare la frequenza cardiaca, misurare la densità ossea o comprendere da sola la complessità psicologica e familiare che può accompagnare un disturbo alimentare. Ma può fare qualcosa che viene prima della diagnosi. Può aiutare una persona a fermarsi e pensare: forse quello che sta accadendo merita attenzione.

Può aiutare un genitore a riconoscere che non si tratta soltanto di un capriccio, può dare a un pediatra uno strumento in più da segnalare, può indicare dove chiedere aiuto.

Ed è forse questa la frase che sintetizza meglio il senso di “Corretti stili di vita”, nelle parole di Novella Calligaris: «Questi disturbi possono essere superati nel momento in cui si chiede aiuto».

Il digitale, in questo caso, non vuole sostituire il medico. Vuole contribuire a fare in modo che quel medico venga raggiunto prima.

Fonte editoriale

Conferenza stampa di presentazione di Corretti stili di vita al CONI, Roma, 8 ottobre 2026. Materiali e scheda editoriale del progetto SAE Salute