
Addio a Harold Paul Freeman, l'oncologo che ha abbattuto le barriere per curare il cancro
Chirurgo statunitense, aveva 93 anni ed è considerato il padre della "patient navigation"

Il chirurgo oncologo statunitense Harold Paul Freeman, pioniere della “patient navigation” (foto Georgetown University Medical Center)
Harold Paul Freeman, chirurgo oncologo statunitense e figura di riferimento mondiale nella lotta alle disuguaglianze sanitarie, è morto ad Atlanta, in Georgia, all'età di 93 anni. Freeman è considerato il pioniere della “patient navigation”, un modello di assistenza oggi diffuso in oncologia per accompagnare i pazienti nel percorso di diagnosi e cura, soprattutto quando condizioni sociali ed economiche rischiano di ostacolare l'accesso alle terapie. La notizia della scomparsa, avvenuta l'11 agosto, è stata pubblicata oggi, 16 settembre 2026, dal New York Times.
Dopo la formazione alla Howard University Medical School, alla Howard University Hospital e al Memorial Sloan Kettering Cancer Center, Freeman iniziò la sua attività come chirurgo oncologo nel 1967 all'Harlem Hospital Center di New York, dove rimase fino al 2000. Proseguì quindi il suo percorso professionale alla Columbia University e al North General Hospital. Nel corso della sua carriera Freeman fece della lotta alle disparità razziali ed economiche nell'assistenza sanitaria una delle sue principali battaglie. Attraverso l'attività clinica, la ricerca, le pubblicazioni e l'impegno istituzionale, intervenne più volte a favore dei pazienti che, a causa della razza o della condizione socioeconomica, presentavano maggiori difficoltà nell'accesso alle cure e peggiori esiti oncologici.
La sua esperienza alla Harlem Hospital fu determinante per lo sviluppo della “patient navigation”. Parlando con i pazienti di una clinica gratuita da lui istituita, Freeman individuò una serie di ostacoli sociali e organizzativi che impedivano a molte donne di sottoporsi agli screening per il tumore al seno, di completare gli accertamenti e di iniziare tempestivamente le cure. Nel 1990 sviluppò quindi un programma nel quale infermieri appositamente formati aiutavano i pazienti a orientarsi all'interno di un sistema sanitario complesso, superando gli ostacoli che potevano ritardare diagnosi e trattamento. Secondo i dati associati al programma, dopo la sua introduzione la sopravvivenza a cinque anni tra i pazienti coinvolti aumentò dal 39% al 70%. Quello che nacque come un intervento rivolto principalmente alle persone più vulnerabili si è successivamente trasformato in una vera disciplina di coordinamento dell'assistenza, incentrata non solo sulla malattia ma sull'intera persona, sulla sua comunità e sul contesto sociale nel quale vive.
Freeman ricoprì numerosi incarichi di leadership e volontariato nel campo dell'equità sanitaria. Fece parte anche della Health Disparities Task Force dell'American Society of Clinical Oncology (Asco), presiedette il Cancer in Minorities Committee dell'American Cancer Society e successivamente guidò la stessa organizzazione come presidente. Fu inoltre presidente del President's Cancer Panel, incarico al quale venne nominato da due presidenti degli Stati Uniti, associate director del National Cancer Institute e direttore fondatore del Center to Reduce Cancer Health Disparities. Nel 2003 Freeman fondò insieme all'amico e collaboratore Ralph Lauren, stilista e imprenditore statunitense, il Ralph Lauren Center for Cancer Care and Prevention ad Harlem, struttura dedicata alla prevenzione e alla cura dei tumori nelle comunità maggiormente colpite dalle disuguaglianze sanitarie. Freeman ne ricoprì la presidenza. Sempre nel 2003 l'Asco gli conferì lo Special Recognition Award, riconoscimento assegnato per il suo impegno nella promozione dell'equità sanitaria e per il lavoro volto a migliorare gli esiti delle cure oncologiche tra le popolazioni penalizzate dalle disparità nell'assistenza.


